La formazione nella Letteratura
Salma Nadif 5BLL
Chi non legge al giorno d’oggi? Leggiamo spesso, per esempio quando usiamo il telefono: chi scrive ci trasmette informazioni e noi le interpretiamo secondo la nostra immaginazione. A differenza dei media audiovisivi, nei quali tutto è già prodotto e il nostro cervello non deve sforzarsi per creare immagini, un’opera letteraria è sempre originale e feconda, perché ci permette di mettere alla prova l’immaginazione. Leggendo ci si arricchisce interiormente e si ha la possibilità di confrontarsi con gli altri: questo è ciò che afferma il testo Lettera del Santo Padre Francesco sul ruolo della letteratura nella formazione. La lettura fa parte di noi: già da piccoli impariamo a leggere e a scrivere e crescendo perfezioniamo queste abilità, usandole per tramandare le nostre conoscenze agli altri, proprio come facevano i nostri antenati. I tempi cambiano, ma la scrittura no: anche se si evolve, rimane uno strumento fondamentale per chi studia, perché permette di arricchirsi, crescere e imparare cose nuove. Leggere significa non solo comprendere il mondo, ma anche conoscere meglio se stessi e ciò che ci circonda. Serve a formarsi e a sviluppare nuovi pensieri. Ci sono persone che non amano leggere e lo fanno solo quando sono costrette; tuttavia, è proprio in quei momenti che imparano qualcosa, così come accade quando si è obbligati a imparare un mestiere per sopravvivere o per ottenere un risultato. Infatti, anche gli studi scientifici confermano che leggere almeno sei minuti al giorno riduce lo stress e stimola l’attività cerebrale. Ogni invenzione nasce da una formazione personale: chi ha creato gli audiovisivi voleva mostrare, attraverso i propri occhi, ciò che l’elaborazione di un pensiero è capace di generare. Il suo intento era aiutare e far evolvere il mondo grazie alle sue creazioni. Ogni invenzione, infatti, è il risultato di un percorso di crescita e di conoscenza; anche la letteratura è una straordinaria invenzione della mente umana, che le nuove generazioni continuano ad approfondire e rinnovare. Il pensiero umano si adatta alle informazioni e dà vita a nuove idee e fantasie in base alle esigenze del presente: basti pensare ai cellulari pieghevoli, alle piastre senza fili o alle app che permettono di lavorare da remoto. Continuiamo a creare oggetti e soluzioni fino alla fine della nostra vita, perché creare significa scavare nella mente umana, proprio come accade quando si legge un libro in modo profondo. Si inizia ad abituarsi alla lettura quando si prende in mano un libro e si legge a voce alta, magari dalla mattina alla sera, solo per arrivare a conoscere il finale. La mente è attratta dalla curiosità, proprio come quando si fa il tifo per qualcuno: un po’ come accade quando ti chiedono se sei “team Conrad” o “team Jeremiah” nella serie L’Estate nei tuoi occhi. Letteratura significa comprendere gli altri attraverso un testo e immedesimarsi in esso. Non si tratta semplicemente di un brano o di una poesia: al suo interno c’è l’immaginabile. Contiene sentimenti che si possono provare ancora oggi, scene, descrizioni racchiuse in poche parole stampate su un foglio. E, proprio grazie alla loro profondità, a volte queste parole riescono a descrivere i nostri sentimenti meglio di quanto sapremmo fare noi stessi. Esistono migliaia di testi di grande valore, anche se non sono stati scritti da poeti o personaggi famosi, perché ogni parola possiede un valore immenso, sia che venga scritta, sia che venga detta. Oggi tutto è lettura: dall’essere umano fino alle piante, il mondo intero può essere interpretato e “letto” come un testo.
Il Purgatorio
Giulia Staglianò 4ALS
Dopo il viaggio nell'Inferno, Dante Alighieri conduce il lettore in una nuova dimensione della Divina Commedia: il Purgatorio, regno della speranza e del cambiamento. Qui non ci sono dannati senza possibilità di salvezza, ma anime che, attraverso la sofferenza e la penitenza, si preparano a raggiungere il Paradiso. Il Purgatorio si presenta come una montagna altissima, situata nell'emisfero australe, formatasi - secondo la fantasia dantesca - quando Lucifero cadde dal cielo. Alla sua base si trova l'Antipurgatorio, dove sostano le anime che si pentirono solo all'ultimo momento o che furono scomunicate. A guardia dell'ingresso vero e proprio del Purgatorio c'è Catone, simbolo di libertà morale: una scelta significativa, perché sottolinea come il cammino verso la salvezza richieda responsabilità e volontà personale. Nell'introduzione del Purgatorio il tono dell'opera cambia profondamente rispetto all'Inferno. Dante stesso lo sottolinea con una celebre metafora: dopo il "mare crudele" dell'Inferno, ora la sua "navicella dell'ingegno" naviga in acque più serene. Anche lo stile diventa più luminoso, aperto alla fiducia e alla possibilità di redenzione. Un elemento centrale è il ruolo del tempo: a differenza dell'Inferno e del Paradiso, il Purgatorio è un luogo in cui il tempo scorre e permette alle anime di purificarsi gradualmente. Questo rende il Purgatorio il regno più vicino all'esperienza umana, perché rappresenta l'idea che nessuno è condannato per sempre se è disposto a cambiare. Dante ci insegna che l'uomo può sbagliare, ma ha sempre la possibilità di migliorarsi. È dunque un invito alla speranza, alla crescita morale e alla fiducia nella giustizia divina.
Nel Purgatorio Dante incontra molti personaggi importanti, sia storici sia letterari.
Tra i più significativi ricordiamo:
•Catone l'Uticense
Custode del Purgatorio, incontrato all'inizio della cantica. Non è un'anima penitente, ma una figura simbolica: rappresenta la libertà morale e la scelta consapevole del bene. La sua presenza indica che il cammino verso la salvezza deve essere libero e volontario.
•Manfredi di Svevia
Re svevo scomunicato dalla Chiesa. Incontra Dante nell'Antipurgatorio e racconta di essersi pentito in punto di morte. La sua storia sottolinea la misericordia divina, che supera le condanne umane.
•Guido Guinizzelli
Poeta del Dolce Stil Novo. È considerato da Dante un maestro poetico e rappresenta la grande tradizione lirica italiana. Dante non condanna Guinizzelli come persona, ma mostra che anche un grande poeta e maestro del Dolce Stil Novo non è stato perfetto nella vita. La sua presenza nel Purgatorio ha quindi un significato importante: Guinizzelli è considerato da Dante il padre dello Stil Novo, una poesia che esalta l'amore. Proprio perché ha cantato l'amore umano con grande intensità, deve ora purificarlo, trasformandolo da passione terrena in amore spirituale.
•Beatrice
Appare alla fine del Purgatorio, nel Paradiso Terrestre. È una figura fondamentale: rappresenta la grazia divina e guiderà Dante nel Paradiso, sostituendo Virgilio.
Francesca da Rimini e Pia de’ Tolomei
Giulia Staglianò 4ALS
Nella Divina Commedia Dante incontra molte figure femminili, ma poche restano impresse come Francesca da Rimini e Pia de’ Tolomei. Entrambe compaiono nel canto V, rispettivamente dell’Inferno e del Purgatorio, e raccontano storie di amore e morte. Tuttavia, il loro modo di parlare, il loro atteggiamento e il loro destino ultraterreno sono profondamente diversi, rivelando due concezioni opposte dell’amore e della colpa. Francesca si trova nel secondo cerchio dell’Inferno, tra i lussuriosi, travolta per l’eternità dalla bufera infernale. Racconta a Dante il suo amore per Paolo con parole dolci e musicali, piene di richiami alla letteratura cortese. La sua è una passione irresistibile, nata leggendo la storia di Lancillotto e Ginevra. La giovane parla a lungo, ma non si assume mai la piena responsabilità della colpa: attribuisce l’amore a una forza esterna, inevitabile, quasi una legge naturale. Il suo linguaggio affascina Dante e il lettore, tanto che il poeta sviene per la compassione. Tuttavia, dietro la bellezza delle parole si nasconde l’inganno: l’amore di Francesca è stato un peccato, perché ha prevalso sulla ragione e sulla morale. Molto diversa è invece la figura di Pia de’ Tolomei, incontrata nel Purgatorio, tra le anime morte di morte violenta ma pentite. Pia parla pochissimo, con un linguaggio semplice e composto. In pochi versi racconta la sua storia, accennando al marito che l’ha uccisa, senza accuse né rancore. A differenza di Francesca, Pia accetta la propria condizione e chiede soltanto a Dante di essere ricordata sulla terra. Il suo tono è umile, pacato e trasmette un profondo senso di serenità e di speranza. La donna non cerca di giustificarsi né di commuovere: la sua grandezza sta proprio nella discrezione e nella consapevolezza del proprio destino. Il confronto tra le due figure femminili mette in luce due modi opposti di vivere l’amore e il dolore. Francesca rappresenta l’amore-passione, che travolge e conduce alla dannazione; Pia, invece, incarna un amore silenzioso e sofferente, che attraverso l’umiltà e il pentimento porta alla salvezza.
Sudan, la guerra del silenzio
Aurora Santoro 3ALS
C’è sempre stato un fascino dietro il silenzio. Un sorriso dietro una lacrima di dolore. Una salita dopo la caduta. Almeno per noi, cittadini di questo Mondo. Un mondo dove lo stupro è un reato, i bambini sono sacri e la vita è un diritto. Ma per chi vive nell’altro Universo? Quello fatto di sangue innocente, corpi senza vita, uomini privi di libertà, donne come bottino di guerra e bambini che tanto bambini non lo sono più, perché cresciuti troppo in fretta da una Madre Terra ingiusta. Situazioni come questa sono già note nelle terre della Palestina, dell’Ucraina, del Congo, dell’Iran. In quanti abbiamo protestato per la liberazione della Palestina? O per l’annientamento del regime totalitario iraniano? O ancora per la guerra in Ucraina, che come un vento d’inverno bussa alle nostre porte? Io credo che la risposta sia ovvia: tutti. E chi ha mai manifestato attivamente per la situazione in Sudan? Nessuno. I loro orrori sono nascosti dalla nostra indifferenza, da un’ignoranza ingorda che, come una bestia, fiuta i nostri vuoti e si nutre delle nostre mancanze. Abbiamo scelto di sensibilizzare solo sulle questioni del momento, perché preferiamo vivere in un’illusione di finto interessamento, dimenticandoci dell’esistenza di altre guerre, altri conflitti, altre morti, altre vita. Ma è giunto il momento di fare la differenza e di scoprire cosa sta succedendo in Sudan, perché questa guerra non è un trofeo da sfoggiare, ma una sconfitta da fronteggiare. Dopo diciotto mesi di assedio, le RSF hanno conquistato El-Fasher, in Sudan, causando migliaia di morti, carestia e sofferenze estreme per i civili. Immagini satellitari e testimonianze rivelano massacri, fosse comuni, violenze sistematiche, esecuzioni di massa e il blocco degli aiuti umanitari, con donne, bambini e malati tra le principali vittime. Decine di migliaia di persone restano intrappolate senza protezione né diritti. L’unica risposta possibile è mantenere alta l’attenzione e dire davvero “basta”.
Poesia e Pace: due gocce d’acqua
E se le parole non sono abbastanza, a venirci incontro è la poesia, un ramoscello di pace per un popolo in guerra, una melodia per i sordi, un grido per il silenzio. Si parte da qui, si parte da noi, si parte dalla Vita.
Se questa è vita...
Tra Sabbia e Dolore,
si consumano le mie lacrime di terrore.
Uomini senza morale e senza pudore,
uccidono la mia terra e tutto il suo amore.
Violenza, Fame, Urla, Morte:
sono queste le filastrocche
che i bimbi intonano ogni notte.
E se Dio vorrai pregare,
prima dai pargoli dovrai passare.
Il mio corpo, come una goccia,
riempie l’oceano dell’orrore,
Ed il mio sangue, anche se diverso,
porta il tuo stesso colore.
Solo gli angeli possono volare,
perché i nostri sogni sono destinati a bruciare.
Le vostre mani, sporche di indifferenza,
riempiono l’orgoglio della nostra sofferenza,
e le nostre voci sono stanche di gridare
ad un popolo che non vuole ascoltare.
Se la vostra libertà vorrete tutelare,
la nostra vita non dovrete gettare.
Basta parlare, basta scrivere, basta immaginare:
è tempo di agire, se il mondo vorrete cambiare.
Non basta piangere per sanare le ferite. Non basta ascoltare per tutelare. Non basta pensare per cambiare il mondo. Bisogna agire e farlo subito, perché se oggi è troppo presto, domani sarà troppo tardi.
TUTTI GLI OCCHI SUL SUDAN
Ucraina: il Natale della guerra
Aurora Santoro 3ALS
Per molti, il Natale rimane il giorno più magico dell’anno, capace di riportarci all’infanzia, tra luci dell’albero, dolci e attese di Babbo Natale. È un momento di calore familiare, di risate e tavole imbandite. Tuttavia, per altri questa magia è diminuita: alberi diventati estranei, tavole sempre più vuote e ricordi sbiaditi dei Natali passati.
E poi c’è chi, lontano dal nostro comfort, vive un Natale completamente diverso: quello dei bambini ucraini colpiti dalla guerra. Qui le luci dell’albero sono sostituite da macerie, bombe e paura, e l’attesa di Babbo Natale lascia spazio alla sopravvivenza quotidiana. Dal 2023, il Natale in Ucraina si celebra ufficialmente il 25 dicembre, ma la guerra ha trasformato ogni festività in una lotta per la vita.
Organizzazioni come Hope for Ukraine cercano di portare un po’ di speranza: distribuendo pasti, doni, rifugi temporanei e persino kit solari per garantire elettricità. Gesti concreti che illuminano l’oscurità della guerra e restituiscono, anche solo per poco, un senso di normalità ai bambini e alle famiglie sfollate.
Questo Natale ci ricorda che la vera ricchezza non risiede nei doni o nelle decorazioni, ma nel coraggio, nella solidarietà e nell’azione concreta per chi ha perso tutto. Mentre noi festeggiamo nelle nostre case, possiamo dedicare un pensiero e un gesto verso chi lotta ogni giorno, trasformando la nostra empatia in azione e riflettendo su quanto siamo fortunati, ma anche responsabili del mondo che ci circonda.
Il Natale della perduta gente
Con un po' di neve e qualche magia,
ecco arrivato il Natale della follia.
La sua luce è fioca, i suoi canti scontati:
persino i colori sembrano cambiati.
Sotto un cielo d’argento vestito,
vedo marciare un esercito spedito.
Presto, bambini, correte!
É tempo di nascondersi nella finta quiete.
Spegnete i lumini ed abbassate la voce:
sta passando il Freddo Atroce.
Se gli astri vedrete brillare,
non sarà la cometa ad arrivare,
ma un bagliore dal quale scappare.
Tra le macerie ed il dolore,
il cuore brama un raggio di calore.
La letterina è stata scritta,
con l’inchiostro di un’attesa sconfitta.
Nessun regalo da scartare:
solo fucili da impugnare.
Anche quest’anno il Babbo è arrivato,
ma sulle vostre case non si è fermato.
La sua slitta è volata via,
lasciando una scia di sana nostalgia.
Tavolate, famiglia e risate:
sono questi i sogni in cui ogni notte vi rifugiate.
Come una rosa nel gelido inverno,
resistite a questo ingiusto Inferno.
E mentre noi saremo a festeggiare,
le vostre anime sentiremo gridare.
Siamo gli orfani dell’umanità,
cresciuti dal mondo della mediocrità.
A voi non serve una preghiera da pronunciare,
ma un tetto sotto cui mangiare.
Come la stella che mira ad Oriente,
aiuteremo la vostra gente
E con un pizzico di umiltà,
per voi di nuovo Natale sarà.
Minneapolis: una città unita contro l’occupazione
Aurora Santoro 3ALS
Minneapolis, Venezuela, 7 gennaio 2026. Dopo la caduta del regime di Maduro, sembrava che il Venezuela avesse finalmente ritrovato la libertà, ma la realtà era ben diversa. L’amministrazione Trump, sotto il pretesto di combattere l’immigrazione illegale, ha affidato il controllo del paese all’ICE, un’agenzia nota per violenze e abusi. Gli omicidi di cittadini come Renée Nicole Good e Alex Jeffrey Pretti, insieme alla deportazione di bambini come Liam Ramos, hanno scatenato proteste e rivolte, dimostrando che la libertà conquistata può diventare subito oppressione. Ciò che colpisce non è solo l’ingiustizia in sé, ma l’indifferenza con cui la osserviamo. La nostra umanità sembra persa: mentre i figli dei potenti vivono sicuri, altri bambini devono affrontare mostri reali. La vita non è un privilegio, ma un diritto universale. Eppure, troppe volte accettiamo il silenzio, l’ipocrisia e la disumanità come normalità. È tempo di agire, di difendere la libertà e la giustizia per tutti, senza aspettare domani: il momento di cambiare è ADESSO.
L’alba di un nuovo Sole:
Sotto un gelido cielo di gennaio,
sembra aggirarsi una strana “febbre”:
le strade sono deserte, i parchi giochi spenti
nemmeno i lampioni sorridono,
ma lumeggiano lenti.
Forse si diffonde con gli abbracci,
perché non vedo più innamorati baciarsi.
La natura trattiene un respiro
e si arrende al suo destino.
Nessuno passeggia, nessuno va a scuola:
persino i maestri hanno mal di gola.
Però, che strano, è un’influenza sospetta:
perché nessuna farmacia è aperta?
Dove un tempo pullulava il folclore,
ora aleggia un velo di terrore.
Una melodia macabra fa da spartito,
intonando un lamento mai udito.
Giù per le vie, c’è un silenzio traditore:
bastano tre fischi, affinché si scateni l’orrore.
Vedo correre degli strani agenti, con occhi glaciali e dirompenti:
non sono venezuelani, ma tenenti
che con i loro fucili, agiscono indifferenti.
Si fanno chiamare ICE per la loro crudeltà,
che non risparmia innocenti di tutte le età.
Nemmeno i piccini sono esentati:
basta un sorriso, affinché questi vengano arrestati.
Come una rondine in picchiata,
ecco arrivata una nuova gelata:
non è fredda, ma dirompente.
Rimane solo il ronzio di un proiettile sfuggente.
Sotto una notte senza stelle, ecco palesarsi la guerra,
che in silenzio la morte sotterra.
Si rincorre con la pace, come il sole e la luna,
illudendosi di poter raggiungere la stessa fortuna.
L’alba è vicina, i sogni distanti:
aprite gli occhi, amanti erranti,
o i raggi del sole vi incrimineranno fiammeggianti.
Un ultimo sussurro, prima d’andar via,
ruba la scena alla stella Venere:
non è una fine che sa di malinconia,
ma un inizio che risorge dalla sua cenere.
Non sarà la fine di un’oppressione
a ridare battito ad una nazione:
fate cadere come rugiada le catene che vi stringono,
e con temperanza abbattete le barriere che ci respingono.
Non siate disposti a lottare, ma a dialogare:
l’ingiustizia non vincerà,
se la ragione prevarrà.
Non c’è tempo per pensare, bisogna solo agire:
gridate il Suo nome e fatevi sentire.
Non è libertà quella che lui vi concederà,
ma una lenta agonia che la speranza atrofizzerà.
Siate disposti a rischiare, come la pace e la guerra.
E se l’alba non verrà e la febbre non passerà,
sorgerà un nuovo sole ad illuminare la terra
ed una nuova luna che la libertà custodirà.
Il Canto VI del Purgatorio
Giulia Stagliano’ 4ALS
Il Canto VI del Purgatorio della Divina Commedia è uno dei momenti più intensi e politici dell’opera di Dante Alighieri. In questo canto, il poeta non si limita a raccontare il viaggio nell’aldilà, ma esprime con forza il suo dolore per la situazione politica dell’Italia del suo tempo, divisa e piena di conflitti. All’inizio del canto, Dante e Virgilio incontrano molte anime morte violentemente, che chiedono al poeta di ricordarle sulla Terra e di pregare per loro. Nel Purgatorio, infatti, le preghiere dei vivi possono aiutare le anime a purificarsi più velocemente dai loro peccati. Tra queste anime ci sono quella di Jacopo del Cassero, ucciso per motivi politici, e Buonconte da Montefeltro, morto durante la battaglia di Campaldino. Attraverso i loro racconti, Dante mostra come la violenza e le lotte politiche abbiano segnato profondamente la vita del suo tempo. Successivamente, Dante incontra Sordello da Goito, un poeta mantovano. Quando Sordello scopre che Virgilio è anch’egli di Mantova, lo abbraccia con grande rispetto e affetto. Questo gesto colpisce profondamente Dante: due uomini della stessa città si riconoscono e si salutano con fraternità, anche se non si erano mai incontrati prima. Proprio questo episodio spinge Dante a riflettere sulla situazione dell’Italia. Il poeta si chiede come sia possibile che due cittadini della stessa patria si dimostrino tanto affetto, mentre nel mondo dei vivi l’Italia è dilaniata da lotte tra città, fazioni e famiglie. Da qui nasce una delle invettive più famose della Divina Commedia. Dante descrive l’Italia come una “nave senza nocchiere in gran tempesta”, cioè un Paese senza guida, travolto dai conflitti politici. Il poeta critica duramente i governanti del suo tempo e accusa l’imperatore di non occuparsi dell’Italia, lasciandola nel caos. Le città combattono tra loro e la giustizia sembra scomparsa. In particolare, Dante denuncia anche la situazione di Firenze, la sua città natale, dove i cambiamenti politici e le lotte tra fazioni hanno portato all’instabilità e persino al suo esilio. Il Canto VI del Purgatorio è quindi molto importante perché unisce il racconto del viaggio spirituale con una forte riflessione politica. Dante non parla solo del destino delle anime, ma anche dei problemi reali della società in cui vive. Il suo amore per l’Italia emerge con forza: la critica severa nasce proprio dal desiderio di vedere il suo Paese più giusto, unito e guidato da buone leggi.