La moda come denuncia: Samuel Cirnansck
Stefania Gualtieri 5BLL
La collezione Spring/Summer 2012 dello stilista brasiliano Samuel Cirnansck, presentata alla São Paulo Fashion Week, può essere considerata un esempio emblematico di come una passerella possa trasformarsi in un mezzo espressivo che va oltre la semplice presentazione di abiti. In questa sfilata, le modelle appaiono con le mani legate e la bocca imbavagliata, mentre indossano capi costruiti con organza, satin, taffetà e inserti in pelle sintetica o lattice. Un’estetica volutamente cruda, che richiama il concetto di restrizione, e che Cirnansck - conosciuto per il suo stile teatrale, quasi cinematografico - utilizza per evocare simbolicamente la privazione di libertà e l’imposizione del silenzio. Il risultato è una performance che colpisce e fa riflettere lo spettatore grazie alla sua ricchezza visiva. Questo dimostra come la moda possa essere anche un linguaggio e una denuncia sociale, e non limitarsi alla superficialità dei bei vestiti. Tramite scelte stilistiche forti - nonostante non vi siano conferme da parte dello stilista sul loro obiettivo - Cirnansck stimola una riflessione sulla condizione femminile e, più in generale, sui meccanismi di controllo che la società esercita sui corpi delle donne. È una collezione di abiti da matrimonio, ma il bavaglio che impedisce alle modelle di parlare e le mani legate fanno intendere che il vero tema sia quello dei matrimoni forzati. Ogni anno, circa 12 milioni di ragazze sono costrette a sposarsi senza consenso, essendo ancora minorenni. Negli ultimi decenni la percentuale globale è diminuita: al tempo della sfilata di Cirnansck circa 1 donna su 4 era stata sposata da bambina, mentre oggi la proporzione è scesa intorno a 1 su 5; nonostante alcuni progressi, il problema persiste ancora. Il linguaggio simbolico dello stilista nasce per disturbare, per rompere la “normalità” della passerella e per far emergere una critica: l’idea che molte oppressioni come questa siano invisibili e quasi accettate dalla società, che non ne parla quanto dovrebbe. Ma allo stesso tempo, gli abiti mantengono una grande cura artigianale, con drappeggi morbidi, silhouette ben studiate ed elaborate. Questo contrasto tra eleganza e costrizione rende la sfilata ancora più d'impatto: la bellezza diventa un velo che, invece di camuffare, smaschera il tema della fragilità e della libertà negata. La collezione Spring/Summer 2012 diventa, dunque, un invito per chi osserva — soprattutto per i giovani — a sviluppare uno sguardo più consapevole, a capire che ciò che vediamo ogni giorno porta con sé messaggi impliciti, e dimostra che la creatività possa essere utilizzata per denunciare, rappresentare e cambiare il mondo.
Uso dei vestiti
Salma Nadif 5BLL
Molti sono appassionati di moda da tempo: le sfilate diffondono le nuove collezioni e talvolta si tengono durante eventi importanti. È una tendenza che va avanti da anni ormai. Infatti, in molti film, fotografie e rappresentazioni teatrali antiche, il modo di vestire era completamente diverso da quello attuale. Tuttavia, il mondo della moda continua a evolversi con nuove proposte, che vengono adattate alla società. L’essere umano ha passioni e doveri che deve conciliare e spesso è proprio lui a doversi adattare alla moda. Negli ultimi tempi, il rispetto delle regole di abbigliamento sembra essere diminuito. Ognuno esprime la propria libertà personale, ma è importante farlo nel rispetto del contesto, mantenendo un certo decoro. Anche Dacia Maraini, nel suo articolo “Gli abiti decorosi da avere a scuola”, sottolinea l’importanza di scegliere un abbigliamento adeguato quando si frequenta la scuola, la chiesa, la palestra o altri luoghi formali. Non è appropriato presentarsi in un contesto serio con abiti da ballo: è invece consigliabile indossare vestiti formali, considerando sia le esigenze dell’ambiente sia la comodità personale. Quando l’autrice scrive: “Credere che sia libertà l’adeguarsi a una moda sciatta, cinica che mette sul mercato il corpo femminile come oggetto di predazione è un equivoco purtroppo poco compreso”, intende evidenziare come l’uomo si adegui alla moda e ne faccia un uso improprio. Spesso, infatti, i vestiti messi sul mercato sfruttano il corpo femminile come strumento pubblicitario per aumentare le vendite. Maraini sottolinea quanto siamo vicini al pericolo, perché senza le istituzioni, che sono la base della democrazia, e quindi sostanzialmente senza regole, si rischia di scivolare nel caos. Esistono regole scritte, legate all’ambiente, e altre non scritte, valide universalmente, che fungono da guida per il nostro comportamento. Non tutti condividono la stessa opinione nella società, così come non tutti seguono le regole burocratiche per scelta personale. Per quanto riguarda la scuola, ritengo che sia opportuno un abbigliamento classico e adeguato all’ambiente pubblico, in modo da mantenere un contegno corretto e apparire presentabili. La società di oggi tende a dare importanza alle idee e all’espressione di sé, ma decenza e rispetto verso gli altri restano valori fondamentali. Per questo esistono le istituzioni pubbliche, come la scuola, che ci insegna i valori multiculturali, il confronto pluralistico, aiutandoci a sviluppare idee critiche e a usare i nostri strumenti di pensiero. Oltre a insegnare le diverse culture, la scuola ha il compito di aiutare gli studenti e le studentesse ad acquisire una consapevolezza della moda. A tal fine, si potrebbero coinvolgere professionisti del settore per spiegare come scegliere e indossare un abbigliamento decoroso in modo appropriato. La società cambia e con essa cambia anche il pensiero. Un esempio semplice e significativo riguarda le usanze degli anni ’70 e ’80, quando le donne indossavano vestiti lunghi e i capelli erano spesso raccolti; oggi, invece, ognuno può scegliere liberamente come vestirsi secondo il proprio gusto. Sono dell’opinione che sia giusto esprimere i propri sentimenti attraverso i nuovi stili, pur restando importante attenersi alle regole vigenti. La moda continua a evolversi, ma siamo noi a portarla avanti. Essere educati alla moda è un vero e proprio dovere.