La dea Artemide
Lucrezia Corrado 4ALS
Ti sei mai chiesto chi sia la vera padrona delle foreste inesplorate? Chi veglia sulla luna nel suo ciclo eterno e tiene al sicuro ogni creatura? Stiamo per conoscere il mito di una dea che ha il profumo dell'alloro e la rapidità del vento: ci stiamo rivolgendo ad Artemide, la cacciatrice divina, sorella gemella di Apollo, la cui freccia non manca mai il bersaglio. Questo non è solo un articolo su una divinità greca; è un'esplorazione di un mito che parla di potere femminile e indipendenza totale che risuonava fortissimo nell'antica Grecia e che continua a essere un simbolo potente ancora oggi. La storia di Artemide inizia con la vendetta di Era, la gelosissima moglie di Zeus. Saputo dell'adulterio del marito, Era maledisse Leto, vietandole di partorire su qualsiasi terraferma illuminata dal sole. Dopo un lungo e doloroso peregrinare, Leto trovò rifugio sull'isola di Delo, un'isola all'epoca non ancorata e, quindi, non coperta dal divieto. Artemide fu la prima dei due gemelli a nascere, subito dopo la sua nascita, la neonata Artemide aiutò prodigiosamente la madre nel lungo e difficile parto del fratello gemello, Apollo, il dio del sole, della musica e della luce. Questo evento non solo la legò indissolubilmente al fratello, ma stabilì anche il suo ruolo di protettrice del parto e delle nascite. Consapevole della sofferenza della madre, la giovane Artemide andò dal padre Zeus e gli chiese dei doni che definirono per sempre la sua esistenza. Chiese l’eterna verginità per non essere mai sottomessa al volere di un uomo, scegliendo la libertà assoluta; un arco d'argento (metallo associato alla luce lunare) e frecce forgiati dai Ciclopi; un corteo di Ninfe a lei fedeli, tutte votate alla castità; il dominio sulle montagne e sulle foreste e una tunica corta che le permettesse di correre veloce durante la caccia (tradizionalmente svolta durante la notte). Artemide divenne signora degli animali e dea della Luna, complementare al Dio del Sole, cioè il suo gemello Apollo. La dea era notoriamente vendicativa nei confronti di chi osava violare i suoi valori fondamentali, la sua castità e la sua libertà, o mancare di rispetto al regno animale che proteggeva. L'episodio più famoso è quello del cacciatore Atteone. Secondo la prima versione, che è quella più diffusa e conosciuta, in un giorno particolarmente caldo la dea Artemide decise di rinfrescarsi insieme alle sue Ninfe in un lago all’ombra della selva Gargafia. Atteone era nel bel mezzo di una battuta di caccia. Stava inseguendo un cinghiale con i suoi seguaci, quando si ritrovò davanti a un laghetto. Lì vide la dea Artemide e le sue ancelle nude che stavano facendo il bagno. Quando Artemide si accorse dello sguardo di Atteone, adirata e rossa per la vergogna per essere stata esposta al giudizio di un mortale e non avendo a portata di mano arco e freccia, decise di buttargli addosso dell’acqua trasformandolo in un giovane cervo. All’inizio, Atteone, non si rese neanche conto di cosa gli fosse successo, ma, quando giunse a una pozza d’acqua, si specchiò e apprese dell’incantesimo. Nel frattempo, i suoi 50 cani lo raggiunsero e non avendo riconosciuto il loro padrone, si avventarono su di lui, sbranandolo. Un altro noto episodio è quello riguardante Artemide e Ifigenia e narra che durante la Guerra di Troia, il capo dell'esercito greco, Agamennone, uccise un cervo sacro ad Artemide e si vantò di essere un cacciatore migliore della dea. Per punirlo, Artemide immobilizzò i venti ad Aulide, impedendo alla flotta di salpare. L'unico modo per placarla era sacrificare la figlia di Agamennone, Ifigenia. Al momento del sacrificio, però, Artemide si impietosì e sostituì la fanciulla con una cerva, portando Ifigenia in Tauride (Crimea) per farla diventare sua sacerdotessa. Artemide non è una dea rinchiusa nei templi; è una forza inarrestabile, la personificazione della libertà irrefrenabile, e ci ricorda che a volte bisogna essere selvaggi e indomiti per essere totalmente liberi.
Ade e Persefone
Giuseppe Sestito 4ALS
Il mito di Ade e Persefone, contenuto nell'Inno omerico a Demetra, appartiene ai miti eziologici, nati per spiegare fenomeni naturali e culturali. Persefone è figlia del padre degli dei, Zeus, e della dea dell'agricoltura Demetra, e viene spesso chiamata Kore, termine che significa fanciulla o vergine, per sottolineare la sua giovinezza prima della discesa negli Inferi. Un giorno, mentre Persefone accompagnata dalle ancelle stava raccogliendo dei fiori, si aprì una voragine nel suolo dalla quale emerse Ade, il dio degli Inferi, alla giuda di un carro trainato dai suoi cavalli. Il dio dell'oltretomba, già invaghito della bellezza della fanciulla, la rapì portandola con sé nel suo regno. Demetra, venuta a sapere dell'accaduto, si presentò dal fratello Zeus per chiedere una punizione esemplare per Ade. Poichè Zeus ignorò le richieste della sorella, Demetra andò via dall'Olimpo e si rifugiò sulla terra, dove, distrutta dal dolore per la perdita della figlia, scatenò una tremenda carestia. Zeus, preoccupato per la morte di uomini e animali a causa della sterilità dei campi, mandò il suo messaggero Hermes da Ade affinché gli ordinasse di far tornare la giovane Persefone sulla terra. Ade non potè fare a meno di accettare la richiesta, ma, con l'inganno, convinse la fanciulla a mangiare sei chicchi fi melograno, sostenendo che le sarebbero serviti per proteggersi dal sole. Persefone tornò quindi dalla madre e la terra iniziò a rifiorire. Tuttavia, quando Ascafalo, il giardiniere infernale, testimoniò davanti a Zeus di aver visto la fanciulla mangiare i chicchi di melograno nell'Ade, Demetra fu costretta ad accettare il ritorno della figlia nel regno dei morti. Secondo un'antica legge, infatti, chiunque avesse mangiato il frutto durante la permanenza nell'oltretomba era destinato a rimanervi. Tornata la fanciulla nel regno dei morti Demetra volle stabilire un compromesso con Ade: Persefone sarebbe rimasta sei mesi con la madre e sei con il marito negli Inferi. Zeus riferì ad Ade il volere della dea e, da allora, Persefone trascorse metà dell'anno con Ade e l'altra metà con Demetra. Questo mito intende spiegare l'alternanza delle stagioni e l'esistenza di fenomeni come le carestie. Il ritorno di Persefone sulla terra coincide con l'inizio della primavera, periodo di fertilità del terreno e di rifioritura della natura; i sei mesi trascorsi negli Inferi, invece, simboleggiano la morte della vegetazione, tipica dell'inverno.