Il giornalismo e l'AI
Aurora Tino 5BLL
«Vuoi che lo trasformi in un articolo da pubblicare su un quotidiano […] o in una versione più narrativa da magazine d’inchiesta?». È questa la conclusione di un articolo di un noto giornale, La Provincia. Un messaggio tipico dei programmi che aiutano nella scrittura, rimasto per sbaglio nel testo finale. La redazione ha parlato di un semplice errore, ma la vicenda ha fatto nascere una domanda molto più grande: che cosa succede quando ci affidiamo troppo alla tecnologia? Nelle scuole, nelle case e ora anche nelle redazioni, l’intelligenza artificiale è sempre più presente. Può suggerire idee, correggere testi, generare immagini e perfino scrivere articoli. Ma questo episodio ci ricorda che non è solo uno strumento, è qualcosa che può cambiare il modo in cui lavoriamo. Oggi sono molte le professioni che rischiano di essere trasformate, o perfino sostituite, se dimentichiamo quanto sia importante il contributo umano. Tra queste c’è proprio quella del giornalista, un mestiere fatto di curiosità, ricerca, responsabilità e capacità di raccontare la realtà con sensibilità. Qualità che nessuna macchina può veramente imitare. Se iniziamo a lasciare che le IA scrivano al posto nostro, potremmo perdere non solo dei posti di lavoro, ma anche la varietà delle voci e dei punti di vista che rendono ricca l’informazione. A prima vista potrebbe sembrare solo una svista buffa. Ma per noi ragazzi è anche un messaggio importante: non possiamo delegare tutto alla tecnologia. Studiare, informarsi, saper scrivere e saper controllare quello che produciamo resta fondamentale. Se ci abituiamo a far fare tutto alle macchine, rischiamo di non sviluppare quelle competenze che un domani ci serviranno per lavorare… e per capire il mondo. E soprattutto, rischiamo di dare sempre meno valore a certi mestieri che meritano rispetto e che hanno bisogno di persone vere: giornalisti, insegnanti, fotografi, archivisti, tecnici, comunicatori. L’episodio de ‘’La Provincia’’ non è un disastro, ma è un segnale. La tecnologia può essere un’alleata preziosa, ma sta a noi decidere come usarla: per migliorarci, non per sostituirci. La scuola, con lo studio, la scrittura e il pensiero critico, è il posto giusto per imparare a non perdere queste competenze. E per costruire un futuro in cui le professioni non spariscano, ma evolvano grazie alle persone, non alle macchine.
Riciclare per salvare il Pianeta
Salma Nadif 5BLL
Viviamo in un mondo usa e getta, in cui molti oggetti non vengono sfruttati al massimo perché considerati inutilizzabili, diventando così rifiuti. Per questo motivo ci ritroviamo circondati da oggetti abbandonati e, allo stesso tempo, contribuiamo all’inquinamento dell’ambiente in cui viviamo. Tra centinaia di anni, le future generazioni si troveranno a dover affrontare un grande problema ereditato dalla nostra mancanza di cura. L’attuale generazione ha il dovere di evitare i rischi derivanti dai propri comportamenti, cambiando il modo di rapportarsi con l’ambiente. L’essere umano ha il potere di controllare la natura, ma deve farlo in maniera corretta e responsabile, sviluppando e potenziando la propria “autocoscienza”. La necessità di accrescere la consapevolezza di sé viene sostenuta anche dal filosofo Hegel nella Fenomenologia dello Spirito. In molti ambiti, dallo scolastico allo spettacolo, viene trattato il tema della raccolta differenziata, con cui si insegna a suddividere correttamente i rifiuti affinché possano essere reinseriti, attraverso opportuni processi, nel mercato sotto forma di nuovi prodotti. I principali materiali riciclabili sono plastica, vetro e carta. Tuttavia, esistono anche materiali che non possono essere riutilizzati e che, purtroppo, finiscono nella raccolta indifferenziata. Per i rifiuti indifferenziati esistono comunque due opzioni: il recupero energetico tramite bio-ossidazione o tramite gassificazione. Questa strategia per il riciclo dei rifiuti è stata adottata dall’Unione Europea con il DL Ronchi del 1997, al fine di affrontare il problema dell’eccesso di materiali e dell’inquinamento ambientale. Anche in questo caso i rifiuti vengono classificati secondo criteri precisi: un esempio è il colore delle buste, che a noi può sembrare banale, ma rappresenta un gesto fondamentale che contribuisce concretamente a cambiare il mondo. Ogni famiglia ha il dovere morale di differenziare i rifiuti, che successivamente vengono portati in un centro di raccolta, dove si verifica se la suddivisione è stata effettuata correttamente. Il riutilizzo dei materiali risale a diversi decenni fa, precisamente agli anni ‘90, quando alcuni materiali venivano recuperati per progettare nuovi dispositivi; un esempio storico riguarda i cellulari utilizzati durante i conflitti bellici per le comunicazioni tra eserciti. Oggi, per costruire nuovi iPhone, vengono invece impiegate materie prime provenienti dal Congo, un territorio povero in cui avviene l’estrazione di un materiale prezioso, il coltan. Ovviamente, le iniziative positive non mancano: ad esempio, il RiMuseum dell’Università di Cosenza, è l'unico museo in Italia dedicato interamente al tema dei rifiuti ed è stato allestito utilizzando materiali riciclati. Anche il mondo dei manga e degli anime si impegna nella sensibilizzazione sul tema del riciclo. In Gachiakuta, per esempio, i rifiuti vengono riutilizzati all’infinito. Il protagonista, Rudo, è un ragazzo orfano che viene poi adottato da un uomo. All’inizio è inconsapevole della realtà che lo circonda e vive momenti di felicità ingenua. Rudo abita nei bassifondi, dove i poveri sono costretti a vivere, mentre i ricchi conducono una vita sontuosa e continuano ogni giorno a gettare la spazzatura in una discarica chiamata “Abisso”. Il protagonista ha un carattere ribelle e impulsivo, ma è molto leale verso chi gli sta a cuore. Possiede un’abilità innata nel riparare e dare nuova vita agli oggetti di scarto, capacità che nel manga viene chiamata “jinki”. Rudo viene poi accusato dell’omicidio di Legt, il suo tutore legale, e come punizione viene gettato nell’Abisso, un enorme spazio sotterraneo pieno di rifiuti che, a quanto pare, si trasformano in pericolosi mostri. Fortunatamente intervengono i “Ripulitori”, tra cui Enjin, che, grazie ai loro poteri, purificano i mostri di spazzatura. I mostri non sono altro che l’incarnazione dei sentimenti negativi che le persone riversano sugli oggetti. Non sarebbe bello se, anche nel mondo reale, esistessero questi fantastici Ripulitori per proteggerci dai terribili mostri di spazzatura che rischiano di distruggere il nostro pianeta?
Voci dall'eternità: Perché Dante, Manzoni e Leopardi parlano ancora al nostro presente
Aurora Tino 5BLL
Dimenticate le polverose pagine scolastiche. I giganti della nostra letteratura non sono reliquie del passato, ma guide sorprendentemente attuali per navigare le complessità del 21° secolo.
In un mondo che corre a velocità vertiginosa, dove le tendenze nascono e muoiono in un battito di ciglia digitali, potremmo essere tentati di relegare i "classici" della letteratura italiana a un angolo polveroso della memoria scolastica. Dante, Manzoni, Leopardi: nomi che evocano compiti in classe, versi da imparare a memoria e un senso di distanza temporale. Eppure, se solo ci concedessimo di riaprire quelle pagine con occhi nuovi, scopriremmo una verità sorprendente: le loro voci non sono affatto mute. Anzi, risuonano con una chiarezza e una pertinenza disarmanti, offrendoci chiavi di lettura per il nostro presente, spesso più efficaci di qualsiasi algoritmo o trend topic.
Prendiamo Dante Alighieri. Il suo viaggio nell'Inferno, Purgatorio e Paradiso non è solo un'imponente narrazione spirituale e storica. È un'esplorazione senza tempo della natura umana, delle sue bassezze e delle sue vette. Quante volte, scorrendo i feed dei social o leggendo le notizie, non ci imbattiamo in figure che incarnano la superbia di Farinata, l'avidità di Ciacco o la disperazione di Paolo e Francesca? Dante ci mostra le conseguenze delle nostre scelte, la complessità del bene e del male, e la ricerca di un senso in un'esistenza spesso caotica. La sua "selva oscura" non è forse la metafora perfetta per i momenti di smarrimento che tutti viviamo, e la sua guida, Virgilio, il simbolo della ragione che ci aiuta a trovare la via? La sua critica feroce alla corruzione politica e religiosa, poi, è di un'attualità disarmante, capace di farci riflettere sulle dinamiche di potere e moralità che ancora oggi ci circondano.
E che dire di Alessandro Manzoni e i suoi "Promessi Sposi"? Lungi dall'essere un mero romanzo storico, è un'indagine profonda sulla condizione umana di fronte all'ingiustizia, al potere e alla provvidenza. Renzo e Lucia, due umili filatori, si scontrano con la prepotenza di Don Rodrigo, l'opportunismo di Don Abbondio, la violenza dei Bravi. Non è forse la stessa lotta che molti "ultimi" affrontano oggi contro sistemi più grandi di loro, contro la burocrazia, contro l'indifferenza? Manzoni ci insegna l'importanza della resilienza, della fede (non solo religiosa, ma nella giustizia), e ci mostra come le grandi decisioni storiche si riflettano e si infrangano sulla vita dei singoli. E la sua capacità di analizzare le dinamiche psicologiche dei personaggi, le loro paure, le loro speranze, è un manuale di empatia ancora valido, che ci invita a guardare oltre le apparenze. Infine, Giacomo Leopardi. Spesso etichettato come il poeta del pessimismo cosmico, Leopardi è in realtà un acuto osservatore dell'animo umano e della natura. Le sue riflessioni sulla felicità irraggiungibile, sulla caducità della vita, sulla solitudine e sul rapporto con l'infinito sono di una modernità sconcertante. In un'epoca ossessionata dalla ricerca della perfezione e della felicità a tutti i costi, Leopardi ci invita a confrontarci con la nostra fragilità, a trovare la bellezza nelle piccole cose, a interrogarci sul senso profondo dell'esistenza. Il suo "dialogo con la natura" e la sua malinconia non sono forse un invito a rallentare, a riflettere, a riscoprire la poesia nel quotidiano, lontano dal frastuono digitale? Un monito a non perdere il contatto con la nostra interiorità. Dante, Manzoni, Leopardi non sono solo pilastri della nostra cultura. Sono specchi in cui possiamo riflettere le nostre ansie, le nostre speranze, le nostre domande. Le loro opere sono un dialogo aperto con l'eternità, un invito a non smettere di pensare, di sentire, di cercare. Riscoprirli oggi non è un esercizio nostalgico, ma un atto di profonda attualità, un modo per arricchire il nostro sguardo sul mondo e su noi stessi. Perché, in fondo, le grandi domande dell'uomo restano sempre le stesse, e i classici hanno ancora molto da dirci, se solo siamo disposti ad ascoltare.
Dai venti calabresi al ciclone Harry
Giovanni Fabiano 5BLL
In Calabria, il vento non è solo un fenomeno atmosferico, bensì un tratto distintivo della regione stessa. Infatti, questa terra di contrasti estremi vede la sua posizione tra due mari e due catene montuose. La conformazione geologica fa in modo che il vento sia un protagonista costante, creando microclimi molto diversi anche a pochi chilometri di distanza fra loro. Questo forte legame tra mare e montagna ha da sempre influenzato le scelte insediative, architettoniche e abitudinarie dei calabresi. Storicamente, nel loro linguaggio comune è sempre stata viva la presenza dei nomi dei vari venti, che hanno avuto un impatto concreto sulla vita quotidiana. Lo Scirocco, ad esempio, un vento caldo e carico di umidità e polveri sahariane, agita il mare e causa una sensazione diffusa di stanchezza. Il Maestrale, invece è un vento purificativo, poiché “ripulisce” l’aria e rende più stabile il clima sul versante tirrenico. Anche il Libeccio, il Grecale e molti altri venti possiedono un carattere riconoscibile, tanto da diventare parte integrante della cultura popolare. Il vento è uno strumento fondamentale per la gente di terra e di mare. Nel caso dei pescatori, è essenziale saper interpretare il vento per affrontare il mare: esso può determinare correnti marine, la presenza di pesce e la sicurezza nella navigazione. Un tempo, saper “leggere” le correnti del vento era una vera e propria tradizione tramandata oralmente. Per quanto riguarda i contadini il vento svolge un doppio ruolo, potendo essere sia alleato che nemico: in alcune zone protegge dalle gelate, in altre aumenta la siccità e favorisce la diffusione di malattie delle piante. Tuttavia, il potere di autoregolazione della natura ha portato coltivazioni come uliveti, agrumeti o vigneti ad adattarsi alla direzione e alla forza delle correnti dominanti. In una terra come la Calabria, strettamente dipendente dalla produzione di materie prime, era dunque inevitabile che il vento iniziasse ad essere visto come un’entità viva, che, sotto forma di messaggero, porta presagi di sventura o cambiamento. Pur essendo abituata a forti venti e tempeste, la Calabria, insieme a Sicilia e Sardegna, ha vissuto negli ultimi anni avvenimenti che hanno segnato una frattura nella percezione del clima. L’arrivo del ciclone Harry, fenomeno considerato fino a quel momento estraneo al Mediterraneo, ha avuto un impatto così forte sul territorio da far emergere la vulnerabilità di una regione non preparata a eventi quasi tropicali. Il ciclone che ha messo in grande difficoltà tutto il Sud Italia è una significativa conseguenza del modo in cui stiamo trattando il nostro pianeta e del divario sempre più grande nel rapporto tra uomo e natura. Ciò che ormai da qualche anno viene definito “cambiamento climatico” non comporta solo l’aumento delle temperature medie, ma si manifesta soprattutto con piogge violente, venti distruttivi e fenomeni atmosferici imprevedibili. Per la Calabria è fondamentale assumere consapevolezza e soprattutto dedicarsi alla prevenzione e alla cura del territorio che sembra rimanere indietro rispetto ai tempi che corrono in tutta l’Italia e nel resto del mondo.
Educare alla responsabilità ambientale è un dovere nei confronti di una terra che ha da sempre convissuto con le forze naturali.
Aurora Tino 5BLL
Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 rappresentano uno dei momenti più importanti per l’Italia del 2026: eventi sportivi di alto livello, atleti da tutto il mondo e migliaia di tifosi entusiasti. Queste manifestazioni sono pensate per celebrare valori come la competizione leale e la collaborazione internazionale. Tuttavia, non tutto è filato liscio e nell’aria di festa si sono inseriti episodi di tensione e protesta. Nel primo giorno di gare, sabato 7 febbraio, alcune linee ferroviarie tra Bologna e Pesaro sono state danneggiate da sabotaggi, con cavi tranciati e ordigni rudimentali piazzati vicino ai binari. I disordini hanno causato ritardi fino a oltre due ore per i treni ad alta velocità e regionali, creando forte disagio per i pendolari e i viaggiatori. Pochi giorni dopo, su blog di area anarchica è comparso un messaggio in cui si collega l’azione sabotatrice alle Olimpiadi, definendo i Giochi uno “spettacolo” portatore di contraddizioni e criticando le misure di sicurezza adottate dal governo. Anche le massime cariche politiche italiane sono intervenute. La premier Giorgia Meloni ha condannato sia i sabotaggi sia alcune proteste legate alle Olimpiadi, definendo i partecipanti “nemici dell’Italia e degli italiani”, accusandoli di danneggiare l’immagine del Paese proprio mentre migliaia di persone lavorano per il successo dei Giochi. Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha duramente criticato gli autori dei sabotaggi, parlando di “attentato premeditato” e promettendo che saranno trovati e perseguiti. Ha anche annunciato che il governo intende chiedere risarcimenti per i danni milionari causati alla rete ferroviaria. Queste dichiarazioni mostrano come il tema della sicurezza e dell’ordine pubblico sia centrale in un periodo in cui l’Italia è sotto i riflettori internazionali. Mentre molti italiani guardano alle Olimpiadi con orgoglio e speranza, altri esprimono proteste e critiche, spesso su questioni legate all’ambiente, al costo dell’evento o alla gestione delle manifestazioni. Gli inquirenti, nel frattempo, stanno analizzando gli ordigni e le rivendicazioni per capire se siano connessi a gruppi già noti o se ci siano legami con altri episodi simili. La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per attentato alla sicurezza dei trasporti, mentre la Procura di Ancona indaga sugli incendi a Pesaro. Le Olimpiadi continuano, ma gli ultimi sviluppi ricordano come eventi di tale portata possano diventare anche terreno di confronto politico e sociale, non solo di competizione sportiva.