"La stanza dei citti" è una sistemazione ideale per dormire nel centro storico della città di Arezzo e visitare a piedi tutto il meglio che la storia ci ha lasciato.
"La stanza dei citti" è composta da due monolocali indipendenti, entrambi soppalcati, composti da camera da letto, bagno, angolo cottura e salotto con divano letto.
"La stanza di Martino" : (CIN IT51002C2BQ7UNXJA) si affaccia sul cavedio interno del palazzo mentre "La stanza di Lapo" (CIN: IT051002C22AFRZRQO ) si affaccia su Via Cavour. i due appartamenti si trovano all’interno di uno dei più antichi palazzi della città, appartenuto al vescovo guerriero Guido Tarlati di Pietramala.
Guido Tarlati fu signore e vescovo di Arezzo dal 1312 al 1327. Fu l’artefice della costruzione di un grande Stato con Arezzo capitale al centro di tre regioni.Il Tarlati nel giro di pochi anni conquistò tutti i territori dell’odierna provincia aretina, spingendosi verso Siena fino a Sinalunga e Torrita. Iniziò poi una fulminea espansione vesto est. Nel 1322 conquista Città di Castello; nel 1324 Sansepolcro ed inizia un vasto appoggio ai ghibellini della Romagna e della Marche.
Al termine della prima fase di conquiste Guido assunse per sé un nuovo stemma, rappresentato da tre mitre, simbolo delle tre diocesi storiche dei vescovi aretini: Arezzo, Cortona e Sansepolcro. Simbolo anche della nuova dimensione geografica dello Stato.
Quello stemma con le tre mitre si mostra oggi con fierezza nella facciata del palazzo dove si trova “la stanza dei citti”, che appartenne quindi alla famiglia dei Tarlati, insieme ad altri in città che sono andati distrutti perché fatti radere al suolo da Firenze durante la dominazione dei medici. Probabilmente il palazzo dove si trova la “stanza dei citti” è l’unico rimasto tra quelli appartenuti alla famiglia Tarlati.
Guido Tarlati morì prematuramente di malaria nel 1327 mentre tornava ad Arezzo dalla spedizione militare contro i fiorentini, battuti in alleanza con i lucchesi nella battaglia di Altopascio. Ma le sue gesta sono rimaste perennemente ricordate nel monumento funebre che gli fu eretto in Duomo, forse su disegno di Giotto. Recatevi in Cattedrale e nel fondo della navata sinistra potrete ammirare nel monumento funebre del grande vescovo aretino la sua storia, raccontata in una serie di raffinate formelle in marmo che narrano le sue conquiste. Un vescovo che amò più la spada del pastorale, un vescovo che fu più importante del Papa, un vescovo ghibellino, un vescovo guerriero. Nelle strade intorno alla “stanza dei citti” il fascino e il sapore del Medioevo non mancheranno e potrete immaginare che in queste stanze di questo palazzo dove campeggia lo stemma con le tre mitre, il vescovo Tarlati avrà ordito le sue trame di potere e organizzato alcune delle sue celebri conquiste.
Situata nell'attuale Via Cavour, che nel tratto che va dal Canto alla Croce a Piazza san Francesco, si chiamò, fin verso la fine dell'800, via di Vallelunga. Tale denominazione si usava fin dal trecento. Qui si trovano numerosi palazzi storici, come Palazzetto Galletti, che ha nella facciata uno stemma cinquecentesco, la chiesa sconsacrata di San Lorentino e Piergentino, palazzetto Tondinelli (adornata da due stemmi Robbiani- uno con i gigli della casa reale francese, l'altro porta l'insegna della famiglia Rondinelli). Palazzo Gozzari, Palazzo Sandrelli e Palazzo Rossi.
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