di Maria Greco


Chronos e Kairos: le due facce del tempo

Per comprendere il concetto del tempo immaginiamo di essere a un primo appuntamento e guardiamo l’orologio: sono passati SOLO sessanta minuti, sessanta minuti possono sembrare un’eternità se trascorsi in una sala d’attesa, o un battito di ciglia se trascorsi ridendo con la persona giusta.

 Gli antichi greci   avevano una parola per tutto ciò che conta davvero e dividevano il tempo in due concetti distinti: Kronos e Kairos.


​Non è facile comprendere la differenza fra questi due concetti e lo possiamo fare solo con degli esempi.

​Kronos è il tempo che misuriamo, è il ticchettio incessante dell’orologio, la sabbia che scende nella clessidra, il calendario che si riempie di impegni.

​È quantitativo, lineare, sequenziale. Non guarda in faccia a nessuno: corre alla stessa velocità per il re e per il mendicante.


​Nel mondo moderno: È il nostro padrone. È la scadenza del progetto, l'orario del treno, i "cinque minuti" che mancano alla fine della pausa pranzo. Kronos ci serve per organizzare la nostra vita, ma se vissuto da solo, ci trasforma in vere macchine.

​Kairos è il tempo della qualità. È quell'istante supremo in cui qualcosa di significativo accade.

 
Non si misura in secondi, ma in intensità.

È il "momento giusto". È il secondo esatto in cui un arciere scocca la freccia, l'attimo in cui decidi di baciare qualcuno, o l'intuizione improvvisa che risolve un problema su cui sbattevi la testa da giorni.


​I Greci raffiguravano Kairos come un giovane con le ali ai piedi e un lungo ciuffo di capelli sulla fronte, ma calvo sulla nuca perché quando Kairos ti viene incontro, devi essere pronto ad afferrarlo per il ciuffo; una volta passato, non puoi più prenderlo da dietro.