di Gianni LeRose
Gli uomini odiano le donne?
Ogni volta che una donna viene uccisa, perdiamo tutti; ogni volta che una donna viene creduta, protetta e libera, la società intera fa un passo avanti.
Ci sono parole che nessuna società civile dovrebbe più essere costretta a pronunciare. Femminicidio è una di queste. Eppure continua a riempire le cronache, giorno dopo giorno, come un macigno che ricade sulla nostra coscienza collettiva.
Ogni volta si ripete lo stesso copione: nomi, volti, storie di donne che non torneranno più, e attorno un dolore che non trova riposo.
Ma il femminicidio non è un fatto improvviso né un lampo di follia: è l’esito estremo di una cultura che ancora tollera la disparità, giustifica il controllo, normalizza la violenza psicologica, economica, fisica. È la punta visibile di un iceberg che affonda le sue radici in stereotipi, privilegi e rapporti di potere che restano troppo spesso invisibili.
Per questo abbiamo scelto di dedicare questo numero del giornale alle donne. Alle loro vite, alle loro battaglie, alla loro forza quotidiana. Ma anche alla loro vulnerabilità in una società che ancora non riesce a garantire loro la sicurezza più elementare: quella di tornare a casa, quella di essere libere, quella di essere rispettate.
Non basta indignarsi. Non basta commemorare.
Serve un cambiamento profondo, culturale e politico. Serve riconoscere che la violenza di genere è una questione di tutti, non solo delle donne. Serve educare, ascoltare, denunciare, intervenire. Serve smettere di girare lo sguardo.
Questa edizione vuole essere un atto di responsabilità.
Un invito a non abituarci, a non tacere, a non minimizzare. A raccontare ciò che spesso viene taciuto e ciò che ancora non viene capito. Voglia essere un omaggio, ma anche una promessa: che nessuna storia venga dimenticata, che nessuna voce resti inascoltata, che nessuna donna sia lasciata sola.
Perché ogni volta che una donna viene uccisa, perdiamo tutti. E ogni volta che una donna viene creduta, protetta e libera, la società intera fa un passo avanti.
Questa edizione è per loro. Ed è per noi, perché finalmente impariamo a guardare questa realtà senza distogliere lo sguardo. Perché non sia più silenzio. Perché non sia più tardi.