di Lina

C’era una volta
“a tessitura”

In paese sicuramente ce n’erano diverse; molte sapevano usare il telaio - u tilaru - ed alcune tessevano per mestiere.


Erano signore dalle mani abili ed usavano il telaio con sapienza; a loro si rivolgevano le mamme, che dovevano preparare il corredo delle figlie e in ogni ruga del paese (a quel tempo si usava preparare il corredo a mano)

Il giorno in cui la tessitrice iniziava a tessere un corredo - ordire -, era festeggiato in modo particolare.


In una ruga del centro storico, ad esempio, si preparavano delle canne, sulle quali si esponevano verticalmente matasse di filo ornate con fiori.


Le vicine della ruga, festeggiavano gettando confetti e  pronunciando frasi di felicitazioni, mentre la committente del corredo, distribuiva dolci  e rosoli per bonaugurio.


Alla Lunaggia, invece, le grosse matasse di filo venivano appese in verticale a grossi chiodi e le ragazzine le tenevano stese con il peso dei loro corpi. 


Poi le matasse venivano applicate ai quattro lati del telaio e i committenti della tessitura, festeggiavano l’inizio dell’ordiri con confetti, cioccolatini e biscottini, che erano la felicità dei bambini, soprattutto delle ragazzine, che avevano contribuito, con il loro peso, ad stendere i filati.


Alla Lunaggia a tessitura era Regina, una giovane donna carina, dolcissima nel parlare, accogliente proprio come la mamma a zà Calizza, la saggia del vicinato, na fimminuna, quella che dava consigli, che massaggiava il pancino dei bimbi, per curarne il dolore, quella che suggeriva rimedi per varie problematiche.


Mamma e figlia, Regina e a za' Calizzi, erano così disponibili e benevole da riunire i bimbi del vicinato, per organizzare festicciole con le bambole; per questo motivo ed il loro dolce parlare, erano amate da grandi e piccoli. 


A zà Calizza sapeva addirittura acconciare i capelli con grande maestria e così  alla figlia Regina fantastiche pettinature, che lasciavano a bocca aperta il vicinato.