Il Vero Padre in Nigeria


Il Vero Padre in Nigeria [Testimonianza]

Ho pensato di tradurre questa meravigliosa testimonianza di Yeonah Lee Moon, la moglie di Hyung Jin Nim, che ci aiuta a capire il meraviglioso cuore di nostro Padre.

Hyung Jin Nim ed io viaggiavamo insieme al Padre nel suo ultimo giro del mondo; era il luglio del 2011 ed eravamo ad Abuja, in Nigeria. Il Padre parlava ad una folla stracolma di membri africani e missionari internazionali della chiesa che erano venuti per l’evento. Oltre tremila persone erano presenti a quella che sarebbe stata l’ultima visita del Padre in Africa.

Il Padre riversava tutto il suo cuore sui fratelli e le sorelle africani che erano seduti davanti a lui con i loro volti radiosi. Era commosso dal calore del loro cuore e dalla gioia tangibile che provavano nel vedere il loro Vero Genitore di persona.

Il Padre parlava già da diverse ore; i membri ascoltavano avidamente ogni sua parola. Ma noi avevamo un programma molto intenso, e un leader coreano salì sul palco e disse al Padre che era l’ora di partire. Se fossimo partiti dopo mezzogiorno, probabilmente sarebbe stato difficile far rifornire di carburante il nostro aeroplano in Islanda. Ma, come era già successo tante volte in passato, il Padre ignorò la richiesta e continuò a parlare. Poi un altro leader coreano venne sul palco e gli disse di nuovo che bisognava che partissimo in tutta fretta. Il Padre rispose: “No, no, no! Questa può essere l’ultima volta che mi vedranno!”

Allora Hyung Jin Nim salì sul palco supplicando: “Padre, dobbiamo andare”. “No, non vado!” fu la sua risposta. E dopo aver parlato diede a Hyung Jin Nim uno schiaffo sulla faccia; poi cominciò a chiamare me sul palco: “Yeonah! Yeonah! Io andai velocemente sul podio, non sapendo perché ero stata chiamata. La prima cosa che seppi, fu che il Padre diede uno schiaffo anche a me! Anche se la sua mano non mi aveva colpito la faccia fortemente, rimasi scioccata.

Quello era un periodo molto stressante per me. Da quando nel 2008 Hyung Jin Nim era diventato Presidente Internazionale della chiesa, era stato oggetto di critiche da parte delle persone sia all’interno che al di fuori della chiesa che non volevano che lui avesse successo. Io sapevo che avrebbero potuto facilmente usare quella sgridata della nostra coppia in pubblico come un carburante per il loro fuoco negativo.

Mi sedetti tremante sul palco mentre il Padre continuava a parlare. Dopo circa dieci minuti il Padre finì di parlare, e in tutta fretta cominciammo ad avviarci verso l’aeroporto. Mentre partivamo, diverse persone vennero da me e mi chiesero se ero okay. Io risposi che stavo bene, ma in realtà ero arrabbiata e offesa. Ero stata umiliata pubblicamente dal Padre che mi aveva schiaffeggiato davanti a migliaia di persone.

Nel tragitto per andare all’aeroporto rimasi in silenzio, cercando di dormire, ma senza successo. Quando arrivammo, al terminal c’era un leader politico africano che era venuto a salutarci. Lui cominciò a parlare con il Padre e con Hyung Jin Nim e ben presto i tre erano impegnati in una conversazione gioiosa, piena di risate. Questo servì soltanto ad accrescere la mia rabbia: mio marito non provava nessuna empatia per me, la sua moglie sofferente? Non gli importava di come ero stata trattata duramente?

Quando salimmo a bordo dell’aereo privato, il mio unico pensiero era trattenermi dal piangere. Eravamo in uno spazio ristretto e uno scoppio in lacrime sarebbe stato sicuramente notato dal Padre che era seduto solo a pochi passi da me. Così tirai fuori il mio ipad e mi misi a giocare con i videogame per sette ore di seguito mentre volavamo verso l’Islanda.

Io gioco raramente con i videogame, ma quella era l’unica difesa che avevo per trattenere le lacrime. Non potevo parlare con mio marito; ero troppo arrabbiata per pregare. Pensavo che se il Padre mi avesse visto piangere avrebbe potuto essere ancora più dispiaciuto di quando mi aveva colpito. Così, mi concentrai ad allineare i frutti sullo schermo davanti a me, e a farli esplodere per calmare le mie emozioni turbolente. Giocai così tanto che le mie spalle finirono per intorpidirsi!

Facemmo rifornimento di carburante in Islanda e alla fine atterrammo a casa, a Las Vegas. Il Padre era pieno di vita. Hyung Jin Nim gli afferrò la mano e disse: “Padre! Sono stato così felice quando mi hai colpito in Nigeria! Sei ancora così forte! Hai così tanta energia e forza!” Il Padre era felicissimo per le osservazioni sincere e sentite di suo figlio. Ed io? Io ero ancora contrariata e offesa. Come poteva mio marito esprimere una devozione così incondizionata?

Mentre aspettavamo le nostre valigie al ritiro bagagli, un membro dello staff fece questa osservazione al Padre: “Abonim, persino in una casa normale, e tanto meno in una famiglia reale, i padri non picchiano le loro nuore. Le nuore non hanno un rapporto così stretto, e possono facilmente arrabbiarsi”. Quale fu la risposta del Padre? “Io non ho mai picchiato mia nuora. Quella era mia figlia.”

Quando il Padre disse queste parole, un’enorme nuvola si sollevò dal mio cuore. Il Padre mi voleva bene come a una sua figlia in carne ed ossa! Non voleva nessuna distanza tra noi. D’un tratto mi resi conto che non aveva colpito me e Hyung Jin Nim per una ragione egoistica, ma per il desiderio di insegnarci una profonda lezione. Noi non avevamo riconosciuto il valore del Cristo vivente, che trascorre il tempo con i suoi discepoli che lo amavano teneramente, e che probabilmente lo vedevano per l’ultima volta. Il Padre sperava che noi avremmo avuto la fede capace di capire questa semplice e profonda verità.

Due giorni dopo, mentre sparecchiavo la tavola del Padre dopo cena, lui mi disse: “Yeonah, non puoi serbare rancore. Io volevo insegnarti – perciò non portare rancore, ok?” In qualche modo il Padre sentiva che nel mio cuore c’era ancora un po’ di risentimento. Disse di nuovo:

“Non serbarmi nessun rancore, ok?”

“Sì, Padre, capisco”.

“Io volevo insegnarti, ecco perché ho fatto quello che ho fatto.”

Il giorno dopo, all’Hoon Dook Hae, il Padre volse lo sguardo verso di me e ripeté quello che aveva detto il giorno prima: “Non serbarmi rancore, Yeonah, ok?”

“Oh no, Padre, non ti preoccupare. Io non provo nessun risentimento verso di te”.

Mi chiedevo perché il Padre mi avesse detto le stesse parole del giorno prima. Riflettendo, capii che aveva percepito che nel mio cuore era nascosto ancora un po’ di risentimento, e non voleva nessuna barriera tra noi. Ero così grata per la sua attenzione e preoccupazione che il mio cuore fosse liberato da qualsiasi amarezza potesse essere rimasta.

Ripensando a questo, posso vedere che quello è stato un punto di svolta nella mia vita di fede. Il Padre ha potuto vedere che nel mio cuore rimaneva un po’ di rabbia e questo lo addolorava. Voleva che io fossi libera di amarlo come il mio Vero Padre".

Yeonah Moon