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Mosaico è un termine che evoca antichità romane o elleniche, fasti bizantini e per i più attenti qualche decoro del ventennio .
I siti archeologici che punteggiano la nostra penisola, custodiscono pavimentazioni decorate secondo stili e soggetti a volte inaspettatamente sofisticati; questo è il motivo per cui i mosaicisti e in grande scala l'industria del rivestimento, attingono a questi cataloghi per la loro produzione con una inaspettata longevità commerciale.
Qualcuno ebbe a dire:
"la tradizione non è il ricordo della cenere ma la memoria del fuoco"
E' probabile che tale arte si percepisca non nella rispondenza o meno della decorazione alle estetiche contemporanee, ma come un medium caldo, evocativo di una manualità evidente.
In tal senso si sviluppa l'opera del mosaicista; nel recupero di una produzione non seriale ma personalizzata, su misura; come un capo di alta sartoria, pensato e prodotto per un committente.
"Rivestire" le superfici architettoniche mutandone la percezione, tatuando lo spazio, marcando l'ambiente di stimoli tattili e cromatici nella grande superficie come nel piccolo intervento.
La produzione di un mosaico oggi rimane immutata nei gesti e nelle attrezzature usate rispetto a quella antica; dall'idea alla bozza esecutiva, dalla scelta dei materiali al loro taglio manuale in tessere, dalla composizione all'applicazione finale.
Una scuola di formazione specifica che educa le mani pensanti al lavoro di mosaicista d'arte è "La scuola musaicisti di Spilimbergo" del Frìuli.
Tra gli ex studenti si può citare Lucio Colusso che ha approfondito lo studio del colore a Milano presso l'atelier della pittrice Elena Mazzari e dove ha svolto un significativo apprendistato in un laboratorio storico di mosaico e vetrate d'arte. Una panoramica del suo lavoro è consultabile nel sito http://www.colussomosaico.com