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Fuochi di bivacco
Mi basta poco, se io voglio, un soffiare leggero ma continuo, ed ecco che dalla cenere appare un cuore di brace rosso acceso. Si infiamma nell’insistere, ed arde così vivace fin dalla sera il mio fuoco di bivacco. Piccolo richiamo, piccolo faro che illuminare la notte può, guidando chi si è perduto. Ad ogni tramonto con poca fatica mi appresto a prepararlo. Non è più il fuoco della giovinezza, quando avvampava in un attimo come i falò della epifania ma della esperienza, dovuta all’età matura, fa tesoro. Pochi legni con cura miscelati e calibrati: alcuni duri per mantenere la fiamma, altri dolci per mandare alti nel cielo i bagliori. Di altro non ho bisogno per difendere il mio “fortino”.
Una canzone forse ad intrattenere il tempo della attesa. Finito di intonare il brano, tendo l’orecchio ad ascoltare i rumori della notte: ad aguzzare lo sguardo nello spiar le ombre. Non v’è stropicciar di passi né ansimare sul sentiero, solo silenzio. Allora a squarcia- gola, intono note più alte e, ridendo di me stesso, ululo alla luna, per sentirmi meno solo. Ma ciò non basta!.
Di domande è piena la mia notte. Dove sei stata tutto questo tempo?. Eppure per mano ti ho tenuta, di baci ti ho coperta. Ma ciò non basta!. Divisi siamo dai labirinti della vita. Urlare non serve il mio dolore e il tuo nome, se mancano le parole adatte. Magiche formule non trovo, per abbattere quei muri. Parlo con il fuoco e lui mi risponde, con i suoi scoppi, sibili e crepitii. Ora si addormenta: con un fascio di rametti lo copro, lo rimbocco e mi basta poco, se io voglio, a risvegliarlo: un soffiare leggero ma continuo e lesto sale un fumo bianco di essenze odorose. Avvampa rinnovato ma quanta fatica, trovare di che mantenerlo. Caparbio e orgoglioso di questo mio ruolo di sentinella, di difensore del nostro amore, impegno tutto il giorno nella ricerca di quei legni resinosi.
Vado per trovarli, sempre più lontano, in questo mondo così difficile ma rispettare devo, l’impegno con me stesso. Ora si infiamma ai miei discorsi o tace muto, malinconico e pensoso. Mi ammalia, mi affascina, mi incanta, mi aiuta a passare le ore e ragionare sui cavilli dell’atte- sa. Sui motivi del nostro stare insieme. Sui programmi di una vita ogni giorno da inventare. Disteso a terra, le ma- ni dietro la nuca, seguo con lo sguardo il guizzare via delle faville, nel confondersi con le stelle.
Dal duro lavoro quotidiano, al fuoco del mio bivacco, ristoro le membra stanche e attendo il sonno, prima di un nuovo giorno. Mi addormento esausto, con un’unica domanda a cui non ho risposta: incontrandoti nel sogno, come ogni notte, ti chiederò,
“ dove sei stata, tutto questo tempo? ”.
Franco.