Nonostante gli effetti apportati dalla globalizzazione sulla vita paesana, bisogna certamente sottolineare come numerosissime tradizioni si siano effettivamente conservate e siano praticate ancora tutt'oggi. A molte di queste è assegnata una festività, che solitamente consiste in una rielaborazione dell'originale il più fedele possibile.
Santo Patrono - San Pietro Apostolo: Ricorre il 29 di giugno, quando si tiene una processione che percorre gran parte delle vie del paese. Per l'occasione si allestisce generalmente una "baracca" dove si vendono sia bevande che alimenti. Inoltre, molto spesso sono presenti varie bancarelle e si allestisce un grande palco, dove ogni anno si esibiscono gruppi diversi (spesso anche per il 28);
Sa Festa Manna: Si tiene nei giorni 11, 12 e 13 settembre, ed è dedicata alla Beata Vergine Regina di Tutti i Santi ed ai Santi Martiri Errio e Silvano. Consiste nella festa più importante per Scano e per gli scanesi. Si caratterizza per una serie di processioni (ben tre): il primo giorno si tiene quella dedicata alla Beata Vergine, che percorre gran parte delle vie del paese; il secondo giorno si tiene quella diretta verso la cappella campestre di Pedras Doladas; il terzo giorno si tiene quella dedicata ai Santi Martiri Errio e Silvano, che passa per il colle di Montrigu 'e Reos, luogo del loro martirio. Oltre alle processioni, la festa prosegue anche nelle ore notturne, grazie alla presenza di bancarelle, spettacoli dal vivo e di una "baracca", posta generalmente di fronte al teatro;
Sant'Antioco: Il medico e martire sulcitano viene ricordato per ben tre volte durante il corso dell'anno. La prima ricorrenza, che cade 15 giorni dopo Pasqua, viene anticipata da una Novena e culmina con una processione "via camion e automezzi" (dove il simulacro viene caricato, seguito dai veicoli degli scanesi) diretta alla località campestre, che si svolgerà il giorno prima della festa vera e propria (in pratica, la domenica). La seconda ricorre nel lunedì dopo l'ultima domenica di agosto. La processione, che viene percorsa a piedi, attraversa "su caminu 'etzu", un antico sentiero che da s'Iscala 'e sa Corte conduce alla frazione rurale. In questo caso però, il simulacro verrà condotto alla campestre prima di iniziare la Novena e ricondotto in paese la sera della sua stessa festività, quando solitamente la CGS (Consulta Giovanile Scanese) organizza una serata accompagnata da musica nella piazza della chiesa. Per queste due ricorrenze (quella primaverile e quella estiva), gli scanesi tengono particolarmente a riservarsi un tavolo nella località campestre, anche a costo di portare il proprio bagaglio dal giorno prima. L'ultima è quella del 13 novembre (ricorrenza "ufficiale" del Santo secondo il "Martirologio Romano"), ove ci si limita a rimanere in parrocchia con una Novena ed una Messa solenne presieduta da "su sotziu" (le altre due feste vengono organizzate da due antichi nuclei familiari, che si succedono con onore di anno in anno);
San Giovanni e s'abba muda: Vedi sotto in "Su fogu de Santu Zuanne e s'abba muda";
Il palio dei vicinati: Si svolge generalmente l'ultimo sabato di luglio... Non si tratta di una festa tradizionale, bensì è di "nuova concezione", ispirata quasi al celeberrimo palio di Siena. Si è svolto per la prima volta nel 2016, e coinvolge tutti i rioni principali (per estensione) del paese. Da essi prende il nome: viene chiamato "pàliu de sos bighinados", ossia "palio dei vicinati". Al primo anno partecipavano: S'Iscala 'e sa Corte, San Nicolò, Sa Rocchitta, Carrela 'e Mesu, Maramadau, Sa Serra, San Giorgio e Ladaralzos, salvo poi vedere il ritiro di Ladaralzos e Carrela 'e Mesu. In occasione di questa festività, nei giorni precedenti alla manifestazione, ogni rione addobba la propria sezione di paese con vari festoni e addobbi, secondo il colore che lo contraddistingue. (Nel giorno in cui si svolge il palio) La festa si articola in più fasi. Ci si riunisce già dalla mattina, per organizzarsi sul da fare e per consumare il pranzo. Nel tardo pomeriggio, tutti i rioni con i vari gonfaloni e bandiere si recano nella piazza di fronte alla chiesa dove il parroco, dal balcone della canonica, benedice i cavalli e i fantini. Successivamente ci si reca direttamente nel luogo dove si tiene la manifestazione in sé, che è dotato di bagni chimici e di una "baracca" per bevande, viste le alte temperature che da sempre contraddistinguono questa giornata. I cavalli compiono 3 giri, in seguito ai quali viene proclamato il vincitore. Dopodiché, ognuno ritorna nella propria "postazione", dove si consuma la cena. In ultimo, si tiene una festa che interessa tutti i rioni, il cui luogo varia di anno in anno. È però da ricordare che per aderire a ciascun rione, è necessario richiederlo o essere invitati, per poi versare una quota che serve per coprire i costi legati ai pasti o alle magliette personalizzate per ogni rione;
Sa cursa a puddas: Le giostre equestri sono la centralità del periodo carnevalesco scanese. Da diversi anni, si svolgono in due giorni differenti (generalmente tra il venerdì ed il sabato dopo il martedì grasso) e vi partecipano cavalieri scanesi e non. Il primo giorno si corre nell'intento di recuperare delle galline di pezza ("sas puddas") appese ad un filo. In principio, le galline appese erano vive e si doveva tirare loro il collo al galoppo; di seguito vennero appese morte. Il secondo giorno, i cavalieri cercano di distruggere delle pentolacce ("sas padeddas") appese allo stesso filo del giorno precedente con un bastone. Nel compiere questi gesti, essi si dilettano nel fare delle pariglie e delle acrobazie. Il tutto si svolge in Viale Kennedy, accompagnato da una "baracca/punto ristoro";
Juos - Gioghi di buoi: Consiste in un raduno di buoi, che non ha una data fissa. I buoi camminano sotto lo stesso giogo, e sono tutti abbelliti per l'occasione. La sfilata dei buoi attraversa tutto il paese, partendo dalla pineta di San Giorgio (dove vengono accuditi sino all'inizio della manifestazione) e terminando solitamente nello stesso luogo;
Sagra de "sa fae a landinu": Viene organizzata da un'associazione "temporanea" e consiste in una cena servita nei tavoli disposti nel gran parcheggio della palestra comunale, sita nel rione Sa Serra. Vengono serviti pane, fave, carne, formaggio, uova sode, tipulàs longas, acqua e vino secondo il tradizionale piatto, appunto, de "sa fae a landinu" (detta "cun s'agiunta" - "con l'aggiunta", proprio perché diversi alimenti non fanno parte della ricetta tradizionale). Dopo la cena seguono balli e musica;
Sa festa 'e tota idda: Vedi sotto nell'omonimo paragrafo;
Sa covatzedda: Il 12 dicembre, durante la vigilia della festa di Santa Lucia (che ricorre il 13 dicembre), i bambini, armati di bisaccia o cestino ("sa pischedda"), si recano di casa in casa a chiedere "sa covatzedda" (la focaccina di Santa Lucia). Vengono dati in dono anche frutta secca, cereali, dolci, mandarini e altri alimenti stagionali. Questa tradizione si è quasi estinta: negli anni precedenti alla pandemia del Covid-19, si svolgeva una "manifestazione" curata dalla Pro Loco, che incitava i bambini ed i ragazzi a parteciparvi ed a racimolare dolciumi in giro per il paese;
Panes e Funtanas: Si svolge generalmente nella località di Sant'Antioco (mentre l'ultima edizione è stata tenuta proprio in paese), e consiste in un'esposizione gastronomica locale, principalmente legata al pane (per conoscere meglio le varie tipologie di pane, vedi "Alimentazione storica");
Màscaras: Consiste in un raduno di maschere antropomorfe provenienti da varie zone della Sardegna (ad esso partecipa anche un'associazione culturale proveniente da Tricarico, in Basilicata). La manifestazione si svolge generalmente attorno alla data del 20 luglio e ad ospitarla è l'associazione "S'Ainu Orriadore" (vedi sotto), alimentata da un'antica leggenda che ha come protagonista il demonio. Spesso vi collaborano altre associazioni paesane, che si occupano di curare il lato turistico-gastronomico, i cui guadagni vengono destinati alla realizzazione della propria manifestazione. Il raduno porta a Scano innumerevoli turisti che, sentendosi coinvolti dal folklore paesano, partecipano con entusiasmo alla "sfilata" ed acquistano prodotti tipici dalle bancarelle;
Sa covatzedda: Il 12 dicembre, durante la vigilia della festa di Santa Lucia (che ricorre il 13 dicembre), i bambini, armati di bisaccia o cestino ("sa pischedda"), si recano di casa in casa a chiedere "sa covatzedda" (la focaccina di Santa Lucia). Vengono dati in dono anche frutta secca, cereali, dolci, mandarini e altri alimenti stagionali. Questa tradizione si è quasi estinta: negli anni precedenti alla pandemia del Covid-19, si svolgeva una "manifestazione" curata dalla Pro Loco, che incitava i bambini ed i ragazzi a parteciparvi ed a racimolare dolciumi in giro per il paese.
L'associazione moderna
La leggenda (vedi "S'Ainu Orriadore" in "Storie e leggende"), negli anni '90, è coronata realtà in un'associazione vantante la maschera tradizionale scanese, che è solita sfilare per Carnevale o per le sagre paesane in giro per l'isola durante l'anno. "Sos ainos" sono all'incirca quaranta e sfoggiano orgogliosamente la tradizione scanese. Con il tempo, la figura de "s'Ainu Orriadore" era stata dimenticata, ma l'associazione è riuscita a farla riscoprire a tutti i compaesani, e a presentarla eccelsamente ai visitatori.
Come è composta la maschera?
La parte della maschera che copre il viso è detta "sa carruga", realizzata con bacino d'asino, bue o vacca, viene sostenuta da tiranti in pelle che formano una sorta di imbragatura attorno alla testa. Il copricapo è realizzato con pelle di capra di colore scuro che copre la parte posteriore del capo. La mastrucca a mezza manica, "sa zimarra", è lunga fino a metà gamba, ed è realizzata con pelli di ariete di colore bianco. I pantaloni ("sos calzones"), sono realizzati in fustagno o velluto nero. Legato a "sa chintolza", a sostegno dei pantaloni, sta un corno di vacca sventrato, ripienato però da "su tintieddu", un colorante derivato dal sughero bruciato che sporca, per mano degli sfilanti, le facce delle persone. Inoltre, prima di vestirsi, "sos ainos" si cospargono la faccia e le braccia con esso, per non essere riconoscibili. Gli scarponi di colore nero, realizzati artigianalmente in cuoio ingrassato, sono chiusi da "sas corrias" in pelle.
"Cadenas", "sonazzas" e "fuste" (catene, campanacci e bastone) vengono utilizzati a completamento del costume e per rievocare quei suoni particolari che un tempo incutevano tra la gente paura e terrore.
Su cuncordu possiede - oltre al repertorio di canti sacri, già accennati in "Settimana Santa" ed in "Testi sacri" - un ricco repertorio profano, rappresentato dai canti come "su traju", "sos mutos", sa 'oghe rea, "su ballu tundu", "sa dansa", "su ballu cantigu" e "su ballitu", con numerose poesie di poeti scanesi come Ti' Antoni Piludu e Ninni Piras. È ancora molto viva anche la tradizione del ballo. I balli di Scano sono: "su ballu sardu" (a "ballu tundu"), "sa dansa", su "ballu cantigu" (a "passu torrau"), "su ballittu" e "su dillaru". Fra i suonatori del ballo scanese si ricordano Salvatore Rosa (noto "Ti' Mericanu"), che succedendo al padre in questo ruolo ha caratterizzato singolarmente il ballo di Scano, creandone una nuova melodia.
Alla vigilia della festa di Sant'Antonio Abate (vedi "Santi meno venerati" in "Santi venerati"), gli scanesi (pur essendo una tradizione diffusa nella maggior parte della Sardegna) appiccano fuoco a dei grandi tronchi, creando "su fogulone 'e Sant'Antoni" (il fuoco di Sant'Antonio), che sta a simboleggiare la leggenda di cui il Santo è protagonista, incentrata sul fuoco, portato dall'inferno durante il suo viaggio. In diversi paesi della Sardegna si accende il fuoco di San Sebastiano, variabile della tradizione ma che si accumuna alla nostra: lo scopo è quello di unificare la popolazione nel periodo invernale con un po' di calore (oltre, ovviamente, alla devozione al Santo). Dopo la tradizionale Messa de "su 'esperu" il 16 gennaio (il vespro serale della vigilia), presieduta da "su sotziu", il sacerdote benedice il grande focolare (che ha da poco iniziato a bruciare) con un'aspersione. Il tutto si svolge in una piazza adibita ad esso (piazza Sant'Antonio, appunto, nel rione Ladaralzos), tramite la costruzione di uno spazio circolare in cui si depositano i tronchi che verranno poi accesi. Nella piazza è presente anche una tettoia, utilizzata come punto ristoro, dove vengono serviti dei dolci ("padres frisos" soprattutto) accompagnati da musica tradizionale. Questa data (16 gennaio) sancisce l'inizio del Carnevale.
Riguardo alla tradizione suddetta, alleghiamo un eccellente elaborato multimediale realizzato da "MicroPiras company": https://youtu.be/WWDMHXdkZ_I?si=QkoGculgxqUgVsr4.
Alla vigilia della festa di San Giovanni Battista (vedi "Santi meno venerati" in "Santi venerati"), gli scanesi si divertono nel praticare due semplici ma calorose tradizioni. All'imbrunire del 23 giugno, solitamente i più giovani, vagavano per il paese alla ricerca di fontane (che a Scano non mancano di certo, vedi "L'architettura dell'acqua" in "Architettura scanese") con lo scopo bere dell'acqua da ognuna di esse. L'unica condizione era quella di riempirsi la bocca di quest'ultima e di doverla tenere fino all'arrivo ad una nuova fontana, dove verrà sputata. Questo si ripete fino ad aver toccato tutte le fontane. Concluso il giro, si sputerà definitivamente l'acqua, e le due o più persone che avranno fatto il "rituale" de s'abba muda (precedentemente citato, letteralmente "l'acqua zitta") assieme, potranno diventare compari (se nel caso dei maschi) e comari (nel caso delle femmine) recitando delle filastrocche. Nel mentre, scioglieranno tre nodi precedentemente fatti al fazzoletto usato per pulirsi il naso (il tradizionale "mancaloreddu"). Inoltre, i compari potranno saltare a braccetto il fuocherello di lavanda essiccata. Il fuoco si può saltare anche individualmente e senza aver fatto s'abba muda. In ambo i casi, per "saltare" il fuoco, s'intende passarci sopra con un saltello in due versi (da destra verso sinistra o viceversa e dall'alto verso il basso o viceversa), di modo da formare una croce.
Ecco le filastrocche recitate da "sos compares de Santu Zuanne":
Nel caso dei maschi, compares:
"COMPARE COMPARE,
BOS PONZO A GIURARE,
BOS PONZO IN ASSENTU,
COMPARES SEMUS
DE SU GIURAMENTU. "
Nel caso delle femmine, comares:
"COMARE, COMARE,
NO BENZEDE IN MALE,
BENZEDE IN BENE,
COMARE PIAGHERE,
COMARE ALLEGRIA
ISPOSA COMARE MIA
COMARE MIA ISPOSA
A BOIS SU GROFULU E A MIE SA ROSA. "
Nel caso che capiti un incrocio "comare e compare", il maschio dovrà recitare la poesia "COMARE, COMARE" e la femmina "COMPARE, COMPARE". Un'altra persona ci dice invece che non si recitasse la filastrocca maschile (la prima qui trascritta), e che la comare di un ragazzo (o il suo compare) recitasse la filastrocca femminile (la seconda qui trascritta) trasformandola al maschile (così facendo, non tornerà la rima tra "isposu-rosa", a differenza di "isposa-rosa").
Nell'anno 2022, la CGS (Consulta Giovanile Scanese) ha organizzato una manifestazione chiamata "Santu Zuanne e sas carrelas de s'abba muda", dedita alla rinascita di queste tradizioni, messe nel cassetto degli scanesi per diversi decenni (soprattutto quella de s'abba muda, che si stava quasi completamente perdendo). La manifestazione, ispiratasi da una simile organizzata dalla Pro Loco nel decennio precedente, ha continuato il suo svolgimento negli anni 2023 e 2024.
Ogni quattro anni, generalmente nei mesi di luglio e agosto, a Scano si svolge "Sa Festa de tota 'idda", una manifestazione popolare di grande interesse storico e turistico per le varie rassegne etnografiche, mostre, canti e balli tradizionali.
La storia
Sa Festa de tota 'idda nacque nel luglio del 1979. Al rifugio "La Madonnina", un gruppo di giornalisti frequentava un corso di aggiornamento promosso dal Gruppo di Studi e Ricerche Sociali della Sardegna. I corsisti sentirono l'esigenza di mettere in pratica le teorie studiate. L'obiettivo era quello di stimolare una comunità affinché organizzasse spontaneamente una festa del tutto originale. Si pensò che Scano potesse essere la comunità ideale per portare avanti questo esperimento. L'assessorato al turismo sposò la proposta e si attivò immediatamente per sensibilizzare i compaesani. La popolazione rispose prontamente all'iniziativa e nel giro di pochi giorni la festa aveva già il suo programma di eventi.
Lo spirito di partecipazione
Gli scanesi, presi da grande entusiasmo, aprirono le vecchie cassepanche e frugarono nelle soffitte di casa alla ricerca di attrezzi agricoli antichi. Questo permise di intraprendere un viaggio nella memoria del paese, riscoprendo così la storia e i grandi valori del passato della comunità scanese. Parteciparono in tanti, e tutti si organizzarono in comitati e gruppi spontanei. Ogni vicinato propose iniziative originali: si confezionò il pane fatto in casa come era in uso nel passato, si realizzarono mostre di manufatti tessili, di ricami e lavori all'uncinetto, di coltelli artigianali, di attrezzi agricoli, di cestini e di "bariles" (piccole botti che in passato si usavano al posto delle bottiglie). Si organizzarono cortei con i costumi tradizionali, si cantarono le opere dei poeti scanesi e si eseguì festosamente su "ballu cantigu", ovvero il ballo tradizionale eseguito al solo suono delle voci, furono messi in funzione antichi frantoi e vecchi mulini, e riattivate vecchie botteghe e laboratori artigiani. Si realizzò inoltre il primo murale dipinto dai giovani del paese. Molte cantine, "sos comasinos", furono aperte ai turisti, dove anziani in costume tipico offrivano da bere e raccontavano storie antiche.
L'evoluzione della festa
Questo spirito, vera anima della festa, si è mantenuto intatto per tutti questi anni: ogni 4 anni si continua a celebrare "Sa Festa 'e tota 'idda". Nelle ultime edizioni si è puntato molto, oltre che sulla promozione di Scano, della sua cultura e del suo territorio anche sull'esposizione e vendita di prodotti tipici locali, non soltanto enogastronomici come "su casizolu" (vedi "La lavorazione del formaggio" in "Alimentazione storica"), il pane nelle sue innumerevoli forme che le nostre nonne sapevano abilmente creare, i dolci tipici di Scano Montiferro (tra cui amaretos, suspiros e mustazolos), l'ottima produzione di miele, la carne del bue rosso, ma anche di artigianato tipico e pregiato come i tappeti e il coltello tipico sardo, come "sa resolza".
Fonti:
"Scano Montiferro - Ambiente - Storia - Tradizioni" a cura delle Scuole Medie di Scano Montiferro - Anno scolastico 1987-1988;
Fonti orali;
Profilo Facebook di "Antoni Flore Motzo";
"Sardegna Live".