In questa pagina sono elencati i numerosi rioni di Scano; quelli che hanno a sé riservata una pagina propria sono i più popolati e ricchi di patrimonio. Questi ultimi godono anche di una recente "fama" dovuta alla manifestazione de su "paliu de sos bighinados" ("Palio dei vicinati"), che raduna gli scanesi in contrade secondo la divisione rionale.
Rione posto nella parte Nord-Ovest di Scano, è posto sul colle di Santa Croce, cosa che lo rende estremamente scosceso. Al suo interno troviamo un ingresso del paese, raggiungibile dalla SP78 che collega Scano a Macomer, oltre che la sede della compagnia barracellare scanese. Nel suo punto più alto è collocata una piazza incompleta, da cui comunque possiamo godere di un ottimo panorama rivolto a una porzione del paese. Di fronte alla piazza in questione è posto l'ingresso dello storico serbatoio idrico scanese, oramai sostituito con uno più moderno nei pressi della chiesa di Santa Croce. Storicamente, la zona costituiva un luogo di pertinenza dei contadini che al tempo possedevano terreni nella zona, come testimoniano le numerose case in pietra (in parte diroccate) che tuttora possiamo osservare specialmente ai limiti settentrionali del rione. L'intera zona si è evoluta principalmente in seguito al dopoguerra, periodo in cui l'intero centro abitato di Scano ha accresciuto notevolmente le proprie dimensioni, costruendo case che, data l'elevata altezza, possono godere di un panorama mozzafiato sul mare e sulla vallata circostante tutto l'anno.
Il rione Turre è stato in passato uno dei rioni più popolati e importanti del centro di Scano. Infatti, il primo nucleo del paese era per l'appunto rappresentato da Turre, San Nicolò e Carrela 'e Mesu, dei quali abbiamo testimonianze risalenti sino all'età romana (vedi "La leggenda della fondazione di Scano" e "La leggenda del castello di Re Domine" in "Storie e leggende"). Dell'apparato urbanistico attuale, la maggior parte delle abitazioni visibili risalgono alla seconda metà dell'Ottocento, cosa che ci permette di immedesimarci nello stile di vita del tempo. In questo rione è collocato "Su Crastu 'e Tia Chicca 'e Monte", teatro della leggenda del geronticidio de S'Istrampu de Alere e che oggi è ancora perfettamente conservato. In particolare, a Turre è collocata una delle ultime vie in selciato originale conservate a Scano (vico I Turre), spazzolate via in seguito a una imponente campagna di bitumazione delle vie del centro di storico che ha interessato Scano a partire degli anni '80, salvo poi cambiare idea e quindi procedere a imitare l'antico selciato a partire dagli anni '10 del 2000, processo tuttora in corso nel nostro paese. Rilevante la presenza della casa di Hermano Paolo Falque, stazione della processione dell'11 settembre, data in cui il parroco compie una piccola Omelia direttamente dal balcone della suddetta casa. In questo rione ritroviamo l'oratorio delle Anime, sede dell'omonima confraternita e ulteriore tappa di numerose processioni. Di fronte all'edificio riscontriamo la presenza di un murale realizzato più di trent'anni fa, mentre a fianco dello stesso oratorio troviamo la fontana di "Tacaluboe", di recente restauro.
Secondo dei tre rioni storici scanesi, ospita l'oratorio di San Nicolò e la croce opera di Ferdinando Tozzi, oltre che la sede della catechesi scanese, nella cosiddetta "Casa del Fanciullo". Nel rione San Nicolò troviamo un'importante traccia riguardante il passato romano di Scano: infatti, in passato si era soliti prelevare materiali dal sito di Sulù, e tra questi presumibilmente si trova una colonna romana ora facente parte dell'ambiente esterno di un'abitazione storica di nuovo restauro. A lato dell'oratorio si trova l'unico arco d'ingresso a Scano conservatosi, che corona un piccolo vicoletto che collega il rione San Nicolò con il rione Tusio. Nella parte meridionale di San Nicolò è tuttora visibile un antico frantoio, ben conservato e ospitante le antiche apparecchiature (non aperto al pubblico, visibile solo se la finestra è aperta), risalente al 1865 a giudicare dall'anno indicato sull'architrave posto sull'ingresso. È interessante il caso di piazza Eleonora (vedi "Immagini"), costruita recentemente in seguito alla demolizione della casa di "Ti' Tombarinu", unica casa del paese a essere interamente circondata da strade, tanto che tuttora le è associato il detto: "Finidu su muru, finidu s'andare" ("Finito il muro, finito l'andare"). In generale, in tutto il rione non è raro imbattersi in tracce del passato, rappresentate generalmente dagli anni di costruzione scritti sugli architravi delle case.
Terzo dei rioni storici scanesi, ospita l'altra via in selciato originale superstite a Scano, che costituisce uno scorcio veramente tipico e suggestivo dell'abitato scanese. Carrela 'e Mesu era il cuore pulsante del paese, sino a quando la sua piazza centrale (nota come via Manno) non ha intrapreso un lento ma inarrestabile spopolamento, che la rende ad oggi praticamente inabitata. Proprio in questa piazza sono da riscontrare importanti tracce storiche, come un cartiglio riportante data 1784, decorato con dei motivi e con una croce, oltre che due statuette di teste umane risalenti al Settecento, probabilmente utilizzate come luogo per legare animali da soma. Oltre a ciò, nel rione di Carrela 'e Mesu è sito l'asilo "Sacro Cuore", dotato anche di una cappella privata. Come era stato per tutti gli altri rioni, anche la piazza di Carrela 'e Mesu era stata asfaltata, salvo poi aver restaurato abbastanza fedelmente buona parte del vecchio selciato, recuperando l'aura storica del rione.
Il rione "Maramadau" deve il suo nome al fiume sotterraneo che lo percorre trasversalmente, cosa che rende il suo terreno particolarmente favorevole per le coltivazioni. Sino all'inizio della costruzione delle abitazioni nella zona, l'intera area era nota col nome di "Sa Serra", termine che generalmente veniva utilizzato per indicare l'area bassa del paese (dal Corso in giù). La maggior parte del rione è stata edificata nel secondo dopoguerra, a eccezione di una sezione posta più in alto che risale alla prima metà del Novecento. In passato, gran parte del rione era posseduta da un'unica famiglia come latifondo, salvo poi essere stato diviso tra i numerosi eredi, mentre un'ulteriore sezione era stata espropriata dal Comune per la realizzazione di viale Kennedy, arteria fondamentale per il paese di Scano. Sino agli anni '80, il rione era ricco di attività artigianali (così come buona parte del paese), poi decadute a causa delle sempre più stringenti norme sul lavoro.
Il rione "Sa Rocchitta", noto così per via della presenza (in passato) di una roccia all'altezza dell'ingresso del rione in via Brigata Sassari, è posto nella parte sud-est del paese, luogo sopraelevato rispetto alla sottostante valle del fiume Fissula. Nella concezione comune, al rione di Sa Rocchitta viene fatta corrispondere anche la zona di "Su Furraghe", importante slargo della zona, e che in passato ha rappresentato il limite meridionale del paese, prima che il rione si espandesse verso est, in seguito al secondo dopoguerra.
San Giorgio è un rione posto nella parte meridionale del paese, interamente di recente costruzione. Come era stato anche per Maramadau e, in generale, per tutta la parte ovest del paese, anche questa zona veniva indicata col nome di "Sa Serra" (o meglio, a giudicare da una cartina del 1850, "Comunale Sa Serra"). Simbolo indiscusso della zona è la pineta, polmone verde del paese, oltre che luogo dove è possibile praticare attività ludiche e sportive. Questa, essendo frequentemente battuta dai venti, durante le afose giornate estive riesce sempre a fornire una boccata d'aria fresca. La pineta è stata piantumata per la prima volta negli anni '50, assieme ad alcune querce e sugherete che ora ne costituiscono il sottobosco, andando a sostituire una landa desolata e arida. Le strade del rione, sino agli anni '80/'90 (quelli della moda del bitume) erano interamente sterrate, oltre che scarsamente illuminate, così come per tutte le strade periferiche del paese. Ai giorni d'oggi, la pineta del rione ospita un campetto polivalente (calcetto e tennis) accessibile su prenotazione, attrezzature per l'attività sportiva oltre che un grande tavolo da pic-nic nella zona antistante la chiesa dedicata al Santo omonimo del rione, prospicente al belvedere della pineta sul paese, che offre una vista sul centro abitato replicabile solo dall'ulteriore belvedere posto ai piedi della chiesa campestre di Santa Croce.
Il rione Sa Serra, posto nella zona occidentale del paese, è il più vasto e popoloso rione del paese. Sebbene l'urbanizzazione del rione non sia così remota (le prime case risalirebbero agli inizi del Novecento), appare anticamente in una cartina del 1850 del paese, a dimostrazione dell'importanza che Sa Serra ha sempre costituito per il paese di Scano. Anticamente, con il termine "Sa Serra" si indicava un'area ben più vasta rispetto a quella attuale, includendo i rioni di San Giorgio, Maramadau e Ladaralzos, sino ad arrivare alla chiesa parrocchiale. Ovviamente, dicendo questo non si intende dire che le case che noi oggi conosciamo facessero parte del rione Sa Serra, bensì ci riferiamo ai terreni che precedentemente erano adibiti alla coltivazione. Come abbiamo già visto per gli altri rioni, gran parte dell'espansione rionale è stata raggiunta in seguito al secondo dopoguerra, culminando nella costruzione di case popolari nella zona di Cucuagios, ad oggi il limite meridionale di Sa Serra. A cavallo degli anni '80 e '90, nel rione è da segnalare la costruzione della palestra comunale e del campetto adiacente, tutt'ora utilizzati dalla Polisportiva Montiferru, avente sede nel nostro Comune.
Scano deve il suo nome proprio a Montrigu 'e Reos, luogo dove in antichità (precisamente in età romana) venivano giustiziati i criminali, e di particolare rilevanza sono le persecuzioni cristiane della zona, di cui sono da ricordare i Santi martiti Errio e Silvano, rinvenuti nell'oratorio di Santa Sabina nel 1628. Lo stesso nome, "Montrigu 'e Reos", significherebbe "Colle dei Colpevoli". A ricordo di questi accadimenti, nel centro dell'attuale parchetto si trova una colonna monumentale, tappa di estrema importanza per la processione dedicata ai Santi martiti Errio e Silvano del 15 settembre. L'edificazione urbana della zona è abbastanza recente, sebbene la zona fosse di particolare interesse già dall'Ottocento: qui, infatti, si trova l'ex lavatoio comunale, che nel tempo ha assunto diverse funzioni, sino a che ne è stato restaurato lo stato originale. Sempre a Montrigu 'e Reos oggi troviamo il cuore amministrativo del paese: qui si trovano sia il municipio che la caserma dei Carabinieri. Ad essere protagonista del rione è il parchetto, dotato di giochi per bambini, panchine e di un anfiteatro in cemento, luogo dove a cadenza annuale vengono inscenate delle sequenze. Infine, grazie alla presenza di un bar e di una gioielleria, potremmo benissimo dire che Montrigu 'e Reos sia uno dei capisaldi della vita del paese di Scano.
Il poggio di "Salighes", dove oggi si trovano la chiesa parrocchiale ed il cimitero, fu da sempre ritenuta un'area sacra, di culto e cimiteriale. Secondo quanto ci racconta lo storico Ettore Cabras, su questa altura, negli anni trenta del Novecento, furono rinvenute una mezza colonna di marmo e diversi sarcofagi precristiani che farebbero pensare all'esistenza di un'antica necropoli e di un tempio pagano, sito, appunto, presso le sacre fonti di "Salighes". Qui, nel 1616 e nel 1628 si scoprirono le tombe dei martiri Silvano ed Errio. Nel 1923, presso le loro sepolture, si ritrovò una lucerna sulla quale campeggiava una croce mentre nel 1984, durante i lavori di sistemazione stradale, vennero alla luce diverse tombe paleocristiane risalenti al II - III secolo. Sulla collina di Salighes sorse, prima del Mille, la chiesa di "Santu Pedru de Sàlighes", nata, come ricorda il Cabras, per essere "chiesa privata dei Giudici di Torres". Questo confermerebbe la sacralità riconosciuta di questo colle in tutta l'Isola. II 30 aprile del 1113, Costantino I, regolo turritano e sua moglie Marcusa donarono il santuario montiferrino ai monaci camaldolesi. In questi anni, centinaia di pellegrini, alla vigilia della festa di San Pietro, venivano a Scano per varcare la "Porta Santa" della chiesa, posta nell'attuale cappella del Rosario, al fine di ottenere indulgenze, ad imitazione delle basiliche romane.
Ai giorni d'oggi, il rione comprende la maestosa e già nominata parrocchiale, il cimitero ottocentesco, un teatro ed una piazza dedicati al Canonico Vassallu (Nonnu Mannu) e diverse attività commerciali.
Ora vediamo quelli che sono i rioni secondari del paese, non inclusi nella lista precedentemente fatta:
-) Saggioro e Rioro, parte finale del paese (viale Giovanni XXIII) diretta verso Cuglieri, conosciuta dagli scanesi come luogo amoroso. Tradizionalmente, l'accesso a Rioro veniva compiuto solamente dopo aver superato i 14 anni d'età;
-) S'Istradone, il rione che include tutto il Corso del viale Vittorio Emanuele II, dal tratto di Rioro al largo Mons. Contini, includendo l'Ottocentesca piazza Regina Elena (nota come "Carrela 'e Funatana", in italiano "piazza Fontana");
-) Sa Carrela Manna, slargo in via della Scala (S'Iscala de sa Corte) e passaggio di molte processioni (nella foto di copertina, il pellegrinaggio del 12 settembre verso Pedras Doladas);
-) Tosio (o Tusio), rione a cui dà il nome il torrente passante per quella via, posizionato immediatamente sotto al colle di Santa Croce;
-) Su Monte Granaticu, caseggiato ove ha ora sede il Banco di Sardegna, a sud di Turre. Ospitava il deposito del grano degli scanesi sin dal Settecento;
-) Piatza Piroddi, luogo tradizionale dell'Incontro Pasquale tra Maria e Gesù Risorto (già menzionato nella Settimana Santa). Segna il centro del Corso;
-) Ladaralzos, posto nella parte nord-occidentale del paese, sino agli anni '90 rappresentava una "zona 167" (di edilizia pubblica o popolare). Di interesse è la piazza Sant'Antonio, luogo dove da un po' di tempo è stata spostata la sede del tradizionale "Fogulone", acceso ogni 16 gennaio;
-) Puba, zona caratterizzata dalla presenza dell'ex Centro Giovani Zac e del suo parco giochi annesso. Il rione è confinante con il colle di Salighes, ed è sede di molti terreni privati degli scanesi;
-) Iscala Rugia, ultima zona edificata di Scano, è anche la meno popolata, in quanto gran parte del suo territorio è preposta come zona artigianale del paese. Nel territorio confinante con Puba, all'uscita diretta verso Sennariolo e Ladaralzos, troneggia la statua bronzea della Vergine di Tutti i Santi, posizionata nel 2006 in occasione del cinquantesimo anniversario dell'incoronazione del Simulacro. Questa zona è meta, il 31 di maggio, del pellegrinaggio dedicato alla Madonna Missionaria.