Suits è una serie statunitense intensa, empatica, sorprendente ed emozionante. Di genere legal drama, è stata creata da Aaron Korsh, trasmessa in prima visione assoluta negli Stati Uniti dalla rete via cavo USA Network dal 23 giugno 2011 al 25 settembre 2019 per nove stagioni. In Italia lo show ha esordito il 10 marzo 2012, trasmesso in prima visione Pay TV da Joi e successivamente in chiaro dai canali Mediaset. Oggi la serie è disponibile su Netflix.
Trama
Harvey Specter è uno dei più importanti avvocati di New York e lavora a Manhattan. Ha una passione smodata per gli abiti sartoriali e la vita mondana, ma non sopporta i neolaureati di Harvard. Presso lo studio in cui lavora, quello di Pearson Hardmann, è incaricato di assumere uno di questi studenti come suo assistente: non una scelta felice, visto che Harvey odia anche il lavoro in coppia, ma non può sottrarsi alle regole di Pearson Hardmann, che invece nel proprio studio accetta soltanto i laureati a Harvard. Un giorno Harvey incontra per caso Mike Ross, che dimostra di essere un ragazzo estremamente intelligente e provvisto di memoria eidetica, capacità che gli consente di memorizzare le immagini solo dopo pochi secondi.
L’incredibile intelligenza di Mike gli ha permesso, in passato, di sostenere esami al posto di altri studenti e di superarli con ottimi voti, però c’è un problema: nonostante abbia superato l’esame di ammissione all’albo, il ragazzo non è in possesso dei requisiti minimi richiesti dallo stato di New York per essere ammesso all’esame. Ciononostante, Harvey decide di assumerlo comunque come suo assistente e comincia con lui ad affrontare vari casi. L’unica persona che sia a conoscenza del segreto di Ross è la segretaria di Harvey, Donna, che però continua a celare e custodire per sé la verità su Mike. Nella prima stagione facciamo poi la conoscenza di Louis, eterno rivale di Harvey, e Rachel, paralegale con cui Mike avrà diversi flirt.
Suits, perché guardarla
Se cercate una serie che parli del mondo degli avvocati, senza però perdersi nei dettagli più intricati del mestiere, Suits è la serie che fa per voi. La struttura episodica della serie è quella, classica, basata sull’esplorazione di un caso che va a occupare un intero episodio, in ogni stagione. Solo che per la sua intera durata, dalla prima alla quinta stagione, Suits non si concentra sui meccanismi di funzionamento della legge, affrontandola nei particolari con approccio realistico e veritiero. A far da nucleo narrativo della serie è, al contrario, la continua tentazione di eludere il giusto, abbracciando l’errore e la possibilità di oltrepassare ciò che è moralmente ed eticamente considerato onesto. La legge è un raggruppamento di dettami la cui rigidità può facilmente essere aggirata e superata, e gli avvocati di Suits cedono continuamente alla brama di scoprire cosa accade procedendo così. Il personaggio di Mike (Patrick J. Adams) è così vincolato alla criminalità anche – e soprattutto, vista la protezione che gli viene assicurata dal suo completo da ufficio – ascendendo verso i massimi gradini della scala sociale e dei grattacieli di Manhattan, che sembrano garantire dollari, prestigio e successo a priori, solo perché si è entrati nel gioco.
Suits diventa così una sorta di crime drama in cui a generare tensione è il continuo sfregamento fra quel mondo, apparentemente pulito, con quello criminoso con cui flirta, ma rivisitato secondo il linguaggio del legal drama. Va però specificato, ancora una volta, che Suits non è una normale serie legal: i processi sono appassionanti pur senza una scrittura che si attenga fedelmente alle dinamiche del tribunale, o forse proprio per questa deliberata scelta. E così le scene più legate all’aspetto giuridico della storia appaiono come momenti divertenti, ironici e irresistibilmente esagerati.
Proprio come accadrebbe in una serie crime, inoltre, bene e male si fronteggiano senza mai annientarsi, e si accompagnano senza mai incontrarsi: le azioni vengono scisse in giuste e sbagliate, ma i personaggi si trovano sempre in un’appagante dimensione di mezzo, senza volerne uscire. Soprattutto Harvey Specter, interpretato da un Gabriel Macht in grado di donarsi totalmente alla personificazione di un antieroe con tutti i crismi del tipo: un individuo tendenzialmente egoista e manipolatore, complesso, mai totalmente retto e per questo affascinante. Il suo rapporto filiale e sfaccettato con Ross, che incarna la nostra prospettiva sul mondo degli avvocati (a cui, come lui, siamo piuttosto esterni), è uno dei fattori di successo principali per Suits; una relazione di strana fedeltà, fra mentore e protetto, che ricalcando l’immaginario costituito da Breaking Bad (e dai suoi Walter e Jesse), sembra voler ancora una volta strizzare l’occhio al mondo crime, ma sempre nei cardini del dramma legale.
Alcune citazioni della serie
Harvey Specter: “Lo vedi quel tizio laggiù vicino al fax?. Guardalo bene: non diventerà mai socio”.
Mike Ross: "Certo…magari perché ha fatto una pessima scena della matricola?!”.
Harvey Specter:”No, perchè non ci arriva…”.
Mike Ross:” A che cosa?”.
Harvey Specter:” Al fatto che fare bene il proprio lavoro non è abbastanza, che anche organizzare una cena della matricola può essere importante, anche se pensi che non sia così. Mi hai preso per il culo perchè entro ed esco quando mi pare, sai perchè posso farlo?. Perché quando sono arrivato mi sono dato da fare: sembrava che lavorassi 100 ore al giorno. Adesso posso arrivare quando voglio, perché nessuno può mettere in dubbio che io faccia il mio lavoro, mettitelo bene in testa: le prime impressioni rimangono, se parti nelle retrovie non arriverai in testa”.
Harvey Specter: “Fai così se ti puntano una pistola alla testa?!”.
Mike Ross: “Ma che stai dicendo, fai quello che ti dicono o ti fanno fuori!”.
Harvey Specter: “Niente affatto, gli prendi la pistola o ne tiri fuori una più grossa o vedi il loro bluff o scegli una delle altre mille soluzioni. Se ti fai mettere in ginocchio non sai fare questo lavoro”.
Louis Litt:”Libro più antico nella biblioteca di Harvard?”.
Mike Ross:”La Bibbia”.
Louis Litt:”Sbagliato, la Bibbia di Gutenberg”.
Mike Ross:”Sanno tutti che è la Bibbia di Gutenberg”.
Louis Litt:”Andava specificato, in questo gioco occorre precisione, del resto è la legge stessa che la impone. Quanti presi…?”.
Mike Ross: ”8”.
Associato: “Non vale, neanche era finita la domanda!”.
Mike Ross:” Si che vale, la domanda era quanti presidenti degli Stati Uniti hanno frequentato Harvard… vuoi i nomi?”.
Louis Litt:”No, non serve… Quanti giudici della corte suprema provengono dal nostro ateneo?”.
Associato:” 5… niente da dire Ross?”.
Mike Ross:”No, a parte il fatto che hai sbagliato”.
Louis Litt:”Scalia, Roberts, Kennedy, Breyer, Kagan…”
Mike Ross:” Ginsburg!”
Associato:”Ruth Bader Ginsburg studiava alla Colombia”.
Mike Ross:” Si è laureato alla Columbia, però ha frequentato Harvard per due anni. La domanda era: quanti giudici provengono da Harvard?, beh lei ha scritto per la Harvard Law Review e quando ha cominciato a frequentare la Columbia proveniva da Harvard. In questo gioco occorre molta precisione, del resto è la legge stessa che la impone”.