Rosalind Franklin: un furto da Nobel
*musica d’effetto, voce dal fuori campo*
Uno dei furti più emblematici della storia. Una donna, tre uomini (se così li possiamo definire) e una foto. La foto. Il patriarcato che distrugge l’etica; la storia che dimentica una personalità unica.
*fine musica d’effetto*
Rosalind Franklin, un nome che per molti risulterà sconosciuto, apparteneva ad una delle donne più forti e brillanti che la storia abbia mai conosciuto.
Oggi, se avrete la pazienza di leggere, ve la farò scoprire, sperando anche di farvi riflettere e ispirare.
Ci troviamo negli anni venti del secolo scorso, a Londra. Qui nasce Rosalind, secondogenita di una famiglia ebraica di banchieri, abbiente e molto amorevole. Il padre aveva studiato scienze, per poi seguire le orme dei sui predecessori, mettendosi a lavorare nel settore finanziario; la madre invece, come ogni donna di quell’epoca, intratteneva i rapporti sociali della famiglia e si occupava dei figli. Rosalind fin da bambina si mostra dotata di una intelligenza sopra la media, una innata curiosità verso tutto ciò che la circondava e una spiccata bravura in qualsiasi ambito: le lingue, il latino, gli sport, ma soprattutto le materie scientifiche, a cui si lega particolarmente dopo che a nove anni entra in collegio. Durante i suoi anni di istruzione si dimostra una spanna sopra a tutti gli altri. La sua bravura però non era ben vista dai parenti che la circondavano, i quali avevano una visione tradizionale della donna. Vi spiego un attimo cosa intendo: la donna doveva essere la bellezza da guardare, un soprammobile, utile solo in casa e per pochi altri compiti; mentre l’uomo era colui che prendeva le decisioni, veniva istruito e lavorava. Oltretutto Rosalind aveva osato mostrarsi interessata alle scienze, materia solo per i real manly man. In più non andava bene che una signorina fosse così intelligente, come avrebbe fatto poi il marito a mantenere la sua virilità? Rosalind fu una delle prime a rompere gli schemi, senza guardare in faccia a nessuno.
Il padre, nonostante credeva che una buona formazione non fosse necessaria ad una donna, alla fine si lascia convincere (ma che gentile) e fa continuare gli studi alla figlia, che nel 1938 decide di iscriversi al corso di scienze naturali a Cambridge. Questi anni però si riveleranno turbolenti a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, che influenzerà molto il futuro della giovane donna: nel 1941, finito il percorso di studi, ella inizia a lavorare in un laboratorio bellico che studiava i vari utilizzi del carbone, permettendo il miglioramento delle maschere a gas usate dai civili durante i bombardamenti. Ah sì, quasi dimenticavo: nel tempo libero faceva anche la guardiana antiaerea di Londra.
Finita la guerra prende un dottorato, sempre a Cambridge, e poi viene chiamata da uno scienziato di Parigi per studiare la diffrazione dei raggi X sulle molecole. Spiegato in parole povere: viene bombardato di raggi X (ovvero onde di luce con alte frequenze) una molecola, che li assorbe e li risputa fuori, permettendo di studiarne la struttura atomica. Rosalind diventa un’esperta cristallografa e nel 1951 è chiamata da Jhon Randall a Londra per applicare le sue conoscenze nelle ricerche sul DNA.
In questi anni tutto il mondo scientifico stava avanzando ad una velocità straordinaria e per la nostra storia è importante fare un focus sul settore della biologia, nel quale c’era una vera e propria competizione a chi avrebbe trovato prima la quadra riguardo alla questione del patrimonio genetico, che da anni destava la curiosità di molti e la perplessità di altrettanti.
Ed è adesso che succede il fattaccio.
Si ritrova affiancata da Maurice Wilkins, James Watson e Francis Crick, anche loro ricercatori nel suo stesso campo; ma a differenza di Rosalind, la quale svolgeva studi sperimentali proprio tramite i raggi X, il lavoro dei tre uomini era prettamente teorico. Wilkins la considera agli inizi come un’assistente, e quando la donna si ribella, pretendendo di studiare come una scienziata indipendente, SIA MAI, si crea un clima teso, dovuto alla grande misoginia presente. Inoltre, ad aggiungere benzina al fuoco, ci si mette un’immagine trovata da Rosalind, successivamente rivelatasi sbagliata, che discordava con la teoria della struttura a doppia elica del DNA dei tre biologi. Questi infatti da un po' di tempo stavano elaborando una teoria, ed era proprio la scienziata a contribuire ai loro lavori tramite informazioni di natura sperimentale.
Ella un giorno decide di tentare un nuovo approccio per avere ulteriori informazioni: bombardare di raggi X per 100 ore un campione di materiale genetico, in modo da ottenerne un’immagine nitida. Questa operazione rivela proprio la veridicità della teoria di Watson, Crick e Wilkins, informazione che Rosalind attende a comunicare, come da protocollo per scoperte così, volendo fare ulteriori accertamenti.
Wilkins però c’aveva l’ansia di pubblicare degli sviluppi e di prendersi i meriti, quindi decide di rubare le foto di Rosalind, in particolare la foto numero 51, e completare la sua teoria, scrivendo nel 1953 un articolo su “Nature” che cambia completamente il panorama scientifico. Rosalind però, completamente ignara di ciò, quando legge l’articolo, credendo di essere arrivata seconda, scrive a sua volta sulla rivista per sostenere i colleghi attraverso le sue foto; quando invece era proprio attraverso di esse che si era arrivati alla scoperta, non il contrario! Dopo l’evento cambia ambito di studi, concentrandosi nello studio dei virus, un altro settore nel quale contribuisce enormemente. Oltretutto, non per dire niente, gli strumenti che usava Rosalind per fare tutte le sue ricerche se li era costruiti da sola da zero…
Purtroppo la scienziata si ammala molto giovane di tumore alle ovaie, si presuppone per l’esposizione eccessiva alle radiazioni, e muore nel 1958, a soli 38 anni.
Nel 1962 Watson, Crick e Wilkins ottengono il Nobel, passando alla storia come coloro che scoprirono la vera struttura del DNA, cancellando ufficialmente ogni contributo della donna, non menzionandola nemmeno nel discorso di ringraziamento di ritiro del premio. Ma per fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, Wilkins è abbastanza narcisista ed egocentrico da pubblicare un libro su come avesse raggiunto la sua scoperta, nel quale non solo nomina Rosalind, ma la denigra pure, facendo trapelare il suo sentimento di superiorità nei suoi confronti in quanto uomo. Narra tutta la storia come se avesse preso in prestito una matita dall’ufficio della scienziata, prendendola anche in giro sui modi che aveva e su come fosse così precisa, metodica e cauta nelle sue ricerche. Fu la migliore amica di Rosalind, Anna Sayre, che dopo la pubblicazione del libro inizia una campagna per darle il riconoscimento che meritava, ottenendo infine giustizia.
*rimetti musica d’effetto*
Questo è la storia di Rosalind Franklin, un salto nel passato che spero vi aiuti a riflettere meglio sul presente e sul futuro. La scienza non ha sessi, e soprattutto, l’intelligenza è di coloro che la usano, non che la sfoggiano.
*fine musica d’effetto*
Zau zau