Dove si ferma la forza delle parole? Quando l'arte diventa l'unico strumento che possa descrivere il candore del Natale, la malinconia degli abbracci, la magia dei suoi occhi? Perché ripudiamo la penna ancor prima di impugnarla?
C'erano delle lacrime d'acqua. Tante, troppe per essere contate. Eppure immergersi pare più invitante che pericoloso. Così lo fai. C'erano anche dei granelli ocra a supportare tutte le gocce. Tanti, troppi per essere contati. Si nascondono tra le pieghe della carne e tra i fili dei capelli, ma non disturbano. Così, la stessa acqua che ti richiamava a sé, ora ti protegge dai rumori che ti infestano i pensieri e ti porta al limite che la separa dal cielo.
Le palpebre offrono un velo nero per ripararti dai flebili raggi del Sole, le orecchie godono dei suoni prodotti dagli ingranaggi della mente, ora più lenti, il naso attribuisce un profumo all'aria, la lingua assapora tutte le parole mai pronunciate e la pelle mostra tutti i suoi nervi in piccoli puntini, fiera.
Il tempo passa in secondo piano, senti l'inconscio prendere il controllo al punto da volerti pizzicare. Ma non sei veramente pronto ad abbandonare il sortilegio che ti ha stregato.
Se un poeta fosse passato per di lì, avrebbe inciso dei solchi a forma di lettere nella sabbia per rubare un frammento di quel momento e renderlo immortale, anche se l'acqua ne avrebbe presto cancellato le tracce. Se un pittore avesse visto la scena ne avrebbe dipinto i brividi o avrebbe macchiato la tela con segni spessi, per porre l'attenzione su ciò che lui conserverebbe sempre per sè. Se a scorgere quel momento fosse stato un musicista, lo avrebbe reso protagonista di un brano infinito, pronto ad aggiudicarsi il primato di "preferito". Tu, uscito dall'acqua, lo racconterai semplicemente dicendo che hai fatto il bagno al mare, quando in realtà c'è già un conto alla rovescia impostato sul prossimo.
Lucrezia Del Zio