I premio
IV Concorso di Poesia
in Memoria di
Lillo di Bonsulton
3 agosto 2026
Aula Consiliare
Comune di Pantelleria
3 agosto 2026
Aula Consiliare
Comune di Pantelleria
1° Premio
Categoria adulti: poeti affermati
Sezione A: lingua italiana
Il contadino delle stelle
Per Filippo Panseca
Sorridevi alle etichette leggere
che gli uomini appendono ai sogni,
come vele fragili
su mari che non conoscono.
Ti chiamavano contadino.
E forse ignoravano
che nella terra dormono le galassie,
che ogni seme custodisce una costellazione,
che la zolla è la prima tela
e il raccolto la più antica delle opere.
Avevi attraversato continenti,
capitali, saloni e stagioni,
portando visioni oltre i confini,
eppure il tuo regno più autentico
non aveva mura né troni.
Aveva filari piegati dal maestrale,
origano odoroso di sole,
mani impolverate di vita
e un orto affacciato sull’infinito.
Là dove Pantelleria emerge dal mare
come un’antica balena di basalto,
nera di fuoco e gravida di luce,
dove la lava custodisce
il respiro del vulcano
e il mare canta con voce millenaria
alle scogliere del tempo.
La scegliesti.
Negli anni delle rivoluzioni e delle speranze,
quando il mondo inseguiva il nuovo
con il passo febbrile dell’urgenza,
tu riconoscesti in quell’isola nera
la forma segreta del destino.
Ascoltasti il linguaggio delle rocce,
il respiro profondo delle onde,
il silenzio antico custodito nei dammusi.
E rispondesti.
Con la Caserma delle Arti.
Un avamposto d’immaginazione,
una cittadella disarmata
dove le idee marciavano scalze
e la bellezza disertava il conformismo.
Da allora il tuo nome
si è intrecciato ai sentieri,
alle vigne basse che sfidano le raffiche,
ai muretti a secco
simili a spartiti di pietra
scritti dalla pazienza dei secoli.
Come la vite rannicchiata
nella conca del vento,
conoscevi l’arte dell’umiltà resistente:
inchinarti alla tempesta
senza consegnarle l’anima.
Radice e orizzonte.
Zappa e cometa.
Terra e infinito.
Mentre l’alba accendeva gli orti
con dita di rugiada,
seminavi idee.
Le affidavi al sole,
al sale,
alla segreta capacità degli uomini
di riconoscere la meraviglia.
Poi arrivava la sera.
L’ora prediletta.
L’istante in cui il giorno
consegna le sue chiavi alla notte,
quando l’orizzonte si veste
di rame, ambra e melagrana.
Altri vedevano il giorno morire.
Tu vedevi la luce cambiare pelle.
Altri contavano le ombre.
Tu ascoltavi il colore del silenzio.
Per questo costruisti
il Mausoleo del Tramonto.
Non per contendere il passo alla morte,
ma per abitare quell’attimo sospeso
in cui l’eterno sfiora il tempo.
Non un monumento alla fine,
ma una dimora per la meraviglia.
Come se avessi voluto restare
nel punto esatto in cui il cielo muta respiro,
dove ogni addio conserva
il seme segreto di un ritorno.
E come ogni autentico seminatore
non trattenesti il raccolto.
Alla tua isola lasciasti un dono.
Non oro.
Non marmo.
Non gloria.
Lasciasti opere vive.
Disseminate tra i paesaggi di Pantelleria,
tra l’azzurro profondo del mare
e il nero lucente della lava.
Dal bianco di titanio
nacquero superfici che respirano.
Non quadri.
Ma alberi invisibili.
Foglie di luce
capaci di bere l’ombra dell’inquinamento
e restituire limpidezza al respiro del mondo.
Così l’arte smetteva di rappresentare la vita
e imparava a proteggerla.
La pittura diventava linfa.
La linfa diventava aria.
L’aria diventava dono.
Ancora una volta
sceglievi la strada più difficile:
non creare soltanto bellezza,
ma renderla necessaria.
Lasciare a Pantelleria, terra amata,
un gesto capace di continuare,
oltre il tempo degli uomini,
a prendersene cura.
Le stagioni hanno consumato sentieri,
scolorito cancelli,
disperso molte voci.
Non hanno saputo cancellare
la traccia lasciata da chi trasformò
un’isola in visione.
Avevi compreso ciò che sfugge ai più:
l’infinito non abita le nuvole.
Germoglia rasoterra.
Nel seme affidato al futuro.
Nell’orto che conosce la pazienza.
Nell’ulivo che si piega e resiste.
Nel tramonto che ogni sera
rinnova il suo patto di luce con il mare.
E in quelle opere bianche
che continuano a respirare per l’isola,
s’innalzano alberi silenziosi
cresciuti dalla tua immaginazione.
Per questo Pantelleria
non custodisce soltanto il tuo ricordo.
Custodisce la tua presenza.
Nelle pietre che raccolgono il sole.
Nei fiori di cappero che ondeggiano al vento.
Nelle pareti che respirano per gli uomini.
E quando l’ultimo sole
scivola lento dietro il mare
tra porpora, rame e silenzio,
sembra che l’isola intera,
per un istante,
espiri lentamente
il tuo nome.
Giusy Andaloro