Il modello di crescita economica che ha caratterizzato gli ultimi 150 anni di storia è detto “economia lineare”, basata sull’estrazione di materie prime sempre nuove, sul consumo di massa e sulla produzione di scarto una volta raggiunta la fine della vita del prodotto.
Economisti di fama mondiale come Gunter Pauli a cui si deve lo sviluppo dei principi della Blue Economy e pensatori illustri come l’architetto Walter Stahel, il fisico Amory Lovins, i designer William McDonough e Michael Braungart, l’economista Nicholas Georgescu-Roegen, hanno contribuito a sviluppare linee di azioni per fermare lo spreco di materia, l’inquinamento da fonti fossili, promuovendo la produzione efficiente, il riciclo, le energie e fonti rinnovabili.
Il risultato è confluito nel concetto di "economia circolare", ovvero un modello di economia che riduce e elimina lo scarto, differenzia le fonti di approvvigionamento di materia e fa vivere più a lungo, massimizzandone il valore d’uso, i prodotti di consumo. L'economia circolare è "un’economia pensata per potersi rigenerare da sola", ovvero utilizzare senza sprechi tutto il potenziale contenuto nella materia, e, al termine, chiudere il cerchio con la natura restituendo alla terra quello che le è stato tolto.
Facciamo finta di non saperlo, ma le risorse della Terra non sono infinite. Solo nel 2010 nell'economia mondiale sono stati immessi 65 miliardi di tonnellate di nuovi materiali, divenuti 82 miliardi nel 2020. Alla luce della crescita demografica e dei consumi pro capite crescenti occorre dunque cambiare rotta. Il modello lineare fin qui adottato - produci, consuma, getta - non può più funzionare. Per tanti motivi: per scarsità delle risorse, per le problematiche ambientali e di inquinamento che comporta, per le difficoltà di approvvigionamento, per gli eccessivi costi. Per tutti questi motivi occorre chiudere il cerchio, adottando un modello economico circolare, quindi un sistema economico che sia in grado di potersi rigenerare da solo. In un'economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati. In un modello circolare i rifiuti vengono riciclati, riutilizzati, reimmessi nel ciclo produttivo. Non sono più scarti, ma ritornano materiali (*cit. v. bibliografia).