Pur rivelando esiti non eccessivamente sorprendenti, l'articolo mette in evidenza una dinamica che nell'epoca delle relazioni liquide, potrebbe giocare un peso importante.
Il pezzo offre spunti pedagogici sul ruolo e sull'importanza della comunicazione, dell'empatia e dell'educazione socio-emotiva anche nell'era digitale. Lo studio sottolinea come la modalità di chiusura di un rapporto, anche breve o superficiale, abbia un impatto significativo e duraturo sul benessere psicologico.
Il punto chiave del testo è che "la comunicazione conta", anche e soprattutto nella fase di chiusura di una relazione.
Pedagogicamente e psicologicamente, il rifiuto esplicito, pur doloroso, è una forma di comunicazione che permette all'individuo di raggiungere una "chiusura emotiva" o closure. Fornisce una risposta, per quanto negativa, che consente di elaborare il lutto della relazione e avviare il recupero.
Il ghosting, al contrario, è un atto di non-comunicazione e un'esclusione sociale (ostracismo). Lascia la vittima in uno stato di incertezza e confusione prolungata che è il vero veleno pedagogico, ostacolando l'elaborazione dell'esperienza e prolungando la sofferenza. L'incertezza impedisce l'apprendimento dall'esperienza e la risoluzione del conflitto interiore.
La percezione di chi viene ghostato che l'altra persona sia "meno morale" evidenzia come il ghosting venga recepito come una mancanza etica e di rispetto fondamentale, minando la fiducia interpersonale. Non solo, la percezione di chi subisce la scelta altrui, mina nelle fondamenta l'autostima e il senso di autoefficacia.
Dalla lettura dell'articolo emerge evdente il bisogno urgente di educazione socio-emotiva specifica in generale e specifica per il contesto digitale:
La tendenza a credere che sparire sia un modo "più delicato" per chiudere dimostra una profonda mancanza di consapevolezza empatica sulle conseguenze delle proprie azioni siano essere “in presenza” che digitali. Per quanto attiene lo specifico di quest'ultima, la pedagogia deve intervenire per insegnare che la distanza fisica dello schermo non annulla il dovere di considerazione, coerenza e rispetto per i sentimenti altrui. Dobbiamo educare a "interazioni più consapevoli ed empatiche anche online".
Il ghosting è spesso una strategia di evitamento del conflitto o del disagio. Pedagogicamente, questo comportamento è problematico perché non insegna all'individuo (il ghoster) a gestire conversazioni difficili, a esprimere assertivamente i propri bisogni o a praticare la responsabilità nella chiusura di un rapporto. È necessario lo sviluppo di abilità di comunicazione maggiormente matura.
Lo studio ricorda che il ghosting (ostracismo) minaccia quei "bisogni psicologici fondamentali". La pedagogia dell'affettività deve insegnare a riconoscere e rispettare il bisogno umano di appartenenza, autostima e controllo sulla propria situazione, tutti negati dall'essere improvvisamente ignorati.
La Pedagogia come guida all'elaborazione emotiva
Il ruolo della pedagogia è anche quello di supportare chi subisce l'esclusione.
Riconoscendo che il ghosting provoca una sofferenza psicologica più duratura, gli interventi educativi o di supporto devono concentrarsi sull'aiutare l'individuo a superare lo stato di incertezza e a ricostruire il senso di sé e della relazione interrotta, anche in assenza di una spiegazione esterna.
Il fenomeno del ghosting rientra nell'ambito della cittadinanza digitale. L'educazione deve formare cittadini che non siano solo competenti nell'uso della tecnologia, ma anche responsabili, etici e rispettosi nelle loro interazioni online.
Premi il tasto sotto per leggere l'articolo relativo alla ricerca sul “Ghosting”, pubblicato su “la Gazzetta del Mezzogiorno – in salute” di giovedì 13/11/2025.