PETRARCA E LA PRIMAVERA IN MUSICA: "ZEFIRO TORNA"
di Eugenio Davide Ecker
PETRARCA E LA PRIMAVERA IN MUSICA: "ZEFIRO TORNA"
di Eugenio Davide Ecker
Francesco Petrarca (1304 - 1374)
Claudio Monteverdi (1567 - 1643)
Luca Marenzio (1553 - 1599)
Francesco Petrarca, nato ad Arezzo nel 1304, figlio di un notaio visse ad Avignone dove era stata spostata la sede pontificia; studiò in seguito diritto all’Università di Bologna. Dopo il fatale incontro con Laura nel 1326, incontro che segnò per sempre la sua vita, prese gli ordini minori. Nel 1342 venne incoronato poeta a Roma e in seguito si ritirò ad Arquà nella solitaria quiete dei Colli Euganei, dove morirà nel 1374. Una personalità complessa quella del Petrarca: avviato alla carriera diplomatica grazie alla sua straordinaria eloquenza, visse sempre un profondo tormento interiore tra il desiderio di solitudine e la ricerca della fama letteraria. Per tutta la vita tentò di conciliare gli ideali della cristianità con l’amore per la cultura classica e per l’ambizione poetica. A differenza di Dante, Petrarca non soffrì mai il continuo spostarsi da un luogo all’altro; gli impegni diplomatici rappresentarono invece per lui l’occasione per visitare monumenti, cattedrali e biblioteche tra le quali la celebre Biblioteca Capitolare di Verona dove studiò i manoscritti di Cicerone. La fama di Petrarca è legata al Canzoniere, raccolta di 365 poesie non ordinate cronologicamente ma seguendo un percorso spirituale ed emotivo dell’autore. Preceduto da un sonetto introduttivo il Canzoniere è diviso in due parti: la prima In vita di Laura presenta la sofferenza del poeta per un amore non ricambiato e perché questo sentimento lo allontana dalla sua ricerca spirituale e culturale. La seconda, In morte di Laura raccoglie invece le poesie scritte dopo la scomparsa dell’amata nelle quali è presente la riflessione sulla brevità della vita, la vanità delle cose ed altre tematiche come la natura, la bellezza femminile e l’angoscia per la morte. Scritto in volgare toscano, il Canzoniere venne rimaneggiato più volte diventando poi un modello stilistico per i poeti dei secoli successivi. Il sonetto Zefiro torna e ‘l bel tempo rimena poggia celebra il ritorno della primavera quale stagione apportatrice di vita attraverso tutte le sue manifestazioni come il risveglio della natura e degli amori. Esso poggia sul contrasto tra il sentimento gioioso della bella stagione e la solitudine mesta e dolorosa del poeta; egli non può infatti prendere parte al canto gioioso della natura e questo tripudio di colori perché questa serenità accentua il suo dolore. La prima parte ha una connotazione positiva e appartiene al campo semantico della primavera annunciata dal vento di ponente ed espressa attraverso una serie di immagini figurate quali il canto degli uccelli, la fioritura, le tinte vivide, il risveglio degli animali dal letargo, l’accoppiamento degli animali. La seconda parte presenta invece un carattere negativo, pervaso di tristezza e di malinconia; qui Petrarca si pone in diretto contrasto con gli eventi gioiosi della natura, pure da lui descritti, poiché alla celebrazione della primavera fa seguire l’infelicità per il suo amore perduto. In sostanza questo sonetto poggia sull’antagonismo tra la gioia per il ritorno della bella stagione e la solitudine dolorosa del poeta: proprio quest’ultima rovescia il concetto di felicità e gli fa apparire la primavera come un deserto popolato di belve feroci. Notiamo come Petrarca, per rafforzare l’immagine di solitudine e dolore, fa ricorso a termini molto forti come deserto, aspre, selvagge. Per ironia della sorte conobbe Laura proprio in un giorno di primavera ed ora la bella stagione gli è quasi insopportabile: dopo la scomparsa della sua amata ogni altra donna non gli interessa poiché egli è chiuso nel proprio dolore.
Naturalmente dei versi così belli non potevano sfuggire alla musica: Zefiro torna e ‘l bel tempo rimena venne musicato più volte, da Philippe de Monte, Alfonso Ferrabosco, Girolamo Conversi, Bernardo Giacomini e Jan Tollius. Tra le versioni più celebri quella di Claudio Monteverdi e di Luca Marenzio.