Draghi del Nord Libro 1 Capitolo 1

L'ANELLO DI REYKA

PROLOGO

L'uomo aprì gli occhi. La stanza era buia, ma doveva esserci una fonte luminosa, anche se scarsa, perché riusciva a vedere davanti a sé per qualche metro. Le pareti della stanza sembravano essere di pietra, vecchie di secoli, ma l'uomo non percepiva umidità, ne refoli di vento. Pure l'aria che stava respirando non aveva odore, anche se, da qualche parte nel suo cervello, un'intuizione gli suggeriva che avrebbe dovuto poter percepire un odore di muffa e di antico.

La seconda cosa che colpì l'uomo fu la totale incapacità di comprendere quale fosse la sua posizione. Gli sembrava di essere in piedi, o, meglio, lo era di sicuro, ma ad una altezza innaturale per la sua pur alta statura. Provò a girarsi, ma intorno a lui vi era solo il buio più completo: non poteva muoversi in nessuna direzione, ne vi era abbastanza spazio per sedersi. L'unica cosa che riusciva a fare era girare su sé stesso, ma si accorse ben presto che poteva vedere solo attraverso una piccola finestrella. Era come essere in una stretta prigione, senza possibilità di uscire.

L'uomo venne preso dal panico. Riusciva a ricordarsi a malapena cosa fosse successo fino a poco prima. Quanto prima? Quanto tempo era stato svenuto? Era ferito? E gli altri? Sarebbe uscito da lì? Lo tenevano prigioniero? Se si, chi? Decine di domande gli affollavano la mente, tanto da non accorgersi che qualcuno era entrato nella stanza. Aguzzando la vista, l'uomo si accorse che si trattava di un bambino che, dall'altezza, sembrava avere una decina d'anni.

L'uomo lo chiamò: «Ehi, ragazzino!»

Il ragazzo, si voltò, impaurito, come a cercare la fonte della voce.

«Sono qui,» continuò l'uomo, «non voglio farti del male.»

Il bambino si avvicinò, timoroso, profferendo un timido «Ciao!»

«Ciao. Come ti chiami?» gli chiese l'uomo.

«Crackle.» rispose il bambino.

«Piacere Crackle. Io mi chiamo Rheddrian» continuò l'uomo. «Puoi aiutarmi? Vorrei andare via da qui.»

Il bambino sorrise: «Certo che posso aiutarti!»

Il giovane allungò le mani, Rheddrian si sentì come sollevato, poi fu come se il mondo intero si spostasse e scivolasse di lato.

«Cosa succede?» chiese Rheddrian, stupito.

Crackle rispose, gaiamente: «Ti sto spostando. Sarà bello avere come amico uno specchio che parla!»

L'ANELLO DI REYKA

Soth-Kabree. Da lì, la libertà.

Quel piccolo villaggio di provincia, nato attorno ad una stazione mercantile lungo la rotta commerciale tra Darokin e Glantri City ed immerso tra le rigogliose e verdeggianti colline del principato di Blackhill, era tutto un brulicare di razze. Lungo le strette vie ornate da opulente bancarelle, schiere di mercanti umani dalla vicina Repubblica urlavano a squarciagola tentando di vendere le loro preziose mercanzie provenienti dai luoghi più misteriosi, vicini e lontani, dal regno di Eshu sino al maestoso impero di Thyatis. Tra il brulicare della folla, che scorreva come un fiume in piena lungo le strade, era possibile scorgere esponenti di ogni razza esistente: elfi, halfing, lupin e rakasta provenienti dal lontano occidente e persino qualche nano. Soth-Kabree rimaneva infatti l'unico centro abitato di tutti i Principati Glantriani a cui era concesso l'accesso ai nani. Non che i nani avessero interesse a recarsi in uno dei luoghi meno ospitali del mondo per quanto riguardava la loro razza: era ancora vivo, in loro, il ricordo della pulizia etnica operata dai Glantriani nei loro confronti, avvenuta nel'802 AC, in seguito ad una terribile epidemia di cui i nani erano stati considerati responsabili. D'altra parte molti Glantriani erano ancora convinti della pericolosità intrinseca dei nani ed il governo, capeggiato del Cancelliere Volospin Aendyr, principe di Blackhill, non faceva assolutamente nulla per migliorare la situazione…

***

Mentre pensava a tutte queste cose, Reyka stava esaminando un morbido tessuto cremisi che un astuto mercante giurava provenisse dalla baronia di Vilaverde. Reyka... fino a due giorni prima si chiamava Elèna de Fedorias. Un nome importante. Elèna era nata nel 979 a Leaoca, una colonia di Vilaverde, ma a soli 5 anni lei, suo padre Don Diego ed i suoi fratelli Alejandro e Julio, avevano abbandonato la terra natia, seguendo la zia Carnelia, neosposa del lord Glantriano Marcel de Belcadiz, figlio del Principe di Belcadiz. La vita di Elèna era stata un sogno alla corte del principe. Lussuosi abiti, sontuosi banchetti e ricevimenti ogni giorno, cavalcate nel ridente parco del castello di Alhambra insieme alla sua amica del cuore Corinna von Drachenfels, figlia del principe di Aalba. Il tutto, ovviamente, durante le lunghe vacanze estive di ritorno dalla Scuola di Magia di Glantri City.

Poi il suo mondo era incominciato a crollare. Al momento del suo esame di passaggio, suo padre, don Diego, si era opposto con forza al desiderio di Elèna di passare gli ultimi otto anni di studi nella torre della Criptomanzia, il tutto per una mera questione politica: il marito della principessa di Erewan, principato storicamente rivale di Belcadiz, era stato nominato Gran Maestro della Criptomanzia e se Elèna fosse divenuta una Criptomante, il contraccolpo politico avrebbe potuto affossare la famiglia Belcadiz. Elèna aveva così dovuto piegarsi alla volontà del padre, ottenendo una misera C all'esame, e si era iscritta alla torre del Fuoco studiando sotto l'arcimago Jean Pierre Aroix. Le cose erano però destinate a peggiorare.

Nel 999 Marcel morì improvvisamente e Carnelia divenne principessa di Belcadiz, nominando Don Diego visconte di Dunvegan. A quel punto Elèna capì che, se fosse rimasta a Glantri, non sarebbe stata mai libera. Due giorni prima, dopo l’ottenimento del diploma alla Scuola di Magia, con la complicità del suo buono ed affezionato maestro Aroix, aveva cambiato nome ed era fuggita. Aveva deciso di allontanarsi da Glantri e crearsi una vita propria mentre acquisiva abbastanza esperienza da potersi sottoporre alla Prova, l'esame, talvolta mortale, che discrimina un semplice mago da chi riesce a padroneggiare l'Arte ai massimi livelli, concedendo a quest'ultimi l'accesso ad uno dei dieci circoli della magia1. Se l'avesse superata neppure suo padre le avrebbe potuto impedire di indossare la veste grigia dei Criptomanti.

***

Mentre era immersa in questi suoi pensieri, Elèna-Reyka iniziò a sentire i morsi della fame. Date le ridotte dimensioni del villaggio le ci volle poco tempo per trovare una taverna. Appena entrata notò un insolito assembramento di uomini vicino al lungo bancone di legno scuro; il locandiere, rosso in viso, era particolarmente impegnato nel racconto di un’avventura decisamente poco credibile.

«Stavo raccogliendo i funghi per il mio famoso pasticcio quando, raggiunta la piana dove trovo i migliori porcini, mi trovo davanti un leone enorme, alto più di cento metri e lungo oltre un chilometro! Mi guarda con occhi minacciosi. Sulla fronte leggo il nome SARGON. Ovviamente, non sono stato lì ad indagare e me la sono filata! Vi assicuro che, in anni di carriera, non ho mai visto una bestia così enorme e spaventosa!»

Reyka sorrise, pensando a quanto potesse essere sproporzionato un leone alto più di cento metri ma lungo dieci volte tanto. A quel punto l'oste si girò e vide, ferma all’ingresso, la bella ragazza dai capelli ramati e gli occhi color nocciola. Indossava una semplice tunica marrone, sulle spalle portava uno zainetto che appariva appena acquistato ed in mano stringeva un lungo bastone in ciliegio dalla cima sinuosa. Sorridendo disse: «Una nuova avventrice! Benvenuta, benvenuta, accomodatevi.»

Reyka si sedette e chiese un bicchiere d'acqua. La richiesta fece sorridere ancora di più il taverniere, decisamente molto più avvezzo a servire boccali stracolmi di birra gelata ai mercanti stanchi dopo un'intensa giornata di compravendite piuttosto che un poco di acqua ad una giovane maga.

Dopo aver servito la fresca bevanda, l'oste si sedette di fronte alla giovane iniziando a raccontarle la sua “improbabile storia”.

«E' successo proprio questa mattina, sai? Certo era la mattina giusta per raccogliere funghi...»

Continuò così per una mezz'ora: il leone divenne alto quattrocento metri e lungo cinque-sei chilometri. La maga lo ascoltò divertita. Alla terza replica decise però di interromperlo.

«Ho capito, mio buon oste. Volete, per cortesia, dirmi dove avete incontrato il leone?»

Il locandiere la guardò dubbioso, chiedendosi se la giovane volesse in realtà scoprire l’ubicazione del luogo segreto in cui si recava a raccogliere i suoi porcini. Pensando però che la ragazza, essendo una maga, era sicuramente più interessata a muschi e licheni di bassissimo valore gastronomico, si decise a descriverle il luogo e le fornì inoltre dettagliate istruzioni su come raggiungerlo.

***

Dopo aver assaggiato un po' del pasticcio del locandiere, puro atto di cortesia, dato l'odore poco gradevole, Reyka lasciò la locanda diretta verso il luogo dove era stato avvistato il mostruoso animale. Lei stessa non aveva idea di cosa andasse cercando in realtà: l'idea di vivere un'avventura, la sua prima avventura, si concretizzò in un delizioso brivido che le percorse la schiena. Quante volte, giocando con Corinna, avevano finto di essere maghe avventuriere in viaggio per il mondo, ed ora, finalmente, poteva dimostrare la sua indole impavida. Inoltre quel nome, SARGON, impresso sulla fronte del leone, le ricordava uno degli insegnamenti del suo maestro. Possibile che si trattasse di Sargon Cheiromar, fondatore delle scuole di Necromanzia e Criptomanzia, considerato il più potente mago ad aver calpestato il suolo di Mystara? Valeva sicuramente la pena indagare.

Mentre pensava a tutte queste cose, Reyka uscì dal villaggio e, dopo poco, raggiunse l’inizio del sentiero indicato dall'oste ed iniziò ad addentrarsi nella fitta boscaglia. Tra i rami degli abeti e dei frassini la luce del sole filtrava creando l'illusione di piccole farfalle scintillanti che danzavano lungo il sentiero costeggiato da cespugli di felci, more, mirtilli e ribes. Dopo una ventina di minuti di cammino il sentiero iniziò ad inerpicarsi ripido e la vegetazione a diradarsi. Improvvisamente, dopo una brusca svolta, un’immensa piana si stagliò di fronte a Reyka. Al centro si ergeva il più grande e maestoso leone che la maga avesse mai visto.

Le gigantesche fauci spalancate, gli inquietanti occhi cavi che la fissavano minacciosa, le zampe possenti, il nome di Sargon inciso sulla fronte... non si trattava però di una vera belva ma di un’imponente costruzione a forma di leone: il leggendario palazzo di Sargon era proprio come veniva descritto nelle leggende che maestro Aroix le aveva raccontato.

Dopo un primo momento di stupore, la maga iniziò ad esaminare la costruzione. Essa presentava due ingressi: uno principale, sito tra le spaventose fauci del leone, ed uno secondario al termine della lunga coda di pietra. Scartato il primo, Reyka decise di entrare nel palazzo dalla stretta porta in legno di faggio del secondo. Non appena la maga, con fare titubante, ebbe fatto pochi passi lungo il buio corridoio che le si snodava di fronte, l’angusta porta da cui era appena entrata si chiuse con un tonfo sordo alle sue spalle rendendola prigioniera. Reyka si voltò di scatto e, in quel mentre, due interminabili fila di torce appese ai lati delle pareti avvamparono rischiarando quello che sembrava davvero un corridoio infinito. La maga, con fare riluttante ma conscia di non avere altre possibilità, iniziò ad addentrarsi nel castello. Al termine del misterioso corridoio Reyka si trovò in quelle che un tempo erano state le scuderie. Le condizioni di degrado erano evidenti: le scale in legno che davano accesso ai livelli superiori delle stalle erano ormai quasi tutte prive di pioli ed intaccate dai tarli, le mangiatoie riverse a terra, rastrelli, vanghe, forconi ed altri attrezzi erano disseminati qua e là… Reyka pensò che tutto doveva essere stato abbandonato anni or sono.

Decisa a continuare la sua perlustrazione, la maga abbandonò rapidamente le scuderie ed iniziò ad addentrarsi nel cuore del palazzo. Il tempo scorse veloce mentre Reyka scopriva ed esaminava le sterminate cucine ed i vasti magazzini ormai completamente deserti. Stanca, ed un po’ delusa dall’apparente assenza di qualsiasi forma di vita, si ritrovò, come d’improvviso, in uno stanzone con il pavimento in legno e numerose fila di letti a castello impolverati ammassati ai lati delle pareti: il dormitorio delle guardie. Pensierosa e sempre più perplessa iniziò a camminare verso il centro della stanza, quando un rumore la fece trasalire. Si volse di scatto ruotando il bastone e scagliando a terra lo zaino. Uno spaventoso ragno gigante, lungo circa un metro e mezzo, dal corpo bianco e con due minacciose chele rosse al posto delle due zampe anteriori le bloccava l’uscita dal dormitorio. La creatura la stava squadrando sinistramente con i suoi disgustosi occhi rosso fuoco. In quel momento la maga maledisse di non aver memorizzato nessun incantesimo adatto a questa situazione.

A dire il vero sul suo libro erano presenti solo tre arcani basilari: uno per leggere la scrittura magica, uno per individuare la presenza della magia ed un incantesimo di difesa che le era stato insegnato dal maestro Aroix. Negli anni di scuola aveva maneggiato, ovviamente, numerosi incantesimi; ma le limitazioni stesse della magia, o Arte, come è chiamata da molti, ne avrebbero impedito l'utilizzo. Infatti, ogni qual volta che un mago lancia un incantesimo esso svanisce completamente dalla sua memoria, come se non fosse mai stato imparato, cosicché i maghi sono costretti a ristudiare gli incantesimi ogni mattina, come fosse la prima volta. Solo maghi con molta esperienza, e molto potere, riescono ad imparare più incantesimi in un giorno. In quanto a Reyka, come ogni studente appena diplomato, non era in grado di lanciarne più di uno al giorno e, purtroppo per lei, in questo momento aveva memorizzato l'incantesimo sbagliato: individuazione del magico.

La maga iniziò quindi a roteare il suo bastone e, non appena il ragno attaccò con le sue enormi chele, fu lesta a balzargli di lato e colpirlo. Il ragno, rotolato a terra in seguito al colpo, si girò e la squadrò con odio. Se prima la maga era un bersaglio potenziale, ora era divenuta una vittima sicura. Le si lanciò contro con velocità e violenza, arpionandole il braccio sinistro con una chela e scaraventandola a terra. Reyka batté la testa contro il pavimento e per un attimo rimase intontita. La belva non perse tempo, rapida ed implacabile le morse una gamba. Reyka urlò e sferrò un calcio al ragno. Esso, furioso, non indietreggiò di un passo e morse nuovamente la maga, questa volta ad un braccio. Reyka percepì che le forze la stavano abbandonando, il veleno di quella orribile creatura le stava facendo perdere i sensi: doveva reagire ora! Strinse il bastone con forza e lo conficcò in uno degli occhi del ragno. L’aracnide sibilò e subito si ritrasse inerpicandosi su una parete. Fu un attimo. Nascosto nella manica della tunica della maga, un pugnale guizzò fuori, trafiggendo il cranio della pericolosa creatura. Soddisfatta di sé, la maga crollò al suolo, esausta. Sapeva che il veleno di questo ragno poteva essere mortale ma le possibilità di essere stata avvelenata a tal punto erano scarse, però... forse...

***

Si risvegliò all'improvviso. Si era addormentata sul freddo pavimento del dormitorio, sfinita dal combattimento. Constatato che stava bene, rifletté sul da farsi. Abbandonata l'idea di lasciare il castello, decise che si sarebbe mossa con maggior cautela. Iniziò a rovistare in ogni angolo della stanza alla ricerca di qualche oggetto che le potesse essere utile in seguito. In un grosso anfratto nel muro maestro, in quella che sicuramente doveva essere la tana del ragno, recuperò qualche Reale ed un vecchio pezzo di stoffa verde pastello ancora in buone condizioni. Probabilmente questi oggetti erano residui non graditi dell'ultimo pasto della creatura. Reyka rabbrividì all'idea di ciò che sarebbe potuto accaderle.

Ad un esame più attento lo straccio si rivelò essere un mantello elfico, un tessuto prezioso in grado di permettere, a chi lo indossa, di camuffarsi con l'ambiente. La scoperta fece molto felice Reyka, che la interpretò come un buon segno. Dopo di ciò si sedette, estrasse dallo zaino il suo libro degli incantesimi, dalla semplice copertina di cuoio, e lo aprì.

Passò un'ora a studiare l'incantesimo che aveva scelto, dopodiché si rialzò, risistemò il pugnale nella fodera nascosta sotto la manica, ed uscì dalla stanza diretta al primo piano del castello.

L'esplorazione di buona parte del piano si rivelò infruttuosa ma, ad un certo punto, giunse in un enorme salone ormai spoglio: probabilmente la sala dei banchetti. Dipinto sull’imponente soffitto a vela, il simbolo di Sargon Cheiromar, un leone accovacciato su un trono, dominava la stanza. Alla vista del simbolo Reyka sorrise: le sue intuizioni erano giuste, questo era davvero il palazzo del più grande mago del mondo.

La maga entrò nella stanza a fianco, attraversando un enorme portone in legno massiccio, e vi trovò un trono dalle forme leonine che dominava la stanza. Che fosse quello il leggendario trono magico di Sargon? No, si disse. Gli oggetti magici non subiscono il passare degli anni, mentre il trono non era stato certo risparmiato, come si notava da un artiglio scheggiato e dal tessuto divelto.

Uscendo dalla stanza, la maga si trovò di fronte una creatura umanoide, dalla pelle verdastra, che brandiva un pesante randello: un orchetto, esponente di una razza selvaggia e belligerante che, da sempre, assalta ed uccide i viandanti che transitano per le colline tra Darokin e Glantri e che probabilmente si era perso nel castello, al pari della giovane. L'orchetto balzò in avanti agitando il randello, ma questa volta la maga non era impreparata: congiungendo le mani, generò una lingua di fuoco che colpì la creatura, incenerendola.

Soddisfatta di sé, Reyka continuò l'esplorazione raggiungendo il livello superiore, trovando la camera da letto di Sargon. Incredibilmente, questa sala sembrava non essere stata toccata dal tempo. Un lussuoso letto a baldacchino in oro e argento ornato da preziosi paramenti cremisi si ergeva in tutta la sua maestosità al centro della stanza. Anfore e vasi di ogni forma e dimensione erano sparpagliati in un armonico disordine; due gigantesche cassettiere intarsiate in oro e pietre preziose, sormontate da specchi, sembravano abbracciare la stanza mentre dal soffitto drappeggiavano caleidoscopici cristalli che, tremolando scossi da deboli correnti d’aria, davano vita a deliziosi giochi luminosi sulle sontuose pareti rivestite di stoffe pregiate…

Ipnotizzata da tanta meraviglia Reyka non riusciva a decidersi ad abbandonare la stanza e proseguire la sua esplorazione. Sapeva però di non poter fermarsi troppo a lungo in uno stesso luogo: dai poco piacevoli incontri che aveva avuto, era ormai chiaro che non era la sola ad aggirarsi per le sale del palazzo…

Decise quindi di avviarsi verso la grande porta in legno d’ebano e ferro che si intravedeva dall’uscita della camera da letto di Sargon. Appena sospinto uno dei due battenti la vista del contenuto della sala le suscitò meraviglia e tristezza: l'immensa biblioteca del palazzo era davanti a lei, ma tutti i libri erano stati completamente bruciati! La maga passò in rassegna tutti i volumi alla ricerca di qualche “superstite” scampato alle fiamme; trovò infine un piccolo testo basilare di magia, solo parzialmente intaccato, che prese e decise di consultare in seguito.

L'esplorazione continuò al piano superiore, dove Reyka trovò le camere da letto dei due leggendari apprendisti di Sargon: sul decadente comodino di una delle due alcove brillavano due pozioni di color arancione. Titubante, la maga decise di assaggiare un sorso del contenuto di una delle fiale: una sferzante sensazione di forza e vitalità le percorse tutto il corpo alleviando gran parte della stanchezza che le affaticava le membra. Era una pozione curativa.

Sorridendo, dopo aver assicurato le pozioni alla cintura, Reyka si apprestò ad entrare nell’ultima stanza ancora inesplorata del piano: lo studio di Sargon. Con sua enorme sorpresa però la stanza si rivelò essere completamente vuota! Solo una piccola botola, raggiungibile tramite una scaletta in legno, si intravedeva sul soffitto. Ormai non si poteva tornare indietro.

«Apriamo questa botola e vediamo che c’è oltre!» disse tra sé la giovane.

La piccola anta di legno si aprì senza alcuna difficoltà consentendole l’accesso a quello che doveva essere il vero studio di Sargon. La stanza, relativamente poco ampia ed illuminata dalla frizzante luce di un caminetto, conteneva solo una piccola scrivania e molteplici fila di scaffali ricolmi di pergamene alle pareti. Seduto alla scrivania, un uomo molto anziano stava scrivendo alacremente su una pergamena. Reyka avanzò verso la figura ma, d’improvviso, udì un cigolio. Si voltò di scatto: la botola sul pavimento era scomparsa.

«Chi siete?» chiese la maga, dimenticandosi per un attimo di essere lei l'intrusa nel palazzo. Il vecchio non rispose, arrotolò la pergamena e la ripose in uno stipo. Allungò la mano, ne prese un'altra, presumibilmente bianca, da uno degli scaffali ed iniziò a scriverci sopra. Reyka, un poco stizzita per non aver avuto risposta alla sua domanda, si avvicinò all'uomo mettendosi davanti allo stipo da dove il vecchio prendeva le pergamene bianche. L'uomo sollevò il capo. La maga rimase senza fiato: un volto scavato fino all'osso, con due fiammelle rosse nelle vuote cavità oculari, la stava fissando con sorpresa.

«Chi...sei...tu?»

La flebile voce della creatura sembrava provenire dall'oltretomba. Reyka non riuscì a sostenere a lungo il suo sguardo e, non riuscendo a mentire, ammise:

«Mi chiamo Elèna de Fedorias. Sono una maga.»

«Anno?» chiese l'uomo.

«Mille e tre dopo l'incoronazione2. Chi sei tu? Sei Sargon?» rispose la maga, incuriosita.

«No. Non più. Sargon è andato. Io..lasciato qui...devo riscrivere la biblioteca...»

In quel momento Reyka capì. Quello che aveva davanti altro non era che il corpo di Sargon, abbandonato in quel luogo dal suo antico proprietario per mezzo di chissà quale incantesimo. La maga prese una pergamena scritta, la aprì e vi trovò conferma: le parole, ordinate in righe e colonne, non formavano alcuna frase di senso compiuto, come se il vecchio stesse riscrivendo i libri della Biblioteca, senza però dare alle parole il loro corretto ordine. Era come se in quella creatura fosse stata sopita ogni sorta di creatività umana.

« Mi spiace… » fu l'unica cosa che riuscì a dire «Posso fare qualcosa per te?»

La creatura la osservò e, per un attimo, nei suoi lineamenti si scorse dolcezza.

«Terzo scaffale, quinta fila, seconda pergamena, quarta parola.»

Reyka si affrettò ad andare a recuperare il documento e vi lesse “La Soglia”: il nome di un paese, nel Granducato di Karameikos, se si ricordava correttamente.

«Devo andare li? E' li Sargon?»

«Sì...No» furono le risposte.

Poi la creatura si alzo dalla scrivania, si avvicinò alla maga e le prese la mano, infilandole al dito un anello d’oro con inciso un leone dalle fauci spalancate e due occhi di smeraldo.

«Un anello?»

«Di Sargon... trova la Scala Infinita, maga, trovala!» la supplicò la scheletrica creatura.

Reyka assentì. Avrebbe voluto fare molte altre domande, ma l'uomo si risedette al suo tavolo e riprese a scrivere, ignorandola. La maga si voltò e notò, con estremo stupore, che la botola sul pavimento si era nuovamente materializzata. Uscì rapidamente dalla stanza. Appena scesa dalla stretta scaletta in legno, alzò gli occhi e… la botola era sparita.

Distrutta, decise di andare a coricarsi nella camera di Sargon e, dopo aver serrato la porta della stanza spostando una delle due pesanti cassettiere intarsiate, mangiò un poco del cibo che costituiva le sue scorte per il viaggio.

***

Il mattino successivo la maga si risvegliò però in una camera diversa... o meglio, era la stessa camera, solo consumata dal tempo al pari del resto del palazzo… Strani e misteriosi erano gli eventi di cui si era ritrovata protagonista.

Reyka, prima di uscire dal palazzo, decise di andare ad esplorare i sotterranei alla ricerca di qualche prezioso. L'esplorazione delle segrete permise alla maga di trovare alcune gemme, strette tra le ormai scheletriche mani di alcuni cadaveri, qualche Reale ed una pergamena con degli incantesimi a lei sconosciuti... il tesoro più prezioso per un mago.

Mentre si accingeva ad uscire dai sotterranei, la maga intravide un'ombra muoversi all'interno di una delle stanze. Non appena si avvicinò all'ingresso, un furetto gigante emerse dall'oscurità atterrandola. Reyka però fu rapida e scattante, lanciò una lingua di fuoco diretta verso gli occhi della belva. Lamentandosi per il dolore il furetto indietreggio permettendo alla maga di districarsi dalla sua presa. Sfortunatamente l’incantesimo non era stato sufficiente ad uccidere la creatura, perché lanciato con troppa fretta.

Reyka, approfittando però dello stordimento dell’animale, balzò in piedi e, roteando il bastone, lo colpì sul cranio. Il furetto stramazzò a terra. A quel punto la maga estrasse il coltello e gli diede il colpo di grazia.

«Inizio a cavarmela» pensò la maga soddisfatta, e si incamminò verso l'uscita.

Superata l’entrata principale del palazzo, iniziò a seguire il sentiero che aveva percorso due giorni or sono. Esso però le parve molto diverso. Ed effettivamente lo era! Il villaggio al limitare del bosco era cambiato: da importante centro commerciale ora sembrava un villaggio di contadini... Il castello doveva essersi spostato durante il tempo in cui ella era stata sua “ospite.”

Incuriosita, la maga si recò al villaggio ed, udita la lingua Thyatiana, che aveva studiato alla scuola di magia, ne fece uso quando incontrò una contadina che stava trasportando una gerla colma di erbe profumate.

«Scusate mia buona Signora, sapreste dirmi il nome di questo villaggio? Vengo da molto lontano e temo di essermi persa…»

«Siete a Marilenev, mia Signora, poco a sud di Specularum.»

Specularum, la capitale di Karameikos.

«Un'altra domanda, se non vi dispiace. Siamo distanti da La Soglia?»

«Sì mia Signora» replicò la contadina. «La Soglia si trova ad otto - nove giorni di cammino, verso nord. Raggiungete Specularum e seguite la strada verso nord sino al grande bivio. Da lì, seguite la via per Rifflian, e poi ancora a nord. Mi spiace siate così fuori strada…»

«Vi ringrazio» disse la maga, sorridendo. Otto - nove giorni di cammino! Il castello l'aveva portata molto più vicina alla sua meta di quanto lei avrebbe mai osato sperare. Aggiustatosi il mantello elfico sulle spalle ed osservato l'anello di Sargon al dito, Reyka si diresse verso Specularum, le cui bianche mura erano visibili in lontananza, con la speranza di trovare un passaggio verso la sua destinazione.

Nella stanza più remota del castello, il vecchio sorrise.


1 Alchimia, Criptomanzia, Dragologia, Illusionismo, Necromanzia, Stregoneria, e le quattro scuole elementali.2 I Glantriani contano gli anni a partire dall'incoronazione del primo imperatore di Thyatis