Playing at the World

Autore: Jon Peterson

Con questo post, iniziamo una serie di recensioni di libri sul Gioco, ed incominciamo proprio dal LIBRO per definizione, il Magnum Opus di Jon Peterson, ovvero quel volume di circa 700 densissime pagine noto come Playing at the World.

In questo testo Peterson, con uno stile ricercato ed una dedizione impeccabile, getta luce sulla nascita del Gioco di Ruolo, esaminando dettagliatamente migliaia di documenti che vanno dalle fanzine degli anni ‘60 e ‘70 sino alle lettere personali inviate da Gary Gygax, Dave Arneson e gli altri personaggi più o meno noti che, con i loro sforzi, hanno rivoluzionato il concetto di gioco in un modo talmente viscerale da essere paragonabile, come entità ed importanza, a quando uno sconosciuto uomo delle caverne inventò il primo gioco della storia.

Il lavoro di Peterson però non si limita ad un mero racconto della nascita di Dungeons & Dragons, quanto fornisce uno spaccato dettagliato e completo della situazione del divertimento ludico nel periodo, descrivendo il substrato culturale che ha permesso la nascita e la proliferazione del Gioco di Ruolo.

Il libro prosegue esaminando la diffusione del fantasy e della fantascienza nella prima parte del XX secolo, nonché di quali siano le fonti da cui Gygax prese ispirazione per le regole della prima edizione di D&D. Anche questa parte è estremamente dettagliata, dato che vengono presi in considerazione tanto i libri quanto i racconti, le differenti edizioni pubblicate e, soprattutto, se Gygax, Arneson o le persone vicine a loro abbiano o meno avuto accesso a quali versioni.

La sezione centrale fa invece una digressione solo all'apparenza accessoria: tratta infatti dell’evoluzione dei wargames a partire dagli scacchi sino a Little Wars di H. G. Wells, il padre della fantascienza ed autore de La Macchina del Tempo, passando ovviamente per il classico Kriegsspiele nelle numerose varianti apparse nei vari secoli.

Il racconto riprende con una sezione finale che racconta i primi anni successivi alla pubblicazione di D&D: come questo si è diffuso, quale è stato il suo target di riferimento e come si è evoluta la terminologia che gli è normalmente associata (i termini “gioco di ruolo” e “Dungeon Master” non apparivano infatti in quella primissima edizione) fino alla diatriba tra Gygax ed Arneson ed alla nascita dei primi concorrenti.

Il libro si conclude con un epilogo di oltre 40 pagine che tratta di due argomenti tra loro slegati: l’inizio della “Caccia alle Streghe” che caratterizzò la storia dei GdR negli anni ‘80 e la contemporanea diffusione dei primi giochi per computer ad essi ispirati. Proprio questa ultima parte, però, è estremamente debole: la sezione sulla “paura del GdR” riporta solo dati più che noti e non approfondisce il fenomeno, o perlomeno non con il dettaglio cui ci ha abituato Peterson fino a quel momento; la parte finale relativa ai videogiochi contiene numerose approssimazioni ed anche qualche errore e, soprattutto, omissioni. Evidentemente l’autore si è sentito in obbligo di aggiungere il contenuto dell’epilogo, più che altro per una questione di completezza, senza però voler approfondire troppo la questione. In effetti il libro funziona perfettamente anche senza questa appendice, che risulta comunque piacevole da leggere.

In conclusione, Playing at the World è un libro eccezionale, uno studio portato avanti con una passione profonda ed una competenza incredibile, la cui lettura, a causa delle dimensioni e del livello di dettaglio, non è però per tutti, ma solo per i vari appassionati.