Testimonianze

Abbiamo deciso di pubblicare alcune testimonianze di chi ha sperimentato il nostro Sistema di Educazione Esistenziale.

Per il rispetto della privacy, pur essendo autorizzati a scrivere i loro nomi, preferiamo indicarli con un numero.

1 Il Maestro

«Babbo! Babbo! è arrivato il maestro!»

«Chi?» risposi divertito da quella esplosione euforica di mio figlio.

«Sì! Sì! Finalmente un maestro che ci fa tanto divertire. Com'è bella la scuola adesso!» Non avevo mai notato un'euforia così viva e gioiosa in … fino a quel momento…

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2 Il mio maestro

Questa è una storia che ben può iniziare con le classiche parole…c'era una volta, si c'era una volta, tanti anni fa, una scuola, un maestro, dei bimbi che si affacciavano alla vita! Incontri se ne fanno molti durante il corso della nostra esistenza, molti non ce li ricordiamo neanche, alcuni lasciano qualche traccia che inevitabilmente sbiadisce negli anni. Qualcuno di questi ha il potere di cambiare la nostra vita….

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3 Il primo incontro

Incerto e lento è il mio passo quando parto per raggiungere il paesino dove abita il Maestro. Ho un appuntamento, prendo il treno, che scompare subito dopo la partenza, nelle valli folti di alberi, e lungo i torrenti che scendono dalla montagna. Ad ogni paese che incontro mi sembra di vedere quel paese e ogni volta mi avvolge una luce di speranza che mi confonde e mi rapisce tra le colline e le valli di un incantevole paesaggio tosco-emiliano…

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4 La scintilla

Non ti nascondere. Devi aprirti. Pensa di dare la vitalità, la tua disponibilità umana. Pensa di darti. Non ti riempire di sole parole. Quelle rimangono in una sfera del cervello. L'affettività è da un'altra parte, è un'altra sfera, accendila. Accendi quella sfera.” Queste sono parole sue, che io posso testimoniare.

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5 Il rispetto

Ho conosciuto Benito qualche anno fa. Entrammo in contatto casualmente, tramite un amico comune che me lo indicò come possibile cliente per la mia attività – saltuaria, dato che all'epoca ero studente – di “montatore” di computer…

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6 La via da percorrere

Piove, e fa un freddo cane. Siamo in macchina, il mio amico ed io, mi sta accompagnando ad un appuntamento che solo Dio sa da quanto tempo sto aspettando. P..., vecchio amico ritrovato, un giorno mi telefona e fa: - “Senti, visto che ti occupi di guarigione, che sei sempre alla ricerca dei motivi per cui le persone si ammalano e che per come ti conosco, cerchi sempre di trattare i tuoi pazienti in modo diverso, più umano…

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7 Buongiorno Maestro

Buongiorno Maestro. Maestro buongiorno, è molto tempo che mi chiedo come trasmettere e farti percepire la gratitudine che provo per te. Con l'identità e la sicurezza che ti sei costruito durante la vita quale il mio maestro so che qualunque cosa possa dire o fare tu la conosci già…

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8 Parole

Maestro Buongiorno. Parole a ruota libera........ il testo non è lineare, ma voglio che sia così sono stata tentata più volte in questi giorni a chiamarti, ma volevo da sola superare l'angoscia che ogni tanto i cali d'umore portano a galla, ma ho resistito...

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9 Il mio Maestro – luglio 2010

E' da molto tempo che volevo scrivere questa storia del mio incontro e percorso di crescita personale con il mio maestro ma qualcosa me lo ha sempre impedito. Credo sia la pigrizia. Anzi è proprio la pigrizia. Adesso sento proprio il desiderio di farlo. Perché? Beh, perché è il compleanno del mio maestro ed io voglio scrivergli il grande dono che mi ha fatto o che la vita mi ha fatto attraverso di lui…

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TESTI INTEGRALI

1 Il Maestro

«Babbo! Babbo! è arrivato il maestro!»

«Chi?» risposi divertito da quella esplosione euforica di mio figlio.

«Sì! Sì! Finalmente un maestro che ci fa tanto divertire. Com'è bella la scuola adesso!» Non avevo mai notato un'euforia così viva e gioiosa in … fino a quel momento. «Babbo, lo potrai conoscere di persona». Io e la mamma lo abbiamo invitato a cena la prossima settimana. Sarò molto lieto di questa conoscenza, dicevo, mentre la curiosità divertiva il mio pensiero. Arrivò l'attesa cena, una serata fresca a cavallo tra l'inverno e la primavera del 1980. A prima vista mi colpì del maestro calabrese, amante di Corrado Alvaro, la sua spontaneità e i suoi occhi intelligenti.

«Per educare i bambini dobbiamo tornare bambini, e solo quando sei bambino puoi trasmettere il tuo sapere ai fanciulli». Parlammo fino a notte inoltrata di psicologia, di pedagogia, di aspetti legati alla fede, in una sola parola parlammo dell'uomo. I nostri incontri diventarono frequenti e ogni volta trascorrevamo delle ore veramente liete, simpatiche e costruttive, durante le quali imparai ad apprezzare sempre meglio la sua preparazione culturale e le sue non comuni risorse morali.Siamo rimasti sempre amici, abbiamo studiato, abbiamo lavorato, abbiamo viaggiato insieme e ancora oggi che mio figlio ha tanti anni, tutti lo chiamiamo “Il Maestro”.

2 Il mio maestro

Questa è una storia che ben può iniziare con le classiche parole…c'era una volta, si c'era una volta, tanti anni fa, una scuola, un maestro, dei bimbi che si affacciavano alla vita! Incontri se ne fanno molti durante il corso della nostra esistenza, molti non ce li ricordiamo neanche, alcuni lasciano qualche traccia che inevitabilmente sbiadisce negli anni. Qualcuno di questi ha il potere di cambiare la nostra vita. Ma torniamo al passato…correva l'anno 1966 ed io un giorno d'ottobre per la prima volta incontrai il "professore" Femìa Benito alle scuole elementari e per 5 anni è stato come avere 2 padri. Poi gli anni passarono e il mio maestro divenne solo un ricordo colmo di gratitudine, una figura legata all'infanzia in cui appresi a leggere e a scrivere ma soprattutto qualcuno che mi insegnò ad amare la scuola e a vedere lo studio come mezzo di riscatto in una realtà che consegnava i suoi figli all'emigrazione o a smarrire la strada della legalità.

Anno 2003, scenario completamente diverso, di tempo ne era passato eccome, ma lo scolaro che fu aveva bisogno di tornare sui banchi di scuola, ma stavolta per apprendere ben altre cose. Il mio maestro di un tempo era li ad aspettarmi, come sempre a braccia aperte, come se il tempo non fosse passato ed io un po' timoroso, proprio come decenni prima, varcai di nuovo la soglia della conoscenza. Cambiano i tempi ma non cambiano le difficoltà, stavolta avevo bisogno d'imparare l'arte del vivere e come una terra arsa dal sole attinsi a piene mani dall'umanità del mio maestro. Io non so dire dove, questo pensionato mancato, tragga l'energia per dedicarsi a noi se non dal suo amore per il genere umano. Questo sentimento che mi viene cosi offerto lo conservo dentro di me e imparo giorno per giorno a dialogarci cercando di conoscere meglio la mia spiritualità, a migliorare i rapporti interpersonali e per ricambiare quello che mi viene donato io posso solo pregare affinché quest'uomo resti il più a lungo possibile fra noi…grazie Benito !!!!!!!

3 Il primo incontro

Incerto e lento è il mio passo quando parto per raggiungere il paesino dove abita il Maestro. Ho un appuntamento, prendo il treno, che scompare subito dopo la partenza, nelle valli folti di alberi, e lungo i torrenti che scendono dalla montagna. Ad ogni paese che incontro mi sembra di vedere quel paese e ogni volta mi avvolge una luce di speranza che mi confonde e mi rapisce tra le colline e le valli di un incantevole paesaggio tosco-emiliano. Arrivo e, mentre salgo le numerose scale dell'edificio dove abita il Maestro avverto un gradevole brivido che mi pervade la schiena e giunge fino all'anima mia, spesso, in altri luoghi, sconvolta dal turbine di pensieri devastanti.

Mi accoglie sulla soglia della porta, con brillante entusiasmo, un anziano signore che, con la semplicità di un bambino, mi prende la mano nelle sue, mi dice che si chiama Benito e cingendomi le spalle con il braccio mi conduce nel suo luminoso studio. Lo guardo con ammirazione, brontolo qualche frase di convenienza e mi adagio comodamente sul divano per godermi la serenità che m'infonde e la vitalità che mi suscita. Benito è calvo, statura normale, vestito sportivamente ed è avanti negli anni, ma emana una energia pari a quella di un destriero che scalpita nel prato desideroso di libertà. Le sue parole sono dolci e serene, ma calde e forti, e potrebbero acquietar anche le liti più furibonde che possono scaturire in un paese turbolento o in una piazza in subbuglio.Io credo che chiunque lo conoscesse, vorrebbe godere, come me, della sua presenza, della sua dolcezza, del suo sguardo carismatico che infonde sicurezza al più timoroso degli esseri umani. E' bello parlare con lui, fare le domande più peregrine o più inquietanti, avere le risposte più semplici e convincenti. Mi piace pensare, poeticamente, che dopo averlo incontrato la prima volta, come è successo a me, anche gli elementi della natura farebbero qualcosa per lui, come l'arcobaleno che decide di fargli visita con i suoi colori, il mare che distende le sue onde per bagnare serenamente la sabbia dorata delle coste del suo paese di Calabria, dove è nato.Io, quando sono con Benito, sento che il mondo terreno si ferma e si distrae dai suoi caotici impegni per ascoltarlo. Da lui c'è spazio e affetto per tutti, c'è posto anche per la gioia dei bambini che quando lo raggiungono con i genitori per qualche consiglio, giocano con lui e godono della sua presenza tanto che, quando arriva il momento della partenza, non lo vogliono lasciare e tirano le gonne delle mamme per rimanerci ancora, qualche altro istante. Oggi, io, a distanza di pochi anni dal mio primo incontro, In piena coscienza posso affermare che tutto questo non è un sogno, non è una chimera, Benito c'è veramente, esiste in quel di Vergato, dove sono andato la prima volta e poi sono tornato e ritornato per imparare, e ho imparato a vivere la dimensione umana della vita, nel rispetto di me stesso e degli altri.

4 La scintilla

Non ti nascondere. Devi aprirti. Pensa di dare la vitalità, la tua disponibilità umana. Pensa di darti. Non ti riempire di sole parole. Quelle rimangono in una sfera del cervello. L'affettività è da un'altra parte, è un'altra sfera, accendila. Accendi quella sfera.” Queste sono parole sue, che io posso testimoniare. Parole dette da Benito con intensità e calore. Parole che sono entrate in me come una lezione di vita, come una scintilla sufficiente ad aprire la porta di quella sfera che contiene l'affettività e che se vi si entra dentro accende una luce che si chiama vita. Sì, perché vivere è questo, è la cosa più semplice del mondo: è illuminarsi e illuminare. È realizzare la propria natura. E questa è la sua semplice lezione perché lui è semplicemente questo: un amico, un maestro. Una scintilla che ogni volta si riaccende per accendere negli altri una nuova luce. E la sua scienza è una scienza che ha il potere di rinnovare l'universo perché non si ferma alla sola logica. Va oltre. Sconfina nella grazia. Nell'arte. Nelle emozioni. Certo, nelle emozioni che lui riesce, ogni volta, a estrarre dalla sua magica sfera per illuminare le cose di una bellezza sempre nuova. La bellezza del cuore.

5 Il rispetto

Ho conosciuto Benito qualche anno fa. Entrammo in contatto casualmente, tramite un amico comune che me lo indicò come possibile cliente per la mia attività – saltuaria, dato che all'epoca ero studente – di “montatore” di computer. Io all'epoca frequentavo la facoltà di Ingegneria, ed ero rigidamente inquadrato nel mio modo di ragionare molto razionale e assai poco capace di dare spazio alle mie esigenze. Non ero assolutamente consapevole di cosa significasse la parola “benessere”, nel senso della sensazione di tranquillità che viene dal conoscere se stessi e dal prendersi cura di sé. Tutta la mia vita sembrava incanalata in un unico binario sul quale io avevo assai poco controllo: la strada già tracciata dei miei studi e quindi dall'azienda di famiglia. Dall'incontro con Benito ho imparato tante cose che la scuola non insegna e che il rapporto problematico con i miei genitori non aveva saputo darmi. E' stato per me un maestro nel comprendere materie che, senza di lui, mi sarebbero rimaste completamente sconosciute: come capire quando sto chiedendo troppo a me stesso, quanto sia importante concedersi del tempo, come cogliere e gestire il fortissimo legame – quante volte ignorato! - tra lo spirito e il corpo. Seppe capire qual'era il mio punto debole – il considerare le mie esigenze sempre sacrificabili ad esigenze “altre”, quali quelle dello studio, del lavoro e dei miei familiari – con una facilità sconcertante, e mi indirizzò verso una maggiore consapevolezza di me stesso e un maggior rispetto per la mia vita. Tramite lui ho capito la doppia valenza del famoso versetto evangelico “Ama il prossimo tuo come te stesso”: non solo il rispetto per gli altri, ma anche il rispetto per se stessi, il non considerarci meno importanti di chi ci vive intorno. Non dico di essere diventato una persona perfetta, neppure dopo tutti questi anni di suo disinteressato aiuto: anzi, quello che avevo bisogno di imparare, e che ho capito attraverso lui, è che anche il non essere perfetti è positivo, è “umano”, per usare un termine che ricorre spesso nelle nostre conversazioni. Proprio l'accettare la mia umanità, il mio essere una creatura soggetta all'errore come qualsiasi essere vivente, credo sia il più grande dono che Benito mi abbia dato, e di questo lo ringrazio.

6 La via da percorrere

Piove, e fa un freddo cane. Siamo in macchina, il mio amico ed io, mi sta accompagnando ad un appuntamento che solo Dio sa da quanto tempo sto aspettando. P..., vecchio amico ritrovato, un giorno mi telefona e fa: - “Senti, visto che ti occupi di guarigione, che sei sempre alla ricerca dei motivi per cui le persone si ammalano e che per come ti conosco, cerchi sempre di trattare i tuoi pazienti in modo diverso, più umano, evitando di somministrargli solo tecniche e paroloni, avrei da proporti la conoscenza di una persona, un saggio, un gran conoscitore dell'arte della guarigione…che forse, tutto sommato, farebbe un gran bene anche a te! Che ne dici? T'interesserebbe conoscerlo? E poi sai, non ho capito ancora bene, ma pare che si occupi anche di ‘attivazione-funzionamento' dell'emisfero cerebrale destro…” Oggi, su questa strada di montagna impervia, a tratti gelata, sento che sono le curve e il freddo della mia anima, che sto percorrendo.

Ho passato decenni della mia vita, quelli dall'adolescenza in poi, a lottare per dimostrare di essere quella che non ero, a battermi fino allo sfinimento per affermare qualcosa in cui non credevo, a sfidare il mondo senza alcuna consapevolezza, né di ciò che pensavo, tanto meno di come lo facevo … sempre con grande arroganza, presunzione, protervia. Ho creato e distrutto a mia immagine, situazioni e relazioni, col solo intento di dimostrare quanto, sempre secondo me, solo io valessi e quanto invece il parere, i sentimenti e la vita degli altri, soprattutto quella dei più vicini, poco o nulla contassero. Non sono stata capace, una volta raggiunta l'età adulta, di mettere da parte tutte le recriminazioni (valide ?, giustificabili ? fondate ?) verso la mia famiglia d'origine e la formazione deleteria da essa ricevuta, e a prendere consapevolezza che era arrivato il momento di rivedere da un altro punto di vista tutta la mia esistenza. Nel deprecabile tentativo di riscatto e affermazione di me stessa, invece, ho inevitabilmente proiettato all'esterno tutto il dolore, la rabbia, il risentimento che fin da piccola ho coltivato nella mente, nel cuore e dentro l'anima. Ho compiuto scelte sbagliate in ogni ambito della mia vita, dalle scelte scolastiche e relazionali, a quelle affettive e sessuali. Le lezioni, le tragedie, le ovvie ripercussioni dei miei comportamenti, da sole, non sono state sufficienti a darmi le spinta necessaria per intraprendere il percorso che avrebbe assicurato la salvezza alla mia vita. C'è voluta la malattia … quella del corpo, dell'anima e della mente. La depressione e gli attacchi di panico hanno devastato la mia mente e la mia anima. Il resto, sul mio corpo, l'ha compiuto l'anoressia. 21 Dicembre 2008 - All'epoca del mio primo incontro con il Dr. Femia avevo da tempo già iniziato a “mettere mano” da sola ai miei disagi, riuscendo a trovare, proprio nella disperazione (il maggiore contributo al riguardo, lo avevo ricevuto dalla persona più importante della mia vita affettiva) il coraggio di affrontare e risolvere situazioni pendenti che per lo meno mi concedessero la possibilità di sopravvivere a me stessa. Ho dovuto demolire completamente tutto “il mio palazzo” e restare per qualche tempo in disparte a contemplare il cumulo di macerie, enorme, che di esso erano rimaste. Poi, lentamente, un poco alla volta, ho iniziato a fare la cernita di tutto ciò che andava decisamente eliminato dalla mia vita e di quello che, invece, avesse ancora un significato salvare, per avviare l'opera di ricostruzione. Il Dr. Benito Femia, quel giorno, nel suo studio, mi ha aperto la porta e subito dopo mi ha abbracciato. Da allora ha lavorato su di me, con me e per me, utilizzando tutti gli strumenti di cui avevo bisogno e dei quali è Maestro. Da grande conoscitore dell'essere umano, qual è, necessita di pochissimi elementi per uscire dal suo cuore ed entrare nell'anima di chi ha davanti. La preparazione, l'esperienza maturata e le profonde conoscenze scientifiche di cui è dotato, lo rendono capace di aiutare a guarire dal profondo, in modo risolutivo. Il Dr. Femia è uno Psicologo, che seguendo le orme del suo grande Maestro, lo psichiatra V.E.Frankl padre fondatore della Logoanalisi e Logoterapia (dal greco, analisi e terapia del significato) ha, insieme a lui e dopo di lui, umanizzato l'analisi e la terapia del disagio esistenziale, il disagio di vivere. Ma il Dr. Femia è anche un Insegnante, un Pedagogo, un Filosofo, un Naturopata, che per tutta la sua vita ha analizzato e guarito le ragioni del disagio di vivere, la loro entità e la loro provenienza. Grande osservatore della persona umana in ogni suo peculiare aspetto, è profondamente abile nel saper applicare la sua tecnica terapeutica adeguandola capillarmente da individuo a individuo, tenendo in debita considerazione anche le più sottili diversità. Ho visto nascere, e lui con me, la mia esistenza, seguendo il suo indirizzo, che col tempo, gradualmente, è diventato il mio. Ho abbandonato definitivamente il fardello dell'arroganza, il delirio d'onnipotenza e tutte le mie limitanti paure irrazionali, con cui ammantavo da sempre la mia vita. E mi sono finalmente ‘arresa' alla pace, alla gioia e alla semplicità naturale dell'esistenza, finalmente resa autenticamente umana. Ho imparato ad amare e a lasciarmi amare. Ho imparato il grande rispetto che mi devo e che devo agli altri, nell'amore e nel dolore, con cui poi sono riuscita ad incontrali davvero. Il Dr. Benito Femia (oggi mi rivolgo a lui chiamandolo affettuosamente Ben) non definisce col termine “pazienti” coloro che si rivolgono a lui. Il suo impegno consiste nell'educare o nel rieducare, nell'insegnare il percorso da seguire per trovare il significato della propria vita. Io sono una dei suoi tanti allievi. Ancora oggi, quando c'incontriamo, in risposta alla stima e alla gratitudine che gli manifesto è solito dirmi: “ Io ti ho mostrato la via … il resto l'hai fatto tutto tu ! “

7 Buongiorno Maestro

Buongiorno Maestro. Maestro buongiorno, è molto tempo che mi chiedo come trasmettere e farti percepire la gratitudine che provo per te. Con l'identità e la sicurezza che ti sei costruito durante la vita quale il mio maestro so che qualunque cosa possa dire o fare tu la conosci già. Ma io voglio riuscire a scalfire e toccarti dentro nell'anima perché ti voglio bene veramente e te lo voglio far sentire. Caro maestro tu per me sei l'amore. Tu sei l'altro e non te. Tu sei ciò che di più importante esiste nell'esistenza umana. Tu sei la cura al non amore, tu sei la fiducia , tu sei la sicurezza, tu sei il centro, tu sei le ali dell' angelo. Tu non vuoi e non desideri, dai gratuitamente, dai in segno di amore, vuoi solo i sorrisi sui volti dei tuoi fratelli, vuoi la felicità del prossimo. Tu sei il più grande esempio di uomo che io abbia mai potuto vivere. Mi sento molto felice e fortunato e provo una gratitudine che mi commuove e pulsa sul petto quando ti penso. So che sai già tutto ma sappi che io per te ci sono. Se io posso esserti utile in qualche modo io ci sono. Questa ultima frase non collima con la realtà perché io so che tu da me vuoi vedere un ragazzo che diventa uomo ed io ho già fallito. Voglio farti sapere che non sono riuscito in ciò che mi hai insegnato. Adesso però sto cercando di perdonare l'errore e ricominciare a camminare cercando di non ricadere in debolezza. In questo ultimo tempo, Caro maestro, mi sono impegnato tanto a diventare un uomo forte sicuro di sè e felice imparando a godermi la vita. Sto veramente con me stesso, sto riscoprendo le montagne dove insegno … Cammino nella natura in quella semplicità dove tutto va come deve andare. Trovo me in questo spazio. Ma devi sapere che ovunque io vada porto sempre ancora un vuoto dentro me. Soprattutto quando vivo momenti belli che come mi hai insegnato sono per me stesso, bene, io me li godo profondamente, ma poi un piccolo singhiozzo che accompagna con se una lacrima o forse più di una mi riporta sempre a … e mi chiedo perché non posso godere questo bene di Dio con lei. Forse questo avviene anche perché quando giro sulle montagne incontro molte famiglie, mariti mogli e bambini e mi danno una sensazione di famiglie in cui vige il volersi bene. Io aspiro a ciò e dunque il desiderio mi strugge dentro. Fatto sta che alcuni giorni fa io sono esploso ed ho mandato un messaggio a … in cui scrivevo che mi dispiaceva ma non ce la facevo più ad attendere e volevo andare avanti cancellandola da dentro me. Lei mi ha risposto che mi ama e che è vero che si stava crogiolando ma che aveva paura di noi e che stava cercando di liberarsi dalle sue dipendenze. Dopo io allora ho chiesto scusa perché di nuovo avevo creato dei condizionamenti usando la soggezione solo perché io non riuscivo ad andare avanti da solo ed accettare che lei non c'è più nella mia vita .……………………. Ma, non ti ho scritto per parlarti di …… ti ho scritto per parlarti di te. Ho voluto aggiungere ….. perché ho fallito ancora una volta nei tuoi insegnamenti. Continuo ad invadere gli spazi altrui perché non sto sulle mie gambe. Ed io voglio che tu sappia dei miei fallimenti.

Maestro, io voglio avvicinarmi al tuo esempio, spero tanto un giorno di riuscire ed onorare ciò che ho imparato da te, ciò che tu hai insegnato a me. Vorrei smettere di disturbare gli altri, sono cosi debole ancora. Ma, maestro, io riuscirò. Io voglio diventare una persona semplice ma autonoma indipendente che ama la vita. Maestro, non mancherò. Metterò tutto me stesso e dove arriverò, arriverò perché ci metterò l'anima. Lo farò per me e ne sarò felice ma spero che il mio crescere ti faccia sentire di aver speso bene il tuo tempo. Forse cosi ti darò la mia gratitudine. Con dei fatti e non con le parole. Con il nettare del frutto e non con la buccia. Ti voglio tanto bene Maestro. Al mio maestro, il mio grande maestro Benito Unico irripetibile ed originale. Che Dio ti porti vicino al suo fianco, perché anche il Dio ha bisogno vicino a se di suoi figli come te. Sei grande maestro Benito Con tutto il mio cuore …………

8 Parole

Maestro Buongiorno. Parole a ruota libera........ il testo non è lineare, ma voglio che sia così sono stata tentata più volte in questi giorni a chiamarti, ma volevo da sola superare l'angoscia che ogni tanto i cali d'umore portano a galla, ma ho resistito...... Mi sono accaduti episodi che ti racconto per aggiornarti......e frasi che mi passano per la testa....adotto un modo sbagliato.... si essere sul lavoro non idoneo con quello che ho assimilato in anni di duro lavoro modificato negativamente o adottato per adeguarmi a sistemi inadeguati e comunque sbagliati, manca di forza di

e se io fossi nata con un handicap? sono state le situazioni vissute che mi hanno modificata........Non capivo non vedevo non conoscevo e faccio finta di non vedere .....che alibi... Dionisia........ alcune frasi dettate da persone estranee mi hanno colpito.....tipo: parlando di AXEL...MIO CANE, durante un discorso con la mia vicina lei mi ha detto come fai ad accudire un bambino se non riesci neanche ad accudire il tuo cane...(è stato un pugno nello stomaco.. ma è vero). ossia il mio matrimonio è un fallimento la mia vita è un fallimento io sono un fallimento....... mi trovavo presso il bar a mangiare qualcosa e durante i discorsi che alcune donne facevano, una frase mi ha colpito: io sto bene con mio marito ho bisogno di averlo accanto perché mi dà sicurezza e poi non voglio stare da sola è bello stare in compagnia aspettare la sera che lui arrivi.....io non voglio stare da sola.

Mi ha colpito il fatto che io allora non sono in grado di avere un rapporto normale e di non essere in grado di tenermi un uomo .....sono danneggiata e ieri sera in macchina ho pianto dalla disperazione per le parole dette da mio padre e da mia madre....... ho sognato un armadio con tanti scomparti vuoti era immenso grande .....alto arrivavo in alto per guardare tutti gli scomparti vuoti.,..... dopo … angoscia nel sonno ho sentito urlare l'altra parte di me, l'ho vista, sta male e colma di una sofferenza atroce indescrivibile e come se raccogliesse tutto il mondo non vissuto il vuoto, la rabbia la lotta....la mancanza di amore l'incompresa, l'esclusa, la vittima, mi sono vista dentro di me ho capito che sto male e che quella parte e fortemente danneggiata colpita e lotta - lotta in modo disumano per parlare con me. Dove sono in questi momenti.......????

mi sono sentita e per un attimo vista.

non mi ricordo cosa stavo rivivendo ma sicuramente un trauma di cambiamento.......del posto della casa. - papà mi ha detto: mi dispiace, quante ne stai passando… è come se mi dovesse dire qualcosa …cosa mi manca ? mi sembra di sopportare un peso di me enorme..........sono difettosa..... mia sorella è brava e vincente nella vita io invece perdo sempre perché ho paura ...... è forte, tenace, intraprendente, ...... ma c'è qualcosa dentro di me che mi impedisce di reagire, un permesso di fare ........ il permesso di vivere - non riesco a prendere la mia vita ... non sono capace di decidere le cose meglio per me ...... HO VISTO L'ANIMA, LA MIA ANIMA. ESISTE. BEN, MIA VITA. baci.

9 Il mio Maestro – luglio 2010

E' da molto tempo che volevo scrivere questa storia del mio incontro e percorso di crescita personale con il mio maestro ma qualcosa me lo ha sempre impedito. Credo sia la pigrizia. Anzi è proprio la pigrizia. Adesso sento proprio il desiderio di farlo. Perché? Beh, perché è il compleanno del mio maestro ed io voglio scrivergli il grande dono che mi ha fatto o che la vita mi ha fatto attraverso di lui, ma a me piace pensare che sia stato più lui della vita e so benissimo, dato che me lo ha detto molte ma molte volte, che io non gli devo niente e che ci sono cose che non hanno prezzo.

Ecco la mia storia in breve. Circa 2 anni fa, quindi parliamo del 2008, dopo una serie di vicissitudini, crollo per la mia prima volta in una fortissima depressione. Mi sento perduto, sconfitto, non riesco a vedere luce, non comprendo il senso del perchè esisto e non comprendo perché gli altri mi facciano cosi del male o io senta e pensi che gli altri mi facciano male. Non capisco perché sono al mondo, perché devo soffrire cosi tanto e tutto questo mi porta a sentirmi vuoto, senza senso e che la vita, dunque la mia vita, non ha un senso. Sto male, sto veramente male.

Decido di andare da uno psichiatra che mi dà dei farmaci che dopo decido di smettere di usare. Provo a fare psicoterapia, ma niente.

Un bel giorno, anche in questo caso per una serie di vicissitudini, incontro il figlio del mio maestro, che è Medico. Mi accoglie con tanta dolcezza e tenerezza. Parliamo un po' e lui, dopo tante belle chiacchiere, soprattutto le mie, mi guarda dritto negli occhi e mi dice:”caro B. bisogna che ti mandi da mio padre”. Io completamente disorientato e incerto di cosa ho sentito chiedo cosa avesse detto e lui, rispondendo con la stessa chiarezza e semplicità, mi diede il numero di telefono di suo padre.

Dopo pochi giorni lo contattai, mi diede una appuntamento per il giorno tal de tali nella sua abitazione, a Vergato. In attesa di quella data mi feci mille domande, ma senza dubbio avevo oramai deciso di andare.

Quel bel giorno mi presentai all'ora x al portone di casa del mio maestro, suonai al citofono e sentii rispondere:”all'ultimo piano”. Entrai in un palazzo dalle grandi dimensioni, soffitti molto alti, il portone stesso era molto alto. Grandi scale mi portarono su su fino all'ultimo piano di questo enorme edificio. La sensazione che provai, mi ricordo me lo dissi subito fra me e me, fu: Starò forse andando mica da Dio?

Tornando sulla terra, arrivato all'ultimo piano, trovai due porte, una era aperta e cosi entrai bussando e chiedendo permesso; non vidi nessuno ma sentii dirmi “avanti sono qua”, da una stanza di fronte alla porta di ingresso che aveva la luce accesa.

Io entrai e trovai in un angolo una enorme stazione computer di lavoro, di fronte alla quale stava questo ometto.

Questo ometto appunto è il mio maestro o per meglio dire io sono uno dei suoi tanti allievi; girandosi verso me si alza dalla sedia, testa completamente lucida alla Dalai Lama, occhi vispi, un leggero baffetto, statura media, corpo longilineo, schiena dritta come un fuso, mi si avvicina e mi dà un abbraccio forte forte e caldo caldo e mi dice: “ciao io sono Benito”. Io ricambio l'abbraccio e subito mi godo le sua braccia ed il suo corpo che emanava proprio una sensazione di pace, tranquillità, sicurezza, bontà, amicizia, volersi bene, salute, sincerità, semplicità.

Arrivano le presentazioni e dopo il mio maestro mi invita a sedermi su una bellissima poltrona gialla, nel frattempo lui si mette a sedere su di una poltrona dietro ad una bellissima scrivania con tantissime cose interessanti sopra.

Ora mi chiedo: “ma non vi va di sapere come sia la stanza?”. Suppongo che ad alcuni di voi andrà saperlo e così io ve lo racconto; La stanza è fresca, le pareti sono giallino chiaro e danno senso di luminosità. C'è una porta finestra che illumina tutta la stanza fornendole freschezza e vitalità. Due poltrone in pelle, giallo chiaro, molto confortevoli, una delle quali è quella dove siedo io. Una enorme e bellissima scrivania di legno, antica, dietro ad essa una libreria a vetro dove il maestro tiene i suoi libri. Al mio fianco destro c'è un lettino e accanto, attaccate a muro ci sono delle barre tubolari dove il maestro, quando lavora e rileva sul corpo delle persone troppa energetica negativa, fa appoggiare le mani per scaricarla. Sempre intorno al lettino ha delle luci colorate che accende per fare anche cromoterapia. Su tutte le pareti ci sono quadri e frasi incorniciate, c'è un ritratto di Gesù bellissimo che cambia volto in base all'angolazione di dove viene visto; ci sono anche quadri che in realtà sono giochi visivi di colori. Tutti i quadri che vedo hanno un profondo valore emotivo. Poi c'è una zona computer e devo dire che li il mio maestro è un vero e proprio piccolo hacker. Due pc , uno fisso ed uno portatile, web cams da tutte le parti, telefoni contro telefoni, scanner, fax, fotocopiatrici, mouse ovunque, lettori sd , pennette archiviazione dati, macchine fotografiche e cosi via dicendo. Lui è molto avanti con il pc . Usa Skype e Facebook , naviga tranquillo tranquillo, crea presentazioni e non vi potete immaginare quanto altro. Ma lo sapete quanti anni ha il mio maestro? Ve lo dico io: 82 anni, il 2 luglio di questo anno che è il 2010. E volete anche sapere come era vestito?

Mi si è presentato con una felpa con cappuccio marrone, con scritte arancioni alla skater, pantaloni classici, scarpe sportive, ben lucidato e profumato. Mi sembrava un ragazzetto ribelle l'uomo di 82 anni di fronte a me, incredibile veramente.

Bene entriamo nella fase tecnica. Mi siedo su questa comoda poltrona e dopo una breve presentazione inizio una “ pippa ” colossale. Parlo, parlo, spiego, giustifico, giudico, impongo, aggredisco tutto e tutti. Il maestro mi guarda con pazienza e silenzio poi, alla fine del mio discorso, mi dice: “Ma cosa sei venuto a fare qui? Sei forse venuto per spiegarmi come si vive?” Ed io ancora: “ bla bla bla bla bla ”. Ancora una volta quando termino mi guarda e mi dice: “Caro B., qui possiamo o meglio puoi parlare all'infinto ed io ascoltarti all'infinito, ma se vuoi stare bene, l'unica cosa importante è che tu salga su questo bel lettino ed iniziamo a lavorare con il Logotraining ed il Logomassaggio, tecniche psicomotorie da me ideate per fare superare, a chi ne ha bisogno, il disagio esistenziale” Dico io: “ok”, ma era già tardi perché io avevo parlato, parlato per più di due ore e bisognava andare a mangiare. Quindi il maestro mi diede un altro appuntamento e mi disse che mi accompagnava alla stazione del treno e lui sarebbe andato a comprare il pollo arrosto per mangiarselo gustosamente a casa sua. Beh, io dissi: “guarda che sbagli a mangiare il pollo arrosto, cosi fai male, noi non dobbiamo mangiare la carne”.

Con questa osservazione credo di aver toccato il fondo. Ma il mio maestro ancora una volta, con un sorriso di comprensione, mi disse: “Ma allora tu mi vuoi insegnare a vivere! Io sono il maestro, se vuoi camminare con me cammini come dico io se no vai pure per la tua strada, io ti voglio bene lo stesso”.

Io presi il treno e me ne andai.

Durante il viaggio di ritorno riflettei molto. Io essendo in crisi esistenziale ero diventato vegetariano perché non volevo fare male agli animali. Adesso mangio carne, ma molto raramente, proprio al bisogno. Passiamo all'incontro successivo. Questa volta iniziammo con il massaggio bioenergetico (Logomassaggio) quasi subito per poi passare al Logotraining .

Non mi sto a dilungare su cosa abbiamo fatto, ma vi posso dire che è un qualcosa di estremamente semplice ed al tempo stesso rivoluzionario; è un metodo di lavoro ideato dal mio maestro che attiva la propria consapevolezza e coscienza, di che cosa siamo veramente, di chi siamo in riferimento al nostro organismo e quindi sviluppiamo una coscienza completa; anima corpo mente. Lentamente prendiamo coscienza di essere il nostro corpo e successivamente prendiamo coscienza di come il nostro corpo è in relazione con l'esterno come è dipendente dal mondo circostante.

Questo percorso ha cambiato radicalmente la mia esistenza, la mia vita, il senso di me, il senso della mia vita o meglio mi ha permesso di scoprire chi e cosa sono veramente e che io posso disegnare la mia vita come un quadro bianco, che io posso dare un senso alla mia vita e prenderne in mano le redini governandola e direzionandola nel rispetto degli altri, della vita e delle sue leggi.

Il maestro mi ha attivato in modo integrale; ha attivato o meglio connesso o forse riconnesso il mio cervello dunque la mia parte pensante che interagisce e che viene costruita dai fattori logici esterni con il mio corpo cioè con la parte interna di me.

Adesso io posso percepirmi completamente. Prima io ero solo i miei pensieri. Non sentivo il mio corpo, il mio corpo era l'oggetto per esaudire i miei desideri i miei fini ed io non lo sentivo non sentivo quando mi parlava, non sentivo quando mi chiamava, non godevo di tutte quelle piacevoli sensazioni che hanno origine dentro di me attraverso le più semplici funzioni, vedi bere, respirare, mangiare, dormire, evacuare, ripararsi dal freddo, apprezzare le carezze dell'aria sulla pelle, il piacere delle carezze dell'acqua sulla pelle, di un tessuto più che di un altro, apprezzare quando lo sguardo viene riempito da uno stupendo scorcio di vita o della natura stessa, il cinguettio di un uccellino, il tatto di un buon tessuto o della pelle di un altra persona o del pelo di un gatto o di un cane, il profumo dei fiori, il sapore del miele……

Non sapevo usare bene i miei canali di ricezione dati quindi non sapevo usare l'udito l'olfatto il tatto e cosi via. Non li sapevo usare e non mi ci sapevo concentrare sopra.

E grazie a questo percorso io sono in grado oggi di lanciare obbiettivi dalla mente che desidero raggiungere e mettere combustibile dentro la macchina che è il corpo attraverso la percezione di me e poter dunque camminare verso i miei obbiettivi. Se io non sapessi adesso godermi la vita verrei nuovamente sopraffatto.

Adesso posso ricaricarmi quando voglio, posso produrre il benessere anche quando sono nelle peggiori difficoltà, perché adesso posso isolare il mio interno dall' esterno. Ovvio non sono un uomo bionico ma concentrandomi su me stesso in modo integrale e completo io posso godermi il cammino verso gli obbiettivi e non solo il raggiungimento degli stessi; anzi direi che l'obbiettivo diventa più una scusa per giustificare un cammino. Se l'obbiettivo è la sopravvivenza non sarà tutto cosi roseo come per un obbiettivo non così primario; la strada per sopravvivere è dura fatta di paura, fatica e di tanti altri nemici, ma proprio per questo ricaricarsi è sicuramente l'unica cosa da saper fare.

Tecnicamente gli obbiettivi li pongo dopo che è il mio cuore a scegliere; a parte le cose da “dover fare” che cerco di trasformare in un piacere modificando il modo con cui guardo mentalmente a queste cose ed anzi cercando di trovare qualcosa di bello in quello che devo fare trasformando il dovere in piacere o comunque annacquandolo di piacere..

Per il resto degli obbiettivi appunto privi di dovere, e' il cuore che mi dice cosa voglio, lo sento forte dentro me e si instaura poi un meccanismo chimico che proietta tutta la mia macchina in uno stato di fervore. Ma come detto, quando si inizia una strada non sarà solo una discesa. Dovrò saper affrontare le avversità ed è proprio li che entra in atto il meccanismo che il mio maestro mi ha insegnato a praticare che è già innato in noi.

Ecco, il mio maestro con amore, pazienza, gratuità, sincerità, mi ha dato tutto questo. Potrei dire che mi ha dato la vita perché se io dovessi descrivere la differenza tra prima ed adesso, posso solo dire che prima vivevo a metà o forse non vivevo proprio e adesso vivo pienamente. Prima, paragonato ad adesso, cosa volete che vi dica per me era veramente non vivere. Non comprendevo l'esistenza, le infinte dinamiche che ci circondano che ci influenzano, quante strade l'uomo può prendere, quanto un essere umano può crescere e tanto altro. Rileggendo ciò che scrivo, mi sembro presuntuoso, come se io fossi un illuminato che ha la scienza infusa, vi prego di non fraintendermi; io credo di essere sempre e solo una testa matta, credo di saper ben poco della vita e mi sento come un bambino, io sto solo riportando umilmente e fedelmente le mie sensazioni ciò che percepisco ed il mio percepire mi fa parlare cosi, vivo il mio cambiamento come una illuminazione, vale a dire che vedo tutto con occhi diversi, quasi come cambiare gioco, schema, pianeta. Ogni essere umano può mettersi in discussione per diventare del tutto se stesso! che pericolo c'è a diventare sempre più esseri umani se già lo si è dentro ?

Forse può essere scomodo per la società nella quale viviamo ma la gratificazione nel percepire la vita è incommensurabile; se siamo qui per percepire la vita pienamente allora facciamolo, cosa ci sarà mai di cosi pericoloso a fare l'unica cosa che dovremmo fare? Abbiamo paura di morire? Nasciamo già programmati per morire, è dentro di noi, non possiamo sfuggire alla morte. Non possiamo fuggire da una delle tante esperienze che fanno parte del nostro essere, se noi siamo il nostro corpo, la nostra vita, beh essa è già programmata con questa esperienza; come possiamo eliminare una componente di noi? Non saremmo più noi; rinnegarla è come rifiutare noi stessi. Come possiamo vivere in funzione di fuggire un qualcosa che già fa parte di noi che ci riguarda che già è dentro di noi, viviamo rinnegando forse noi stessi? Infatti oggi rinneghiamo il nostro corpo fino a modificarlo, rinneghiamo i nostri figli fino a non farli; ma allora vogliamo nascere come un'altra razza che razza vogliamo essere?

Tutto ciò che materialmente raggiungeremo in questa vita non lo porteremo via con noi, ma porteremo via con noi la qualità con la quale viviamo. E la qualità non si compra ma ci si guadagna con il desiderio di diventare esseri umani integrali, completi, originali, irripetibili ed unici.

Quindi, anche la morte è un esperienza che fa parte del nostro percorso esistenziale, fa parte del nostro programma genetico come dice il maestro. Nasciamo con tante belle funzioni, basta pensare a tutte quelle che danno piacere. Beh, chi ci progetta e ci realizza ci fornisce i mezzi per godere, ma ci ha anche inserito dentro altri programmi fra cui la morte. Cerchiamo di vivere tutte le esperienze con una mentalità positiva, come dire sto semplicemente vivendo la mia vita come deve essere e non può essere che bella perché è un dono che mi è stato fatto per farmi felice.

Il mio mestiere da 10 anni è l'allenatore di snowboard Freestyle. Quindi: Grazie maestro, da dentro di me con tutto me stesso, grazie maestro, come dici tu ci sono cose che non hanno un prezzo.