SVILUPPO DEL PENSIERO POSITIVO

SVILUPPO DEL PENSIERO POSITIVO

PREMESSA:

Ogni essere umano è ciò che vuole essere, ma ciò che vuole essere è determinato dalla struttura del suo pensiero, cioè dalla formazione razionale della sua mente. Noi, nella realtà di tutti i giorni, siamo come gli altri ci hanno insegnato a pensare, anche se il nostro modo di essere non corrisponde a quello naturale predisposto dal programma genetico. Pertanto, se qualcuno ci ha educati al pensiero negativo, noi viviamo i valori esistenziali al negativo e spesso ci procuriamo i disagi che pensiamo perché non conosciamo una situazione alternativa a quella pensata.

Il pensare al negativo, di fronte a un pericolo o alla probabilità di un pericolo ci porta sempre a interpretare come possibile e vera la evoluzione estrema di quel pericolo senza valutare le infinite probabilità evolutive intermedie reali che possono risolvere la situazione iniziale.

Esempio, chi pensa al negativo nel caso si trovi per la strada senza ombrello e vede e sente cadere alcune gocce di pioggia, non pensa che può essere una nuvola di passaggio e che tutto tornerà presto normale, no, parte il pensiero negativo e incomincia ad analizzare tutte le estreme probabilità come se si stesse scatenando una tempesta con gravi e disastrose conseguenze per la salute e forse anche per l'ambiente.

Immaginate come può vivere una persona e come si può vivere accanto a una persona di questo tipo! Per vivere normale e lasciar vivere normale bisogna imparare a pensare normale. Per cambiare il modo di essere dobbiamo modificare la struttura del pensiero, cioè una persona deve imparare a pensare in modo positivo nel senso naturale della valutazione di tutti gli aspetti positivi e negativi nella evoluzione di una situazione reale e concreta.

Per imparare a modificare la struttura del pensiero dal negativo eccessivo al positivo naturale sono state ideate molte teorie e terapie, ma l'applicazione degli strumenti proposti dagli studiosi, fino ad oggi, non hanno dato risultati soddisfacenti sul piano individuale per cui il problema esiste ancora, ed è molto diffuso e complesso. Le implicazioni sono tante, le difficoltà soggettive ed oggettive sono numerose e varie. Imparare a vivere al positivo, dopo che si è imparato a vivere al negativo, non è per niente facile ..... ma è possibile!

A questo proposito io ho ideato un 'Progetto' che consente di fare esperienze riabilitative, per chi vuole cambiare, e formative per chi vuole imparare.

Il mio progetto l'ho definito: DPV - Devo - Posso - Voglio.

Diciamo subito che non è una terapia, ma è un esercizio di apprendimento a livello razionale, da realizzare con la collaborazione di un esperto del sistema Educativo Esistenziale (vedi apposita dispensa - n. 3 - in elaborazione) -

Per applicare questo esercizio si parte dal presupposto che il soggetto sappia distinguere ciò che è positivo da ciò che è negativo, considerando positivo ciò che può essere piacevole e utile alla salute e negativo ciò che può essere spiacevole e dannoso alla salute.

Naturalmente questo esercizio si basa sulla sfera razionale perché si propone di modificare la struttura del pensiero, pertanto la formula del Devo - Posso - Voglio - (DPV), va pensata ed applicata in tutte le situazioni di vita quotidiana in cui il pensiero razionale s'interroga sulla interpretazione di un evento, o sul come fare o non fare qualcosa che può modificare un evento.

Esempio: Un soggetto si trova nella situazione di decidere se fare o non fare l'acquisto di un oggetto. Chi ha il pensiero negativo scarica su questa decisione tutte le disavventure possibili e immaginabili, come: l'oggetto potrebbe risultare inutile, l'acquisto potrebbe essere dispendioso, l'oggetto potrebbe essere falso, potrei aspettare ancora etc. etc. Applicando la formula del DPV in questa stessa situazione, il soggetto per primo valuta la necessità, dell'acquisto, cioè “DEVO” fare l'acquisto, è qualcosa che mi manca e che devo acquistare. Così analizza gli aspetti negativi, ma anche gli aspetti positivi sulla opportunità di fare l'acquisto, cioè definisce il “POSSO” fare l'acquisto.

Qual è l'elemento nuovo in questo momento di analisi?

L'elemento nuovo consiste nel fatto che il soggetto pessimista non si limita ad analizzare solo al negativo il “POSSO” ma s'impegna ad affiancare ad ogni aspetto negativo un aspetto positivo. Esempio: se pensa che l'oggetto possa essere inutile per tanti motivi, allora Deve analizzare anche le ipotesi che l'oggetto possa essere utile per tanti altri motivi. Quindi, se deduce di poter fare l'acquisto, decide anche di volere, “VOGLIO” fare quell'acquisto.

Così, attraverso l'analisi della situazione acquisisce la consapevolezza di ciò che fa e quindi la disponibilità e il desiderio di fare perché l'agire in un determinato modo non è più un rischio o una imposizione, ma è un agire consapevole, motivato e, quindi, 'voluto'.

FACCIO CIÒ CHE DEVO E VOGLIO CIÒ CHE FACCIO!

Nel primo momento dell'applicazione di questo progetto, il soggetto valuta la necessità dell'azione, cioè il dover fare quella azione, e ciò da un punto di vista logoanalitico diventa un imperativo morale che rispecchia la teoria di Frankl in quanto, essendo ognuno di noi unico originale e irripetibile, ed essendo anche ogni situazione unica originale ed irripetibili, se un soggetto non fa quello che deve fare in un determinato momento, esclude la possibilità che quella cosa possa essere fatta allo stesso modo in un altro momento o in un'altra situazione o da un'altra persona. In sintesi questa teoria sostiene che: ciò che non fai “Tu” in un determinato momento, non lo farai mai più allo stesso modo nella tua vita e nessun altro potrà mai farlo al posto tuo. L'occasione che hai lasciato è una occasione perduta per sempre.

Pertanto, quando un soggetto deve fare qualcosa si deve impegnare a volere realizzare quello che Deve per non venire meno a un obbligo morale del dover fare per se stesso e per gli altri ciò che solo lui può fare. Il secondo momento dell'applicazione di questo sistema è molto importante perché rappresenta il momento educativo e formativo, per la costruzione del pensiero positivo naturale, in quanto il soggetto analizza il poter fare, cioè la possibilità di fare quella cosa che deve fare e s'impone di accoppiare a ogni aspetto negativo supposto, un aspetto positivo possibile. Per cui il soggetto si sottopone a delle riflessioni che lo impegnano razionalmente a trovare i possibili aspetti positivi della situazione che sta analizzando, mentre spontaneamente sarebbe portato ad evidenziare solo gli aspetti negativi fino all'eccesso del pericolo e quindi alla rinunzia per paura dell'ignoto non analizzato. Con questo esercizio la mente si educa ad allargare l'orizzonte delle possibilità e al tempo stesso si auto rassicura sulla opportunità o meno della scelta perché la scelta stessa è suffragata anche dalla analisi degli aspetti positivi prima ignorati. Il terzo momento è quello della realizzazione di qualcosa che non è più vista come un possibile pericolo, né come una ingiusta imposizione esterna, ma il fare diventa un atto di coscienza e disponibilità soggettiva verso un obiettivo spontaneamente scelto e liberamente voluto. Quindi il DEVO diventa anche VOGLIO. Attenzione: la formula < Devo - Posso - Voglio > portata responsabilmente e positivamente a conclusione con i benefici che ne derivano, può essere ancora utilizzata per risolvere altre situazioni in cui il problema si pone in termini capovolti, cioè quando "VOGLIO" realizzare qualcosa e il pensiero negativo mi blocca fino alla rinuncia del mio volere. In questo caso la formula si capovolge e diventa < Voglio - Posso - Devo > (VPD).

Anche in questo caso il momento più importante è quello dell'analisi del poter fare, illustrato come seconda fase, perché in questa fase si analizzano gli aspetti negativi, ma anche quelli positivi del volere. Pertanto il Devo, Posso, Voglio diventa >Voglio - >Posso - >Devo. È come la proprietà commutativa dell'addizione: cambiando l'ordine degli addendi la somma non cambia. Cambiando l'ordine dei fattori il risultato è sempre lo stesso perché partendo dal volere e analizzando il potere, la volontà di fare diventa possibile e il dovere diventa obbligo morale e gratificazione di fare:

FACCIO CIÒ CHE VOGLIO PERCHE' VOGLIO CIÒ CHE POSSO E DEVO!

Conclusione: se vogliamo cambiare il nostro modo di essere per migliorare la qualità della nostra vita dobbiamo imparare a sviluppare nella nostra mente i vari aspetti, POSITIVI e NEGATIVI, della realtà in cui viviamo.

Questo progetto è stato ampiamente sperimentato con gli allievi dei Corsi di Formazione Esistenziale e i risultati sono stati 'raccontati' come grandi successi di benessere individuale.

APPUNTI DI FORMAZIONE ESISTENZIALE ATTINENTI ALLA COSTRUZIONE DEL PENSIERO.

Alla nascita il bambino non ha la mente. Per i primi due anni di vita non ha il concetto di bene e male, di causa effetto. Egli vuole e basta! È in uno stato di anomia, cioè non conosce le regole che gli garantiscono la sopravvivenza e il rapporto con se stesso, col mondo e con gli altri. Nel terzo anno di vita, attraverso l'esperienza e l'apprendimento impara che esistono le regole del vivere, per cui sa che può fare ma non sa distinguere le cose giuste da quelle sbagliate. Questa è la fase della eteronomia, cioè la fase in cui le regole deve apprenderle dall'esterno. Dal quinto anno di vita in poi, se ha una buona guida, impara il dovere di rispettare le regole per non provocare danni a se stesso e agli altri. Questa è la fase dell' autonomia che dura tutta la vita. Durante questo percorso ogni singolo momento non va visto come esercizio riabilitativo o di autoformazione, ma deve rappresentare una normale tappa di apprendimento, di crescita e di sviluppo dell' età evolutiva. Il "Voglio" corrisponde al riconoscimento del diritto del bambino di soddisfare gli istinti e i bisogni naturali che gli garantiscono la sopravvivenza e la qualità della vita. Il "Posso" corrisponde alla consapevolezza e all'impegno di ogni essere umano di utilizzare tutte le risorse naturali e tutti i valori umani per garantire a se stesso e agli altri la possibilità di migliorare la qualità della vita. Il "Devo" corrisponde alla presa di coscienza responsabile di agire e operare nel rispetto delle regole della convivenza civile e democratica per garantire a se stessi e agli altri uno sviluppo integrale, che tenga conto dei valori naturali e umani per la promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo.