Infanzia a rischio

In generale, per quanto concerne l'educazione dell'infanzia, partiamo dal presupposto che il bambino sano abbia le basi per sviluppare in modo normale le capacità fisiche, psichiche e relazionali. Se questo non avviene significa che nelle fasi della vita vissuta sono intervenuti elementi che non hanno rispettato i canoni del percorso di sviluppo evolutivo naturale.

Per questo motivo bisogna imparare ad applicare e promuovere un Sistema Educativo che sviluppi sin dai primi anni di vita tutte le funzioni che sono programmate nel patrimonio genetico. Questo è il compito che devono svolgere prima la famiglia e poi la scuola.

La famiglia crea le basi delle caratteristiche fondamentali dei valori umani;

La Scuola sviluppa tutte le sue potenzialità razionali e analogiche che rendono l’essere umano sano sereno e libero.

In questa ottica vanno adeguati e perfezionati i programmi, lo stile e le tecniche di apprendimento e di insegnamento.

Nella famiglia e nella scuola, spesso ci troviamo di fronte a bambini irrequieti e insicuri o aggressivi e iperattivi, o testardi e reattivi, o spenti e insensibili ai valori della vita. Sono quei bambini e ragazzi che non vanno bene nello studio e che non stanno bene in salute, che fanno disperare genitori e docenti. Di fronte a queste situazioni riscontriamo ancora oggi che non si riesce a trovare sistemi educativi adeguati di recupero e spesso constatiamo che questi bambini e ragazzi vengono additati come responsabili e colpevoli del loro malessere, senza pensare che i bambini sono come li abbiamo costruiti noi, essenzialmente nella famiglia, e che hanno un mondo interiore che va conosciuto, curato, guarito o cambiato quando è necessario, o ricostruito quando è compromesso e deficitario. In questi casi sarebbe indispensabile la collaborazione tra la famiglia e la scuola per analizzare le situazione e interagire con fiducia, conoscenza e competenza a sostegno dei valori della salute e non a difesa degli errori commessi e degli effetti negativi. Invece capita ancora che la famiglia e la scuola si blocchino sulle loro posizioni apparentemente contrastanti perché la famiglia ritiene di dovere proteggere affettivamente i figli dai “rigori” della scuola, mentre la scuola ha il dovere di correggere gli errori che rendono gli alunni reattivi o insensibili ai veri valori della vita.

La psicologia dell’età evolutiva insegna che la vita umana è ricca di potenzialità che si chiamano affettività, socialità, autonomia, razionalità, creatività, sensitività. Se questi valori vengono sviluppati si può realizzare il benessere psichico, fisico e sociale.

Per questo io voglio sensibilizzare le istituzioni educative alle innovazioni metodologiche, perché sono convinto che con le nuove tecniche educative possiamo costruire una infanzia più felice e una società più serena. Ma voglio rivolgere anche un appello ai genitori e in particolare alle mamme, alle donne.

Care Signore, già mamme o aspiranti mamme, oggi non è più possibile crescere un figlio senza avere solide basi di conoscenze scientifiche ed esperienza culturale umana e metodologica. Volerlo fare avventurosamente è come voler fare un salvataggio in un mare in tempesta senza saper nuotare, perché l’ambiente sociale in cui viviamo è come un mare in tempesta: le onde della corruzione, della speculazione, della sopraffazione, della violenza subdola, sottile penetrante e costante ci sbattono da un vortice all’altro, non ci lasciano il tempo e lo spazio di pensare e di organizzare un percorso verso lidi sicuri di possibile serena navigazione.

Un figlio arriva in questo mondo con grande attesa e gratificazione o anche, qualche volta, col nostro disappunto, ma arriva comunque con un meraviglioso programma di vitalità, di opere e di valori, di regole e di appuntamenti per realizzare un grande progetto il cui obiettivo è la costruzione di un essere umano sano, sereno e libero!

Cara Donna, tuo figlio appena nato ha solo te in questo mondo che gli può garantire la sopravvivenza, tu lo hai concepito, tu lo hai fatto e a te si consegna e ti consegna il suo progetto affinché tu possa aiutarlo a prendere possesso dei suoi poteri e dei suoi valori, facendogli osservare le regole che lo conducono ai vari appuntamenti programmati per la realizzazione del progetto.

In altri tempi la mamma svolgeva il suo ruolo di custode del progetto Uomo seguendo il percorso naturale di crescita del suo figliolo senza correre tanti rischi di interferenze e deviazioni nello svolgimento del programma e nella applicazione delle regole. Oggi invece il percorso naturale è stato snaturato, oggi il bambino è strappato dal seno materno, è profanato nella sua genuinità, nella sua fisicità, nella sua ingenuità, è addestrato, ammaestrato e utilizzato a partire dalla speculazione scientifica a quella pubblicitaria, a quella commerciale. Oggi Vengono trasgredite o ignorate le regole dello sviluppo naturale, vengono modificati gli appuntamenti di riferimento per la realizzazione del progetto Uomo e quindi viene costruito un Essere vivente che ha meno di umano e molto di tecnologico, robottistico, nevrotico, aggressivo, depresso, schizoide.

E tu mamma cosa puoi fare, in questo mare in tempesta, per proteggere tuo figlio, per fargli realizzare il progetto Uomo, se non conosci il suo programma di crescita, se ignori le regole, se non sai quali sono gli appuntamenti a cui deve presentarsi nel cammino della vita verso la realizzazione di se stesso?

L’appello che ti rivolgo con profondo rispetto e affetto è di renderti competente del tuo ruolo, impara a conoscere i valori naturali che tuo figlio porta con sé alla nascita; impara a conoscere le regole che tuo figlio deve osservare per crescere sano, sereno e libero, impara a difendere tuo figlio e proteggerlo dai pericoli con coraggio, il coraggio che deriva dalla conoscenza e dalla competenza, affiancati alla scuola insieme andate verso la costruzione di una società più umana e più sana.

Sul piano pedagogico si ripete da un secolo che il bambino non è un vaso da riempire, ma un focolare d’accendere. Ciò significa che il sapere non si trasferisce da un cervello ad un altro, come l’acqua che si versa dalla bottiglia nel bicchiere. Il sapere è conoscenza, esperienza, formazione, capacità di utilizzare le risorse umane, fisiche e mentali a beneficio di se stessi e degli altri. Per questo è importante conoscere il bambino nella sua struttura interiore per poterlo aiutare a crescere sano sereno e libero.

Qui brevemente posso evidenziare qualche informazione sulla sfera affettiva che è una struttura all’interno del cervello che raccoglie le esperienze piacevoli e spiacevoli che ogni essere umano realizza nel rapporto con se stesso e con gli altri. Infatti, se il bambino riceve dal mondo esterno stimolazioni e sensazioni piacevoli nel soddisfacimento dei bisogni vitali, impara ad avere fiducia negli altri perché sente che gli altri lo aiutano a realizzare il piacere, cioè quella sensazione di benessere che si manifesta come assenza di dolore o come liberazione dal dolore e dal pericolo.

Così, attraverso gli impulsi piacevoli o spiacevoli che riceve dal mondo esterno costruisce nel cervello lo schema del rapporto sociale ed affettivo. I contenuti che il bambino deve consolidare nel rapporto affettivo sono: carezze, massaggi corporei, messaggi di tenerezza, abbracci, sorrisi, sguardi amorevoli di comprensione, parole chiare, esplicite e rassicuranti, sicurezza di protezione. Questi valori si realizzano e si sviluppano nella semplicità naturale del reciproco bisogno di vicinanza di accoglienza di contatto di aiuto di condivisione degli esseri umani.

Tenere un bambino in braccio, farsi guardare, parlargli, accogliere le sue emozioni, quelle liete di gioia come quelle di paura e di dolore, fargli festa e consolarlo, fargli sentire la presenza protettiva e difensiva dell’adulto, significa costruirgli le basi dell’equilibrio emotivo, della serenità, della sicurezza e della salute. Se il bambino sente che gli altri lo aiutano a liberarsi dalla sofferenza, capisce che gli vogliono bene, e quindi costruisce nella mente il senso della fiducia e della sicurezza affettiva.

Quando il bambino non riceve nel corso della prima infanzia le stimolazioni affettive di cui ha bisogno, si forma nella sua mente la carenza affettiva, cioè il vuoto che produce grave disagio esistenziale per tutta la vita.

Il bambino senza sicurezza affettiva si sente solo e abbandonato, si sente morire e per sopravvivere cerca instancabilmente l’affetto che non ha dentro di sé. La spasmodica ricerca di gratificazione affettiva crea, prima nel bambino e poi nell'adulto, l’instabilità, l'ansia, l'insicurezza, l'aggressività e quindi la “depressione”, la sofferenza e la disperazione. Ma si può uscire da questa sofferenza? Un essere umano che soffre di sindrome di abbandono può liberarsi da questa paura? Sì, oggi è possibile applicare sistemi educativi che riabilitano la sfera affettiva alle sue funzioni naturali di sicurezza, di vitalità e di sensibilità umana.

Come ho già detto, è molto importante nello sviluppo dell’affettività il contatto corporeo che si realizza sin dalla prima infanzia sotto forma di vicinanza, di calore affettivo, d'incoraggiamento o di ricompensa: un abbraccio, una carezza, un massaggio sul corpo, una stretta di mano (mano nella mano), un sorriso.

Inseriti naturalmente in un contesto di protezione di aiuto, di dialogo, il bambino trae indicazioni di cordialità e disponibilità dell'adulto, e quindi di sicurezza e di fiducia. Bisogna tenere sempre presente che la fiducia e la sicurezza non s'improvvisano nell'emergenza, ma si costruiscono giorno per giorno nel rapporto di comunicazione col bambino, col ragazzo e con l'adolescente. Per questo io sostengo che la salute si “impara” come si impara a leggere e scrivere o mentre si impara a leggere e scrivere.

Ripeto che il massaggio corporeo assume una funzione di primaria importanza nella costruzione della sfera affettiva e nella cura di sindromi da carenza affettiva. Attraverso la consapevolezza del proprio corpo si conquista la consapevolezza della propria identità, si costruisce una personalità forte e armonica, si vince la paura irrazionale, l’ansia e la depressione e scompaiono le difficoltà di apprendimento perché l’essere umano nasce con il desiderio di sapere, di scoprire, di creare nuove risorse di vita e di vitalità per realizzare la gioia di vivere.

Da recenti studi è emerso che nel nostro cervello ci sono due menti, quella dell’emisfero sinistro e quella dell’emisfero destro.

Lo psicologo Roger W. Sperry, Premio Nobel per la medicina nel 1981, ha dimostrato che se viene interrotto il sistema di comunicazione (corpo calloso) tra i due emisferi del cervello si determinano due menti nella stessa persona, ciascuna indipendente dall’altra. Le osservazioni cliniche e le ricerche di laboratori hanno dimostrato che vi sono delle differenze enormi tra le funzioni psicologiche dei due emisferi. Infatti, oltre a comandare ognuno la parte opposto del nostro corpo, in modo più specifico risulta che:

> L'emisfero sinistro è il sistema culturale per la gestione della vita nel rapporto con se stessi, con gli altri e con il mondo. Controlla principalmente il linguaggio, le attività logiche, razionali e di calcolo, oltre che scienza, scrittura e tatto della mano destra.

> L'emisfero destro è il sistema emotivo, istintivo e creativo. Controlla: immaginazione, facoltà artistiche e musicali, creatività, percezione, scultura, danza, tatto della mano sinistra.

Nel 2009 la neuroscienziata Jill Bolte Taylor dell’università di Indianapolis ha scritto un libro, intitolato “La scoperta del giardino della mente”, sulle funzioni dei due emisferi. In questo libro l’autrice sostiene che per poter vivere bene bisogna imparare ad accedere alla coscienza e alla personalità dell’emisfero destro, alla sua pace e ai suoi “qui e ora”. Scrive testualmente: “il vostro corpo è la forza vitale di cinquanta trilioni di geni molecolari. Soltanto voi potete decidere, attimo dopo attimo, chi e come essere nel mondo. Prestate attenzione a ciò che accade nel vostro cervello. Prendete fra le mani il potere che vi spetta e fatevi sentire: ne dipende la vostra vita. Siate un raggio di sole”.

Sulla scorta di queste conoscenze, io da Maestro Consulente Esistenziale ho ideato e sperimentato una serie di tecniche didattico-pedagogiche, che applico con successo per aiutare le persone ad attivare e utilizzare, nella loro quotidianità esistenziale, i poteri dell’emisfero destro.

Oggi più che mai la carenza affettiva si può vincere con nuove tecniche educative e riabilitative e con l’applicazione di una formula che è sempre valida nel corso dei secoli:

“AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO”

CHE SIGNIFICA AVERE AFFETTO E RISPETTO PER SE STESSI

E PER GLI ALTRI !