Autismo

AUTISMO - Dispensa didattico pedagogica per genitori e docenti - di Benito Femia

Autismo

Dedico questo lavoro a te

genitore, educatore, operatore sanitario

religioso o politico,

chiunque tu sia e ovunque tu sia,

in qualunque parte del mondo

ricorda:

IL BAMBINO HA BISOGNO DI TE:

SE LO ACCAREZZI E LO ASCOLTI CON AMORE,

SE GLI PARLI E GLI SORRIDI,

SE IMPARI A CONOSCERLO, CRESCERÀ

SANO, SERENO E LIBERO!

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Abbracciare una persona, tenerla stretta a sé, viso contro viso, occhi negli occhi, parlarle con affetto e comprensione, determinando un particolare coinvolgimento emotivo, non è usuale. Anzi al giorno d'oggi la gente teme il contatto corporeo fino alla paura, al rifiuto, all'inibizione.

Da una ricerca, fatta da me, sui valori della comunicazione corporea, risulta che l'uso del canale cenestesico (tatto) nel rapporto relazionale è ridotto del 50 % circa. Eppure il contatto corporeo, come slancio di affettività umana nei confronti del bambino, dovrebbe rappresentare il pilastro portante della sua salute e del suo sviluppo.

L'autismo infantile rappresenta la forma più frequente e più diffusa di solitudine, che si esprime rifiutando il rapporto relazionale sia nel mettersi fisicamente a distanza dagli altri, sia evitando la comunicazione verbale e il contatto visivo.

Dalla letteratura esistente in proposito si rileva che l'autismo è un grave disturbo dell'età evolutiva che può avere origini diverse: si ritiene che in alcuni casi l'origine sia organica, in altri relazionale.

Quando le cause dell'autismo hanno connotazioni relazionali una incidenza significativa può venire dal clima familiare genitoriale.

Per esempio, in una coppia in cui un coniuge abbia bisogno del calore affettivo dell'altro, ma è umiliato e deluso dalla di lui indifferenza, il figlio potrà manifestare i sintomi di un autismo che è destinato a progredire nel tempo. Infatti, si può pensare che il bambino abbia assunto a sua volta il mutismo relazionale dei genitori esasperandolo fino al punto di chiudersi nel guscio misterioso dell'autismo.

Questa esemplificazione vuole essere solo un riferimento casuale, ma non è sempre casuale che i bambini vivano all'interno della famiglia situazioni di disagio affettivo e relazionale che potrebbero essere evitate.

L'incidenza dell'autismo, secondo la "National Autistic Society", è di 4-5 casi su 10.000.

I maschi superano le femmine nella misura di 3 su 1. Di solito il disturbo si riscontra nei primi due anni e mezzo di vita, ma alcuni studiosi sostengono che i primi segni di autismo possono essere riscontrati ancora prima, osservando alcuni aspetti del primo sviluppo sociale e della comunicazione.

I sintomi più significativi sono: il bambino non si sporge per essere preso in braccio, sta a lungo steso nella carrozzella, intento a guardare un qualsiasi oggetto, non si dedica ai giocattoli tradizionali e preferisce gli interruttori e le prese elettriche, comunica usando il braccio dell'adulto come mezzo indicatore. Non sviluppa il linguaggio parlato tanto che in un primo momento può essere ritenuto affetto da sordità.

Durante la crescita del bambino si possono osservare numerose altre caratteristiche autistiche, come: strane espressioni del viso, smorfie particolari, evitamento del contatto visivo. Alcuni bambini guardano le persone con occhiate brevi e rapide, altri fissano la persona con insistenza.

Alcuni bambini hanno la tendenza a muovere un oggetto a pochi centimetri di distanza dagli occhi, come per far riflettere la luce, altri hanno l'abitudine di agitare le dita vicino agli occhi, a muovere ripetutamente le mani, a far girare e roteare gli oggetti o anche se stessi, a emettere risolini e a camminare in modo strano o sulla punta dei piedi.

Di solito i bambini autistici sono ripetitivi poiché i cambiamenti sono causa di grande ansietà.

I bambini autistici presentano alcuni disturbi percettivi di carattere visivo e uditivo, mancanza totale o parziale dell'immagine del corpo e della sua collocazione nello spazio, uso anormale del senso del tatto, dell'odorato e del gusto, eccessiva o scarsa sensibilità al dolore, al caldo, al freddo. Alcuni bambini reagiscono in modo esagerato o scarso agli stimoli della luce, del rumore e del contatto fisico.

Mentre ignorano il linguaggio parlato e i rumori forti, possono rispondere prontamente ad alcuni rumori deboli, se questi sono collegati a qualcosa che suscita il loro interesse.

I bambini autistici, quando sono con i compagni di gioco o all'asilo, avvertono la loro diversità. Quelli più gravi non presentano interesse per i loro compagni, quelli meno gravi accettano gli approcci con gli altri, ma solo per appagare interessi immediati.

Il termine AUTISMO fu usato per la prima volta da Bleuder, nel 1911, per descrivere il rinchiudersi volontario nella fantasia, tipico degli schizofrenici, ma il primo a descrivere la sindrome autistica, cioè le caratteristiche dell'autismo, fu Leo Kanner nel 1943.

Seguirono nel tempo vari indirizzi d’interpretazione diagnostica dell'autismo, col disappunto dei genitori che non riuscivano ad ottenere risposte chiare e precise sulle condizioni reali di salute del proprio figliolo.

Oggi l'attenzione dei ricercatori si è spostata verso gli interventi educativi che possono aiutare il bambino autistico a progredire nello sviluppo globale, e verso la consulenza a genitori e insegnanti affinché possano gestire i problemi dell'autistico con sempre maggiore incisività e competenza all'interno del sistema educativo.

Ma c’è anche chi sostiene che l’Amore può vincere l’autismo!

TERAPIA DELL’HOLDING

La terapia dell'holding si basa sul bisogno innato di ogni essere umano di comunicare con i propri simili, di manifestare i propri istinti, le proprie emozioni in un contesto relazionale di scambi con il prossimo, ma si applica solo se si riesce a infrangere con l'Amore la barriera del rifiuto e della solitudine.

Sembra che la prima psicoterapeuta che abbia applicato la terapia dell'holding sia stata la norvegese Nic Waal, nel 1955.

Negli anni '60 Robert Zaslow, della Università di San José, in California, ha applicato la terapia dell'holding a un gran numero di bambini e adulti con problemi psichiatrici. I risultati sono stati riportati, in articoli e libri pubblicati nel 1969. In Italia, per quello che mi risulta, l’holding è stato applicato presso il Servizio di Neuropsichiatria Infantile di Siena.

COME SI APPLICA L'HOLDING?

Rispondo con le parole del Prof. Michele Zappella (Primario del Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell'Ospedale Generale di Siena).

"L'holding è affidata alla famiglia del bambino (dice il Prof. Zappella, nell'intervista di Antonio Molfese del 1984) che rappresenta l'aspetto centrale dell'esperienza. In essa il bambino autistico che, chiuso in una sorta di fortezza, rifiuta il rapporto con gli altri uomini, viene preso da uno dei suoi genitori, steso sulle sue ginocchia e abbracciato strettamente da lui (o da lei) con l'aiuto dell'altro coniuge e, se è più grande, di altri componenti della famiglia. Il viso del bambino viene portato vicino a quello del genitore che con lo sguardo ricerca gli occhi del figlio e, se questi li chiude, glieli apre, volendo in tal modo raggiungere il fondo del suo animo.

A questo punto il bambino reagisce con una rabbia violenta e a questa il genitore risponde con calma, accettandola, dando ad essa un senso: lo incoraggia ad esprimersi completamente, a non aver timore di tirare fuori rabbia, dolore e qualunque sentimento. Poi pone precise domande, riferite innanzitutto a quella immediata realtà in cui egli è coinvolto col figlio.

Un confronto importante è quello che riguarda gli immediati rapporti di potere: nel momento in cui è tenuto forte dai suoi familiari, chi è più forte, chi comanda, il genitore o il bambino?

E qui esplode e si rivela la onnipotenza illusoria del piccolo, il quale quasi invariabilmente afferma con violenza che è lui a comandare e su questo confronto, che riguarda le resistenze più intime a un rapporto collaborativo con gli altri uomini, la rabbia del bambino si centuplica. Dopo la rabbia segue il dolore: il bambino piange lacrime copiose e in questo c'è già un primo richiamo di aiuto verso l'adulto che lo tiene vicino a sé. Il dialogo si arricchisce di volta in volta con vari elementi. Finita la seduta il bambino è completamente rilassato: si alza e, ormai libero, tra la sorpresa di tutti, va verso colui che gli aveva tenuto il viso, lo abbraccia e talvolta gli dice <grazie>. E' parte centrale di questa mia esperienza (continua il Prof. Zappella) la constatazione che la capacità dei genitori di liberare la loro emotività nell'holding, e quindi di piangere di fronte al figlio, se ne sentono l'urgenza e il senso, o anche di esprimere la loro delusione o altri potenti sentimenti, è di grande importanza per l'esito positivo della terapia stessa. Per tutto questo (conclude il Prof. Zappella) la famiglia va guidata dallo psichiatra con precisa sistematicità".

Nella mia qualità di educatore e di Logoanalista, ritengo che l’efficacia di tutte le terapie esistenziali sia rapportata all’intensità dell’amore che si sa dare e suscitare nel rapporto “terapeutico-educativo”.

L'Amore, se è dato e sentito come “Affetto”, non solo può rompere le barriere della solitudine, ma può vincere la paura, sconfiggere il male, salvare dalla malattia, dare la serenità e la pace.

Chi ha il compito di operare nel campo dell’educazione e della formazione, come me, deve farlo con coscienza, competenza e responsabilità.

Ecco perché quando il disagio crea problemi di sofferenza, ansia e depressione io applico un nuovo metodo, non clinico, ma di carattere didattico-pedagogico che “modifica” nel soggetto le caratteristiche “negative” della struttura esistenziale, promuove una crescita interiore, cancella la cultura del pregiudizio e della paura, insegna a vivere e ad amare. Così la terapia diventa Scuola, il paziente diventa allievo, la cultura diventa sapere e la paura di vivere è debellata dalla gioia di vivere, raggiungendo finalmente l'obiettivo Salute che rappresenta l'equilibrio psichico, fisico e sociale a cui aspira ogni essere umano per sentirsi appagato dalla vita.

Nella mia attività di educatore, come docente e come esperto-psicologo in équipe medico-socio-psico-pedagogica, ho avuto l’occasione di poter aiutare tanti bambini e ragazzi a superare difficoltà di carattere relazionale o di apprendimento. Anche nella mia vita, ho sempre applicato il sistema holding, non come terapia, ma come stile di comportamento costante nei confronti del mio prossimo. Sul piano didattico, questo “stile Holding” l’ho definito “Sistema Educativo Esistenziale”, appunto perché non limito il mio intervento educativo alla formazione culturale del soggetto, o al rapporto formale, ma cerco di scoprire nel soggetto le potenzialità umane e le capacità naturali che stanno alla base della qualità della vita. Il mio primo intervento educativo consiste nell’aiutare il soggetto a liberarsi dalle difficoltà esistenziali attraverso la costruzione delle identità individuali come quella corporeo-cenestesica e affettivo-sociale. Questo significa liberazione del soggetto dalla paura irrazionale, dall’ansia, dalla rabbia e dall’insicurezza, dalla timidezza e dall’isolamento emotivo.

Per quanto riguarda l’autismo in particolare, il pensiero mi richiama un ricordo incredibile, ma vero, il caso di un bambino della Scuola Materna di un paese della riviera jonica della Calabria. Sono andato in quella scuola con l’équipe formata da me, nella qualità di psicologo, e da due medici, una logopedista, una pedagogista, un sociologo e due assistenti sociali.

Gli insegnanti della scuola mi hanno parlato subito di un bambino che si comportava in modo strano: camminava a testa bassa, non guardava in faccia mai, non partecipava ai giochi, non rispondeva alle domande, viveva isolato, schivo, tristemente chiuso in se stesso.

Ho pensato subito all’autismo e all’holding, ma, dalle informazioni avute, ho anche considerato che non c’era la possibilità di trovare una persona di famiglia capace di applicare la “terapia”. Comunque bisognava fare qualcosa per aiutare quel bambino ad uscire dalla fortezza della sua solitudine.

Ho spiegato agli insegnanti che potevamo salvarlo con “amore”. Un amore che in terapia è chiamato Holding, ma che nella vita di tutti i giorni è “comprensione, affetto, amicizia, carezze, sorrisi, abnegazione”. Il bambino autistico ha bisogno di tutto questo, ma non lo vuole più, lo rifiuta con rabbia, perché quando lo ha cercato, disperatamente, non è stato capito e, inconsapevolmente, gli è stato negato.

Dalla conversazione con gli insegnanti ho intuito che c’era la loro sensibilità e la disponibilità per formulare e applicare un progetto riabilitativo basato sull’ holding.

Così ho dedicato qualche incontro preparatorio con gli insegnanti per conoscere il bambino e per coordinare le fasi operative. Dopo alcuni giorni abbiamo avviato l’intervento: ho preso decisamente il bambino e stringendolo con forza e sicurezza nelle mie braccia gli ho fatto sentire tutta la potenza del mio affetto, fino a spegnere la rigidità della reazione di rifiuto e sentire il morbido abbandono di un suo tenero abbraccio. Il resto lo hanno fatto le insegnanti dopo, ogni giorno, tutti i giorni con il loro amore e con la loro appassionata dedizione ai valori della vita umana.

Dopo un po’ di tempo, un giorno per me indimenticabile, sono tornato in quella scuola e mi sono soffermato nell’ingresso a parlare con gli insegnanti, quando vedo arrivare di filato il “nostro bambino”: la testa in su, gli occhi teneri e brillanti, passa davanti a ognuno di noi offrendoci, con atteggiamento dimostrativo, uno sguardo intenso e un sorriso carezzevole e poi scompare gioioso e giocoso dietro la porta dell’aula dove c’erano i suoi amici e compagni di scuola.

L’amore aveva sconfitto la rabbia e la solitudine, e nella mia mente è rimasto il ricordo di quella commozione che mi rinnova sempre la gioia della vittoria.

La mia lunga esperienza mi fornirebbe tanti altri esempi da portare a sostegno dell’holding, ma qui voglio ancora parlarvi di loro, dei bambini, che hanno bisogno di voi.

INFANZIA A RISCHIO

In generale, per quanto concerne l'educazione dell'infanzia, autismo a parte, partiamo dal presupposto che il bambino sano ha le basi per sviluppare in modo normale le capacità fisiche, psichiche e relazionali. Se questo non avviene significa che nelle fasi della vita vissuta sono intervenuti elementi che non hanno rispettato i canoni del percorso di sviluppo evolutivo naturale.

Per questo motivo il progetto Logoanalitico Esistenziale che io promuovo coinvolge nella innovazione della pratica educativa la Famiglia e la Scuola. La prima perché ha il compito di costruire e consolidare, sin dai primi anni di vita del bambino, le basi delle caratteristiche fondamentali dei valori umani; la seconda perché rappresenta il grembo, dopo quello materno, dove il bambino può sviluppare gradualmente e globalmente tutte le funzioni psichiche, fisiche e sociali che sono programmate nel patrimonio genetico.

Così la Scuola dell'istruzione diventa la scuola della salute, secondo il nuovo concetto di salute definito dall’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) come “Benessere psichico, fisico e sociale”. In questa nuova ottica vanno quindi adeguati e perfezionati lo stile e le tecniche di apprendimento e di insegnamento.

Nella famiglia e nella scuola, spesso ci troviamo di fronte a bambini irrequieti e insicuri o aggressivi e testardi, quelli che non vanno bene nello studio e che fanno disperare genitori e docenti.

E anche molto spesso questi bambini sono penalizzati e additati come svogliati, cioè responsabili del loro modo di essere, senza pensare che i bambini hanno un mondo interiore che va conosciuto, curato, guarito o cambiato, quando è necessario, o ricostruito quando è compromesso e deficitario.

La psicologia dell’età evolutiva insegna che la vita umana si costruisce a tappe. Ogni tappa è costituita da un programma di conquiste interiori che si chiamano affettività, socialità, autonomia, razionalità, creatività, sensitività. Se queste conquiste non si realizzano, non si può realizzare non solo il profitto scolastico, ma neanche una vita serena.

Io, come educatore ed operatore esistenziale, voglio sensibilizzare le istituzioni educative alle innovazioni metodologiche, perché sono convinto che una famiglia bene informata sui problemi dello sviluppo del bambino, e una scuola più attenta ai problemi esistenziali, possono costruire una infanzia più felice e una società più serena.

Sul piano pedagogico si ripete da un secolo che il bambino non è un vaso da riempire, ma un focolare da accendere. Ciò significa che il sapere non si trasferisce da un cervello ad un altro, come l’acqua che si versa dalla bottiglia nel bicchiere. Il sapere è conoscenza, esperienza, formazione, capacità di utilizzare le risorse umane, fisiche e mentali a beneficio di se stessi e degli altri. Con questo voglio dire che è importante conoscere il bambino nella sua struttura interiore per poterlo aiutare a crescere sano sereno e libero.

In questa ottica, una delle cose fondamentali è, per esempio, sapere come si costruisce la sfera affettiva perché nella vita di un essere umano la presenza nella mente dei valori affettivi assume una grande rilevanza

COS’È LA SFERA AFFETTIVA

E’ una struttura all’interno del cervello che raccoglie le esperienze piacevoli e spiacevoli che ogni essere umano realizza nel rapporto con gli altri. Se il bambino, sin dal primo momento di vita, riceve dal mondo esterno stimolazioni e sensazioni piacevoli nel soddisfacimento dei bisogni vitali impara ad avere fiducia negli altri perché sente che gli altri lo aiutano a realizzare il piacere, cioè quella sensazione di benessere che si manifesta come assenza di dolore o come liberazione dal dolore .

Così, attraverso gli impulsi piacevoli o spiacevoli che riceve dal mondo esterno costruisce nel cervello lo schema del rapporto sociale ed affettivo. I contenuti di questo rapporto sono: carezze, massaggi corporei, messaggi di tenerezza, abbracci, sorrisi, sguardi amorevoli di comprensione e di sicurezza, parole, canti, suoni, musiche dolci e allegre.

Tenere un bambino in braccio, farsi guardare, parlargli, accogliere le sue emozioni, quelle liete di gioia come quelle di paura e di dolore, fargli festa e consolarlo, fargli sentire la presenza protettiva e difensiva dell’adulto, significa costruirgli le basi dell’equilibrio emotivo, della serenità, della sicurezza e della salute. Infatti, se il bambino sente che gli altri lo aiutano a liberarsi dalla sofferenza, capisce che gli vogliono bene, e quindi costruisce nella mente il senso della fiducia. Quando il bambino non riceve nel corso della prima infanzia le stimolazioni affettive di cui ha bisogno, si forma nella sua mente la carenza affettiva, cioè un vuoto che se non viene colmato produce grave disagio esistenziale per tutta la vita. Il bambino senza affettività si sente solo e abbandonato, si sente morire e per sopravvivere cerca instancabilmente l’affetto che non ha dentro di sé. La spasmodica ricerca di gratificazione affettiva crea, prima nel bambino e poi nell'adulto, l’instabilità, l'ansia, l'insicurezza, l'aggressività e quindi la “depressione”.

La Consulenza Esistenziale, di cui mi occupo, non prevede somministrazione di farmaci di nessun genere.

La mia Logoanalisi non è una terapia clinica, ma è un “Sistema Educativo Esistenziale” con cui un soggetto impara, a tutte le età, a costruire e riattivare l'equilibrio fisico, psichico e sociale per vivere

ATTENZIONE !

E’ BENE RICORDARE SEMPRE CHE NON ESISTE UN PROBLEMA DI CARATTERE PSICOLOGICO CHE NON ABBIA LA COMPONENTE AFFETTIVA,

E NON ESISTE UN PROBLEMA AFFETTIVO CHE NON ABBIA RIFLESSI SULLA SALUTE.

LA CONSULENZA ESISTENZIALE DIDATTICO-PEDAGOGICA DEL CISS È UN SERVIZIO DI VOLONTARIATO GRATUITO PER TUTTI.