Come sono diventato Consulente Esistenziale - di Benito Femia

Benito Femia - Fondatore e Presidente di C.I.S.S

Ho cominciato la mia carriera di maestro nel 1948 e proprio, come il povero uomo di Corrado Alvaro, andavo a piedi, di sera, in una campagna per insegnare al vecchio a fare la firma, al giovane le lettere dell'alfabeto...

IL MAESTRO "POVERO ANGELO DELLA SCIENZA"

- DI CORRADO ALVARO -

Corrado Alvaro, nacque a S. Luca di Calabria il 1895, e morì a Roma il 1956, è stato scrittore, poeta, giornalista, critico d'arte. Con grande semplicità e profonda amarezza descrisse, in questo breve brano, la situazione scolastica e culturale della Calabria di un tempo, situazione che all'epoca cui si riferisce, non era rappresentativa solo della Calabria.

“Un tempo in Calabria esistevano poche scuole e soltanto nelle città. Di libri ne aveva qualcuno il prete, e chi imparava qualcosa doveva essere ricco per andare in città a studiare. In uno dei nostri paesi visse un pover'uomo, di cui nessuno più ricorda il nome, ma che tutti chiamavano “il maestro”. Costui andava a piedi da paese a paese, con una bisaccia al collo . Si fermava nei casolari sperduti per le campagne e nelle tane dei pastori sui monti. Per pochi giorni diventava una persona di famiglia; mangiava e dormiva oggi qua e domani là, senza riposo, come l'ebreo errante, senza casa sua e senza figli suoi.

Insegnava al vecchio a fare la firma, al giovane le lettere dell'alfabeto. Poi ripartiva con la sua bisaccia e il suo libro, d'inverno e d'estate, attraverso la neve e i fiumi, o tra i campi del grano maturo, o tra gli alberi in fiore. povero angelo della scienza e del bene ”.

È vero, nel 1948 eravamo quasi tutti poveri, c'erano, come sempre, pochi ricchi e tanti analfabeti, ma noi che avevamo studiato per intraprendere la carriera di educatori eravamo consapevoli delle difficoltà che avremmo dovuto affrontare per raggiungere l'obiettivo del lavoro stabile, cioè il posto a tempo indeterminato. Per cui, insegnare nella Scuola Serale, a sei lire al mese, per sei mesi all'anno, era già una conquista molto importante nell'inevitabile lungo percorso “obbligatorio” di precariato. Io l'obiettivo del posto fisso l'ho raggiunto dopo sei anni e dopo aver sostenuto diversi concorsi.

Comunque, posso dire che ho cominciato la mia carriera di maestro nel 1948 e, come il povero “angelo” di Corrado Alvaro, andavo a piedi, di sera, in una campagna per insegnare al vecchio a fare la firma, al giovane le lettere dell'alfabeto. Questa scuola al tempo si chiamava “Scuola Popolare”.

Partivo da casa a piedi, di sera, e rientravo intorno alla mezzanotte, dopo aver fatto parecchi chilometri in salite e discese, su strade rotabili e in viottoli di campagna.

Arrivavo a scuola per le ore 20, l'aula delle lezioni era in un santuario, custodito da un frate laico, anziano, con la barba bianca e folta, il quale di giorno cercava l'elemosina e di sera dormiva in una stanzetta accanto a quella dove qualche volta, d'inverno, restavo a dormire per non sottopormi al pericolo delle intemperie. Il cosiddetto “Monaco di Prestarono” mi teneva compagnia, non sempre “buona” perché qualche notte che non aveva sonno si dilettava a cantare instancabilmente per ore, e in modo incomprensibile, i mottetti e le litanie che gli passavano per la mente. Non l'ho mai rimproverato e a lui sembrava che mi facesse piacere ascoltarlo, e al mattino mi salutava con grande effusione di sorrisi, di affetto e di parole incomprensibili pronunciate tra il naso e la gola.

Questa è la Chiesa di Prestarono (Canolo - R.C.), dove era ubicata la scuola in cui di sera “ Insegnavo al vecchio a fare la firma, al giovane le lettere dell'alfabeto”.

Ho insegnato nella scuola popolare per tre anni e per altri tre ho fatto supplenze nelle scuole elementari, prima di vincere un concorso ed essere assunto, a ottobre del 1955, come titolare a tempo indeterminato, avevo 27 anni.

L'esperienza didattico – pedagogica che ho realizzato in quegli anni ha segnato la mia vita. Avevo conseguito, stentatamente, tra giugno e settembre, il Diploma di Abilitazione Magistrale, ma non avevo certo conseguito la maturità per affrontare e risolvere i problemi esistenziali e culturali che i miei alunni operai e contadini, adulti, analfabeti integrali, mi ponevano dopo una loro giornata di stenti, di lavoro e una rustica cena, innaffiata con un buon bicchiere di vino locale.

Mi chiamavano “Professore”, attribuendomi meriti, poteri e capacità che non ritenevo di possedere.

Adesso mi rendo conto che quel primo incarico di lavoro è stato per me l'inizio di una carriera che è diventata il mio stile di lavoro, di vita e di comportamento.

Oggi posso dire coscientemente che a vent'anni ho cominciato la mia carriera di Consulente Esistenziale perché ho imparato dai miei "alunni", operai e contadini adulti, poveri, ignoranti, ma ingenui e leali, che l'alfabetizzazione strumentale non può essere disgiunta dalla comprensione dei problemi esistenziali della indigenza, della sofferenza, della salute e della pulsionalità emotiva; la gente ha bisogno di cultura, certamente, ma prima della cultura letteraria e scolastica, libresca e nozionistica, ha bisogno d'imparare a sviluppare ed esercitare i valori del benessere psichico, fisico, affettivo e sociale, cioè la cultura dei valori umani che fanno dell'individuo una persona. Mi viene da affermare che un individuo solamente erudito può non essere “persona” come un individuo solamente “persona” può non essere erudito. Però, nell'uno e nell'altro caso c'è sempre qualcosa di naturale che può collegare due soggetti in un rapporto di complicità emotiva e di solidarietà umana. Questo qualcosa è l'Amore affettivo che si può esprimere semplicemente anche con un sorriso!