La psicosomatica guarda alla persona nella sua interezza: corpo, emozioni, pensieri, relazioni e ambiente partecipano all’esperienza della salute e della malattia. Un sintomo appartiene a una storia personale e merita di essere ascoltato insieme alla sua dimensione medica. Nella prospettiva biopsicosociale descritta da Fava e Sonino, comprendere questa storia aiuta a riconoscere le difficoltà, le risorse e i bisogni di cura. Il dialogo tra medicina, psicologia e psicoterapia permette di costruire un percorso condiviso, attento alla sofferenza e alla qualità della vita.
Uno sguardo biopsicosociale, nella descrizione di Fava e Sonino, comprende tre ambiti: capire come i fattori psicologici e sociali influenzino la vulnerabilità e il decorso della malattia; considerare la persona nel suo insieme durante la cura; integrare gli interventi psicologici nella prevenzione, nel trattamento e nella riabilitazione. Questa prospettiva riguarda qualsiasi condizione medica e richiede la collaborazione tra professionisti.
Fattori biologici, vissuti emotivi, comportamenti e condizioni di vita interagiscono in modo complesso. Famiglia, lavoro, relazioni e reti di sostegno possono incidere sul modo in cui una difficoltà viene affrontata. Il loro peso varia da persona a persona, anche in presenza della stessa diagnosi: un’associazione con lo stress non dimostra da sola che lo stress sia la causa del disturbo.
Ascoltare la dimensione corporea significa esplorare anche ciò che la malattia cambia nella vita: il rapporto con sé, l’autonomia, la fiducia nel futuro e i legami importanti. Non esiste un unico profilo psicologico che spieghi tutti i sintomi. La comprensione nasce dall’incontro tra la storia individuale e una valutazione clinica accurata.
Il rapporto tra benessere fisico ed emotivo si osserva anche nel sonno, nelle abitudini, nei ritmi e nelle relazioni. Lo stress può derivare da eventi importanti, ma anche da richieste quotidiane persistenti, incertezza e difficoltà che lasciano poco spazio al recupero. Esplorare che cosa è cambiato e quali situazioni pesano aiuta a comprendere l’esperienza della persona.
Fava e Sonino richiamano il concetto di carico allostatico: il costo cumulativo per l’organismo quando i sistemi di adattamento vengono sollecitati a lungo o faticano a tornare in equilibrio. È una chiave per leggere la relazione tra stress e salute, non una diagnosi che si possa ricavare da un singolo sintomo.
Il percorso psicologico può aiutare a riconoscere i propri limiti, esprimere i bisogni, cercare sostegno e costruire ritmi più sostenibili. La valutazione considera anche la qualità della vita: quanto la sofferenza incide sulle attività, sui rapporti, sull’autonomia e sul senso di benessere.
Ascolto, empatia, fiducia e comunicazione danno spazio a ciò che la persona sta vivendo. Il colloquio permette di raccontare la sofferenza, esprimere dubbi e condividere gli obiettivi del percorso. Si esplorano insieme emozioni, pensieri e circostanze, rispettando i tempi e il linguaggio di ciascuno.
L’intervento psicologico e psicoterapeutico può sostenere chi affronta dolore persistente, una malattia cronica o preoccupazioni per la salute. Il lavoro può riguardare la paura del peggioramento, la perdita di fiducia, le difficoltà relazionali e il modo di affrontare l’incertezza. Riconoscere e comunicare le emozioni, comprendere le proprie risposte allo stress e ritrovare risorse sono possibili obiettivi, da valutare individualmente.
La prospettiva umanistico-esistenziale valorizza l’esperienza soggettiva, la libertà di scelta e i significati che la persona attribuisce alla propria vita. Il corpo viene accolto come parte dell’esperienza vissuta. Il percorso offre uno spazio per interrogarsi su identità, fragilità, relazioni, valori e possibilità, sostenendo una partecipazione attiva alla cura.
La revisione di Fava e Sonino richiama diversi interventi psicologici, tra cui gestione dello stress e psicoterapia. Le indicazioni e le evidenze variano secondo il problema ed il trattamento. Gli obiettivi possono comprendere una migliore qualità di vita e una riduzione della sofferenza emotiva la psicoterapia non garantisce la guarigione di una malattia organica.
Nel dolore persistente l’intensità della sofferenza e il suo impatto sulla vita non si comprendono soltanto attraverso un singolo reperto. La definizione dell’International Association for the Study of Pain riconosce il dolore come esperienza personale influenzata da fattori biologici, psicologici e sociali. Questo richiede di prendere sul serio il racconto della persona.
Il contributo di Rashbaum e Sarno del 2003 esplora il rapporto tra dolore cronico e dimensione psicologica e presenta l’ipotesi psicodinamica di Sarno, centrata sul ruolo di emozioni e conflitti non consapevoli. È un modello storico, non una spiegazione universale del dolore: gli stessi autori chiedono studi più rigorosi per valutarlo.
Il lavoro psicoterapeutico può esplorare emozioni e conflitti quando emergono nell’esperienza della persona, senza presumere che il sintomo nasconda necessariamente una rabbia repressa. La scelta degli accertamenti e delle terapie resta legata alla situazione clinica individuale. Il richiamo storico della SIMP alla valutazione accurata conserva il valore di un invito a evitare spiegazioni affrettate.
Il primo colloquio è uno spazio per comprendere la richiesta e valutare insieme un percorso. Si considerano la storia dei sintomi, gli accertamenti e le cure in corso, il loro impatto sulla vita, gli eventi significativi e le risorse disponibili. La persona partecipa alla definizione di ciò che desidera affrontare.
Si può dare spazio all’ansia per la salute, allo scoraggiamento, all’irritabilità o alla difficoltà di riconoscere e comunicare le emozioni. Fava e Sonino sottolineano che questi vissuti possono richiedere attenzione anche quando non configurano un disturbo psichiatrico. Comprenderli aiuta a individuare bisogni e obiettivi, senza ridurre la persona a un’etichetta.
Il lavoro psicologico può affiancare le cure mediche e favorire una maggiore consapevolezza, relazioni più sostenibili e modi più flessibili di affrontare le difficoltà. Obiettivi concreti possono essere riprendere attività significative, ridurre l’ansia, comunicare meglio i bisogni o affrontare i cambiamenti legati alla malattia. Modalità, tempi e progressi vengono discussi e rivalutati insieme.
Fava G. A., Sonino N. (2010). Psychosomatic medicine. International Journal of Clinical Practice, 64(8):1155–1161.
Rashbaum I. G., Sarno J. E. (2003). Psychosomatic Concepts in Chronic Pain. Archives of Physical Medicine and Rehabilitation, 84(Suppl. 1):S76–S80.
Strauss B. e coll. (2004). Drittmittelforschung im Bereich der Psychosomatischen Medizin, Medizinischen Psychologie und Psychotherapie. Psychotherapie, Psychosomatik, Medizinische Psychologie, 54:268–279.
International Association for the Study of Pain (IASP). IASP Pain Terminology.