Redazione
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.51 - Art. 23 Agosto 2026]
Redazione
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.51 - Art. 23 Agosto 2026]
Nel numero 51 del nostro giornale, datato fine agosto 2026, non possiamo limitarci a denunciare lo sfruttamento del lavoro dall'alto. Dobbiamo calarci nei fatti della nostra terra per capire come nasce questa piaga e, soprattutto, chi sta provando a costruire un'alternativa concreta. Tra le province di Catanzaro e Crotone, la mancanza di lavoro dignitoso cammina di pari passo con un altro grande problema: lo spopolamento e l'isolamento delle nostre aree interne. Quando un paese si svuota e perde i servizi essenziali, chi rimane diventa infinitamente più fragile e ricattabile.
Proprio per rompere questo isolamento, a metà luglio si è tenuto a Crotone un ciclo di incontri istituzionali molto importante. I vertici del Centro Servizi per il Volontariato (CSV) Calabria Centro — con la presidente Rita Ciciarello, il vicepresidente Raffaele Gareri, il direttore Stefano Morena e Filippo Sestito — hanno incontrato il presidente della Provincia di Crotone, Antonio Ammirati, e il sindaco della città pitagorica, Vincenzo Voce.
Il tema al centro del tavolo è stato chiaro e diretto: come contrastare lo spopolamento delle aree interne e l'isolamento sociale attraverso la rete del volontariato e del terzo settore.
Questo incontro tocca una corda fondamentale per comprendere la dinamica dello sfruttamento. Nei nostri piccoli comuni collinari, l'assenza dello Stato e delle imprese costringe i cittadini a un isolamento che non è solo geografico, ma economico. Senza collegamenti, senza servizi di assistenza e senza attività sul territorio, l'unica opzione di sopravvivenza per molti diventa quella di accettare lavoretti in nero, sottopagati e privi di qualsiasi regola. Lo spopolamento non è un destino inevitabile, ma la conseguenza diretta di un territorio lasciato solo, dove la prigione del bisogno diventa l'unica realtà quotidiana.
La risposta emersa da questo tavolo istituzionale indica una strada precisa. Il volontariato e le associazioni del terzo settore non devono essere considerati semplicemente come "beneficenza", ma come una vera e propria infrastruttura di sviluppo sociale ed economico. Quando un'associazione apre un presidio in un paese isolato, quando si co-progetta un servizio di trasporto per gli anziani o si creano laboratori di aggregazione per i giovani, si sta facendo qualcosa di profondamente politico: si sta restituendo dignità e presenza a una comunità che altrimenti sarebbe costretta a piegarsi al ricatto per sopravvivere.
Costruire percorsi condivisi tra le amministrazioni locali e il terzo settore significa creare una rete di salvataggio per i cittadini più esposti. Significa fare in modo che un giovane o un padre di famiglia non debbano mai trovarsi nella condizione di dover dire di sì a un lavoro da 600 euro al mese per dieci ore al giorno solo perché attorno a loro c'è il vuoto assoluto. Solo ripopolando di servizi e di relazioni le nostre comunità potremo sottrarre terreno a chi specula sulla disperazione della gente, trasformando la Calabria ionica da terra di rassegnazione a terra di riscatto e dignità condivisa.