di Giuseppe Parisi
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.51 - Art. 23 Agosto 2026]
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Giovanni Poggeschi
Pittore della minima realtà
Gesuita, con tarda entrata in seminario dai padri, studi di giurisprudenza, ma con grande passione per la pittura e la poesia, Giovanni Poggeschi ha individuato nella sua pittura e incisione e poesia una linea estremamente poetica.
Cantore degli ultimi della terra, efficace disegnatore delle piccole cose del quotidiano, il gesuita emiliano ha collocato la sua opera dentro un alveo evangelico.
Animali in posa e deceduti vengono disegnati accuratamente e frasi evangeliche siglano tali prove; uomini realmente occupati in semplici lavori si ergono nella loro decisa, ma tenera adesione al reale.
Giovanni Poggeschi ha tratteggiato con estrema poesia canti di liturgica bellezza quotidiana dando prova di qualità disegnative notevoli e di una pittura felice.
Ha trattenuto con diversi artisti amabili rapporti di stima e di amicizia come Luigi Bartolini, il più importante incisore del '900 italiano assieme a Giorgio Morandi.
Ha visto e assimilato artisti come Derain, Matisse, Dufy e li ha inseriti in un codice personale lieve, friabile, spirituale.
Poggeschi ha dato prove di grande bravura anche nelle incisioni dove sapeva catturare l'attimo che fugge o il battito provvisorio del nostro vivere.
Farfalle, alberi, lucertole, passeri morti incantano il vedente per come il gesuita ha saputo tratteggiarli narrando storie di vinti e di pietre d'inciampo recuperati alla luce della sua fede cristiana.