di Giuseppe Parisi
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.49 - Art. 20 Giugno 2026]
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Gianni Pisani
La pittura di Gianni Pisani, professore di pittura all'Accademia di Napoli, è tutta dentro le sue forme semplici, lineari, visivamente potenti.
Non è più tra noi questo straordinario artista, ma ha donato delle opere, attraverso le pubbliche esposizioni come la Biennale di Venezia, che mettessero in visione le proprie storie, i propri viaggi mentali. E i suoi incubi.
In questa opera c'è il racconto personale della madre e del padre; il mestiere paterno, la perdita della madre.
È un quadro visivamente intenso, drammaticamente vivo, coloristicamente forte con richiami a mondi lontani e forme semplici.
C'è un impianto cubista dentro immagini di sgomento.
C'è una perdita fisica (la madre) e un padre che allunga la mano per legarsi ancor più con la sua amata.
La mamma morta sgrana gli occhi attendendo chissà quali passaggi e quali eventi.
In questo racconto pittorico, quasi da film, si retrocede allo stato primitivo.
I sentimenti più intimi dell'artista vengono denudati e il volo è uno stato poetico prima ancora che fisico. Una mano gigantesca spicca per la sua grandezza e il sentimento tra i due viene accresciuto nell'ora del rendiconto.
Altre opere di Gianni Pisani saranno racconti drammatici, finali di viaggio, epopee di sofferenza e dolore. Li realizza con forza, on umanità e soprattutto con una pittura concentrata su toni caldi.
A volte, si adagia su veli del proprio passato e li scopre con potenza. Lì il nero sovrasta, l'arma del delitto compare, il racconto è carico di penoso dramma.
Qualche anno fa ci ha lasciati questo visionario artista.
Le sue opere, però, sono ancora pulsanti in questo reale così tanto pre-figurato dal napoletano.