di Giuseppe Parisi
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.48 - Art. 20 Maggio 2026]
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Angelo Casciello
La Mantide religiosa
Quest'opera di ANGELO CASCIELLO dal titolo estremamente evocativo LA MANTIDE RELIGIOSA del 2011 racconta con leggerezza, ma anche con decisione" l'affronto "della materia in piccoli spazi di intervento.
Bastano pochi accenni, solitari interventi e 'laminati' racconti perché Casciello narri epifanie leggere e scorra dentro un vocabolario musicale ritmi sincopati e sordine in stato dall'erta.
Talvolta il materiale fragile si innesta con qualcosa di più durevole; altre volte del legno fibroso s'innerva in crocicchi di fortezza e di stabili incontri poetici.
Si tratta proprio di poesia questo suo narrare per immagini; la storia dell'arte da Fausto Melotti ad Isamu Noguchi, dai 'poveristi' alle metriche jazzistiche si evidenziano in un racconto personale tra l'astratto e lievi larve di figurazioni.
Il colore diventa spesso spettro nero quasi un buco nero del suo viaggio artistico; altre volte il suo vissuto in terra di Campania manifesta la sua voluttà in suggerimenti di larvali foglie e rami e tronchi adattati al funereo nero. Proprio questo, un certo nero, talvolta, si manifesta silente ed ombroso, gravoso e disegnatore di spazi incerti e instabili.
La pallida notte scende, ma Angelo Casciello profeta dell'essenziale ricovera le sue opere in territori più consoni al suo spirito: un alveo destinato alle rapide esternazioni di un poeta del legno e della vita silenziosa.
Giorgio Celiberti
I cuori e la tenda rossa
I CUORI E LA TENDA ROSSA (parziale)(1991), Opera di GIORGIO CELIBERTI.
L'opera di Celiberti ha al suo interno una straordinaria varietà di ritmi e di stratagemmi grafici e segnici che si può sicuramente ascrivere nell'opera di un vero artista.
Da giovane avevo visto tante volte le sue opere a Bologna e l'effetto era sempre di un pittore/ scultore di qualità alla ricerca di graffiti e tracce e avvenimenti all'interno della sua opera, una ricerca da archeologo dei sentimenti.
A miei occhi, in Celiberti c'era Tapies, ma senza la sua crudezza e la sua 'rabbia' politica; c'era la tenera prova dei primitivi;c'era la consistenza del narrare le emozioni più vere.
Il friulano ha note liriche nel suo mondo di cuori dimessi e ricoverati in capsule d'amore e anche di strutture geometriche irregolari; dentro la sua pittura-scultura c'è l'effervescenza del sogno e la bramosia del reale,ricondotte nell'alveo di una tradizione mediterranea.
I suoi cuori incistati e incapsulati e le lettere marchiate nella superficie raccontano il nostro desiderio di vita e raccolgono come delle spugne il buio per detergerlo dalle nostre paure.
Il sogno diventa realtà e le gabbie aperte ai ritmi irregolari del cuore. Ai primordi dell'EVENTO e dei nostri desideri più autentici.