Redazione
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.47 - Art. 21 Aprile 2026]
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Nel cuore di Catanzaro si consuma un dramma silenzioso che ci interroga profondamente sul significato di "comunità" e sul dovere delle istituzioni verso le famiglie più vulnerabili. È la storia di una madre vedova e delle sue due figlie, entrambe con disabilità motoria totale, che si trovano di fatto recluse in casa. Il paradosso? L'isolamento non è causato dalla loro condizione, ma da un cortocircuito di chi avrebbe dovuto tutelarle: alle donne è stato infatti assegnato un alloggio popolare situato al quarto piano di un edificio completamente sprovvisto di ascensore.
Questa barriera architettonica insormontabile nega alle due giovani ogni possibilità di uscita e di vita sociale, trasformando la loro casa in una vera e propria prigione. Di fronte all'inerzia e al silenzio degli uffici comunali, ai quali la famiglia si è rivolta più volte per ottenere un cambio di alloggio, il loro legale, l'avvocato Francesco Pitaro, si è visto costretto a lanciare un appello disperato direttamente al Prefetto di Catanzaro. L'obiettivo è scuotere un'amministrazione definita "disattenta" e pretendere l'assegnazione immediata di un'abitazione accessibile e dignitosa, ponendo fine a quella che è una drammatica lesione dei diritti fondamentali delle persone più fragili.
Questa triste vicenda abitativa riflette, purtroppo, una più ampia disattenzione verso le reti di cura familiari. Proprio di recente, sempre a Catanzaro, ha destato scalpore la notizia della restituzione alla Regione Calabria di oltre 400mila euro destinati al progetto “Dopo di Noi” (Legge 112/2016). Come evidenziato dal dibattito politico locale, non si è trattato di un semplice "ritardo tecnico", ma del fallimento nel trasformare fondi vitali in progetti concreti per quelle famiglie che vivono con la costante angoscia di cosa ne sarà dei propri figli con disabilità quando i genitori non ci saranno più.
La famiglia, come ricordiamo in questo numero di Botros, è la prima palestra della vita. Ma quando questo nucleo è colpito dalla fragilità, non può reggere tutto il peso da solo.
Storie come quella di questa madre catanzarese ci ricordano che la retorica non basta: servono servizi reali e istituzioni capaci di ascoltare il dolore prima che si trasformi in disperazione.