di Gianfranco Bonanno
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.46 - Art. 17 Marzo 2026]
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Don Carlo de Cardona, il banchiere degli oppressi
(Iginio Carvelli - Ecra Edizioni)
Non è solo la biografia di una figura illuminata; è anche una preziosa ricostruzione storica della Calabria delle baronie e, soprattutto, un’incursione audace nel ventre del cristianesimo odierno. L’ultima fatica letteraria di Iginio Carvelli, edita per i tipi di Ecra, fa riemergere dalla polvere d’archivio la figura pugnace e risoluta di don Carlo de Cardona, illustre sacerdote calabrese che ha dedicato la sua vita agli esclusi e a combattere le ingiustizie nella Calabria baronale e del padronato agricolo di inizio ‘900.
E’ un libro dedicato a un illuminato. A un interprete fedele di quella dottrina sociale della Chiesa ispirata da Leone XIII e successivamente cristallizzata, anche teologicamente, nella Sollicitudo rei socialis da Giovanni Paolo II.
De Cardona incarnò una fede pratica, traducendo il Vangelo in azioni per gli esclusi del Sud, in tal modo influenzando non poco il meridionalismo cattolico. “Un testimone creativo di Cristo Gesù”, come lo definisce mons. Fortunato Morrone nella prefazione; un “alter Christus” come si spinge a chiamarlo mons. Antonio Staglianò nella sua dotta post-fazione.
In questo libro Iginio Carvelli ricostruisce magistralmente l'opera del prete nativo di Morano Calabro, collegandola a sfide contemporanee come dignità umana e lavoro, rivelandone l'azione pastorale, sociale e il pensiero radicato nella fede cristiana. Il testo, godibile per la scrittura scorrevole, individua con precisione il fondamento dell'innato sentimento sociale di De Cardona, legato alla difesa della dignità umana contro ingiustizie e poteri dominanti, attingendo a fonti come la Rerum Novarum e il magistero pontificio.
L’autore annota con acutezza come don Carlo traducesse la visione evangelica in opere concrete. L’esempio più alto fu l’istituzione delle Casse Rurali per contadini e artigiani, poi soppresse nei primi anni del fascismo, che resero credibile e tangibile il contributo del presbitero alla giustizia sociale.
Il lavoro di Carvelli non solo illumina il contesto storico di un Sud Italia segnato da povertà e fermenti cristiani, ma traccia – forse non del tutto inconsapevolmente – un suggestivo continuum tra due papi “leonini”, entrambi interrogati da sfide per molti versi epocali.
Se la rivoluzione industriale del XIX secolo spinse Leone XIII con l’enciclica Rerum Novarum a mitigare i nascenti conflitti tra classi sociali e a riaffermare la centralità della dignità umana, le frontiere etiche dell’umanesimo digitale e dell’intelligenza artificiale del nostro tempo richiedono a Leone XIV una lettura addirittura escatologica, visto che oggi è in gioco il destino stesso dell’umanità.
Sarà la volta di una Rerum Digitalium?
Il libro è in vendita su tutte le piattaforme di commercio elettronico