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Redazione
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.45 - Art. 19 Febbraio 2026]

Curve di vetro

Il 19 gennaio scorso la Statale 106 Jonica ha chiesto il suo ennesimo tributo di sangue all'altezza di Montepaone.

Uno scontro frontale tra una Toyota Rav 4 e una Ford Fiesta ha spezzato la vita di una donna e ferito altre due persone, trasformando un lunedì sera qualunque in una data da scolpire sulle lapidi.

La dinamica è quella tristemente nota a chi, come noi, abita questa lingua di asfalto stretta tra il mare e la montagna: un attimo di distrazione, un'invasione di corsia, l'impatto che non lascia scampo.

Mentre scriviamo, le indagini sono ancora in corso per accertare tutte le responsabilità, ma questo evento ci impone una riflessione che va oltre il singolo tragico caso e tocca il tema centrale del nostro numero.

La Statale 106 non perdona, ma è l'alterazione dei nostri sensi a emettere la sentenza definitiva.

Scientificamente, un essere umano sobrio ha un tempo di reazione alla guida di circa un secondo; questo significa che a 90 km/h l'auto percorre 25 metri prima che il piede tocchi il freno.

Basta una concentrazione di alcol nel sangue pari a 0,5 g/l, che per molti corrisponde a due bicchieri di vino, perché questo tempo di reazione raddoppi.

In quei due secondi di ritardo, l'auto percorre 50 metri al buio, senza controllo.

È in questo spazio vuoto, in questi metri "ciechi" creati dall'etanolo o dalla stanchezza, che si consumano le tragedie che poi leggiamo sui giornali come "fatalità".

Non esistono fatalità quando ci mettiamo alla guida in condizioni psicofisiche alterate, esistono solo leggi della fisica che non possiamo corrompere.

Il problema della nostra provincia, da Crotone a Catanzaro, non è solo la strada vecchia e pericolosa, che è certamente una vergogna politica decennale.

Il problema è la cultura dello "sballo" o del "bicchiere della staffa" che ci fa credere di essere invincibili proprio nel momento in cui siamo biologicamente più fragili.

L'alcol restringe il campo visivo creando quella che in medicina si chiama "visione a tunnel": vediamo solo ciò che abbiamo davanti, perdendo completamente la percezione dei pericoli laterali, come un incrocio o un guardrail.

Quella notte a Montepaone si è sentito solo il rumore delle lamiere e poi il silenzio delle sirene spente al ritorno.

Dobbiamo smettere di chiamare questi eventi "incidenti", perché la parola incidente suggerisce qualcosa di imprevedibile e inevitabile.

Molto spesso, invece, sono la conseguenza matematica di una scelta sbagliata fatta chilometri prima, quando si è deciso che la propria lucidità era un prezzo accettabile da pagare per un momento di euforia.

La cronaca ci consegna i nomi delle vittime, ma spetta alla nostra coscienza interrogarsi sulle cause profonde di questa guerra non dichiarata che combattiamo ogni giorno sulle nostre strade.

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