Search this site
Embedded Files
Botros - Giornale Culturale
  • Home page
    • Redazione 16 Gennaio 2026
    • Redazione 11 febbraio 2026
  • Botros n.26
  • Botros n.27
  • Botros n.28
  • Botros n.29
  • Botros n.30
  • Botros n.31
  • Botros n.32
  • Botros n.33
  • Botros n.34
  • Botros n.35
  • Botros n.36
  • Botros n.37
  • Botros n.38
  • Botros n.39
  • Botros n.40
  • Botros n.41
  • Botros n.42
  • Botros n.43
  • Botros n.44
  • Botros edizione straordinaria n.36/1
  • Botros edizione straordinaria n.41/1
Botros - Giornale Culturale
  • Home page
    • Redazione 16 Gennaio 2026
    • Redazione 11 febbraio 2026
  • Botros n.26
  • Botros n.27
  • Botros n.28
  • Botros n.29
  • Botros n.30
  • Botros n.31
  • Botros n.32
  • Botros n.33
  • Botros n.34
  • Botros n.35
  • Botros n.36
  • Botros n.37
  • Botros n.38
  • Botros n.39
  • Botros n.40
  • Botros n.41
  • Botros n.42
  • Botros n.43
  • Botros n.44
  • Botros edizione straordinaria n.36/1
  • Botros edizione straordinaria n.41/1
  • More
    • Home page
      • Redazione 16 Gennaio 2026
      • Redazione 11 febbraio 2026
    • Botros n.26
    • Botros n.27
    • Botros n.28
    • Botros n.29
    • Botros n.30
    • Botros n.31
    • Botros n.32
    • Botros n.33
    • Botros n.34
    • Botros n.35
    • Botros n.36
    • Botros n.37
    • Botros n.38
    • Botros n.39
    • Botros n.40
    • Botros n.41
    • Botros n.42
    • Botros n.43
    • Botros n.44
    • Botros edizione straordinaria n.36/1
    • Botros edizione straordinaria n.41/1

di Giuseppe Morrone
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.45 - Art. 19 Febbraio 2026]
 


Dal De republica all'IA: per una nuova cittadinanza digitale

tra l'Algoretica di Paolo Benanti e il Webfare di Maurizio Ferraris 

​​
L’avvento dell’Intelligenza Artificiale (IA) non rappresenta solo una rivoluzione tecnologica, ma una sfida profonda alla struttura stessa della nostra convivenza civile. In un’epoca in cui ogni nostra azione genera dati e valore, sorgono domande fondamentali: a chi appartiene questa nuova ricchezza? 

Come evitare ingiustizie e diseguaglianze? Sebbe l’IA sia un fenomeno ultra-moderno, la risposta a queste sfide non può prescindere da una riflessione etica che ha attraversato venti secoli di storia occidentale. Se oggi avvertiamo l’urgenza di una ‘etica della responsabilità’ – come teorizzato da Hans Jonas per governare la civiltà tecnologica e proteggere il futuro dell’umanità - è perché sentiamo il bisogno di ancorare il progresso a valori permanenti. Tuttavia, per dare sostanza giuridica e politica a questa responsabilità, è necessario tornare alle radici del pensiero politico occidentale, dove il concetto di bene comune era indissolubilmente legato alla solidarietà e al rispetto delle istituzioni pubbliche.


Cicerone e la forza delle Istituzioni

Se Jonas ci richiama al dovere etico della responsabilità verso il futuro, la traduzione pratica di questo impegno passa attraverso il recupero di una solida architettura istituzionale. Il punto di partenza necessario è il De republica di Marco Tullio Cicerone, dialogo in sei libri, scritto nel 54 a. C. e ispirato al grande precedente di Platone Politeia (“Lo Stato”). Rispetto al filosofo greco, che aveva delineato la forma perfetta di uno Stato ideale, affronta in modo concreto problemi politico-istituzionali del suo tempo, ponendosi da una prospettiva specificamente romana. In quest’opera, scritta in un momento di drammatica instabilità per Roma, Cicerone definisce lo Stato come la res populi, la “cosa del popolo”. Egli specifica però, con una celebre definizione (I, 25), che un popolo è tale solo se unito dal iuris consensus (l’accordo sul diritto) e dalla utilitatis communio (la comunanza di interessi). Se mancano questi elementi il popolo rischia di essere un hominum coetus quoquo modo congregatus (“un ammasso di uomini riunito in qualsiasi modo”). Per Cicerone la sopravvivenza della Repubblica dipende dalla stabilità della sua constitutio civitatis (“ordinamento dello Stato”), che richiede una aequabilis temperatio (“un equilibrio moderato”) tra le diverse forze. È di qualche anno prima, nella Pro Sestio del 56, l’appello per il consensus omnium bonorum, un’alleanza di tutti i cittadini moderati che miri alla salvaguardia degli interessi di tutti.

Per Cicerone, dunque, il bene comune non è il frutto di un’improvvisazione o di uno scontro di fazioni, ma del rispetto rigoroso delle istituzioni. Egli era convinto che la libertà dei cittadini potesse esistere solo all’interno di un sistema istituzionale bilanciato, dove nessuno — individuo o gruppo di potere — potesse agire al di sopra della legge o alterare gli equilibri stabiliti.  La libertà e il benessere dei cittadini dipendono non dalla benevolenza di chi detiene il potere, ma unicamente dalla forza della legge: libertas, quae non in eo est, ut iusto utamur dominio, sed ut nullo (La libertà non consiste nell’avere un padrone giusto, ma nel non averne affatto, II, 23).

Paolo Benanti: l’Algoretica come difesa dell’umano

Trasponendo questa visione nel presente, la lezione di Cicerone è più attuale che mai: per governare l’IA, abbiamo bisogno di istituzioni forti che non vengano scavalcate dalla potenza dei colossi tecnologici. Il pensiero di Paolo Benanti, uno dei principali esperti italiani di intelligenza artificiale, si focalizza sulla necessità di non lasciare l’IA in un ‘vuoto istituzionale’. Per Benanti, l’IA rischia di diventare un potere assoluto e invisibile, se non viene regolata da una cornice etica e giuridica certa. Egli ha coniato il termine Algoretica che rappresenta il moderno tentativo di riportare la tecnologia sotto l’egida dell’etica e del diritto. Nella sua prospettiva, l’algoretica è lo strumento che garantisce che le istituzioni digitali rispettino la dignità umana, per assicurarne la trasparenza, la responsabilità e l’orientamento al bene comune. In questo senso è stato fondamentale il suo contributo per la “Rome Call for AI Ethics” (2020), documento programmatico promosso dalla Pontificia Accademica per la Vita, volto a promuovere sia un approccio etico allo sviluppo e all’uso dell’Intelligenza Artificiale, sia un impegno istituzionale, affinché l’IA non diventi un sistema che promuove disuguaglianze e ingiustizie. Va detto, infatti, che il documento è stato firmato da giganti tecnologici come Microsoft e Ibm, insieme alla Fao e al governo italiano. Nel 2023, la Call si è arricchita con l’adesione di rappresentanti delle fedi ebraica e musulmana, rendendo l’approccio interreligioso e universale. In questo senso, non va taciuto lo sforzo dell’UE con l’entrata in vigore dell’“AI Act” nell’agosto 2024, il primo quadro giuridico al mondo finalizzato alla tutela dei diritti umani fondamentali in relazione al sistema dell’intelligenza artificiale.

Maurizio Ferraris: il Webfare come patrimonio della collettività

Se Benanti si occupa della tenuta etica delle istituzioni, Maurizio Ferraris ne analizza la funzione economica e sociale. Ferraris, noto filosofo e acuto osservatore della realtà tecnologica, sostiene che l’umanità produce costantemente valore attraverso i dati, ma questo patrimonio oggi sfugge al controllo delle istituzioni pubbliche a favore di monopoli privati. La sua proposta di Webfare (“Web + Welfare”) mira a reinserire questa ricchezza all’interno del circuito dello Stato. Come nell’antica Roma l’erario era il cuore finanziario che permetteva alle istituzioni di fornire servizi e garantire la salus populi, così oggi il valore generato dall’attività digitale dei cittadini dovrebbe essere amministrato pubblicamente per finanziare il welfare (pensioni, sanità, istruzione). Il Webfare è il riconoscimento che l’IA deve generare benefici collettivi gestiti attraverso canali istituzionali trasparenti e non delegati all’arbitrio dei privati. È la cosiddetta “terza via”, alternativa sia al liberalismo statunitense (che accentra i dati) sia allo statalismo cinese (che usa i dati per il controllo sociale). Questo implica che le “tracce digitali” (like, condivisioni, visualizzazioni, commenti…) che noi utenti produciamo, non sono semplici scarti, ma valore economico, di cui il cittadino ha diritto a riappropriarsi. Le piattaforme che sfruttano i dati dei cittadini devono essere tassate o obbligate a cedere parte del valore prodotto agli stati per il sostegno al reddito dei cittadini o per i servizi sociali.   

Coscienza etica e intelligenza pragmatica

In conclusione, la sfida della modernità richiede una doppia consapevolezza che riattualizza l’ideale ciceroniano. Da un lato, è necessaria la coscienza critica ed etica propugnata da Benanti, affinché i diritti dei singoli siano salvaguardati da istituzioni capaci di vigilare sulla trasparenza degli algoritmi. Dall’altro, serve l’intelligenza pragmatica di Ferraris, capace di mettere a frutto le risorse dell’IA per rafforzare i servizi pubblici.

Per abitare una nuova cittadinanza digitale, dunque, occorre portare il diritto al centro della tecnica. Solo se sapremo dare all’IA una forma istituzionale – una vera constitutio civitatis – potremo garantire che la tecnologia rimanga uno strumento al servizio del bene comune, evitando che si trasformi in un potere assoluto capace di alterare l’equilibrio della nostra convivenza democratica.

lascia qui un tuo commento

- Clik qui sotto sulle nuvolette -


࿐。゚fine 。゚࿐


Google Sites
Report abuse
Page details
Page updated
Google Sites
Report abuse