di Angelins
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.44 - Art. 19 Gennaio 2026]
A te che tremi dentro per il freddo dell’anima
Conosco il posto dove ti trovi adesso. Magari sei seduto in una stanza riscaldata, forse fuori c’è persino il sole che picchia sui vetri, eppure senti un gelo che ti entra nelle ossa, che parte dallo stomaco e sale fino alla gola come una marea silenziosa. Non serve a nulla alzare il termostato, cercare un camino acceso o avvolgersi in un plaid di lana. È un gelo diverso, quello che senti.
È un freddo che non rispetta le stagioni, che penetra in te anche in pieno agosto.
È il freddo dell'anima.
Non è il brivido del corpo, è l’inverno che ti è scoppiato dentro, all'improvviso o lentamente.
Ti scrivo perché so quanto ci si sente soli in questa stagione interiore. So come ci si sente quando la stanchezza non è quella sana di una giornata di lavoro, ma una stanchezza antica, geologica, che ti porti dietro da anni e che trasforma ogni piccolo gradino in una montagna invalicabile.
Ti guardi allo specchio e vedi gli occhi di qualcuno che sta solo "andando avanti", un ingranaggio che cigola e gira a vuoto, che ha dimenticato il perché del suo movimento.
La cosa più difficile, lo so bene, è il confronto con il mondo fuori.
Fuori ti chiedono di essere sempre "estivo": brillante, solare, produttivo, vincente. E tu?
Tu ti senti sbagliato, difettoso, perché dentro di te è novembre inoltrato.
Ti senti in colpa per questo gelo, come se fosse una tua mancanza di volontà, un capriccio del carattere.
Ma ascoltami bene: non sei rotto per sempre. Sei solo in inverno.
Ti invito a non rimanere piegato sotto il peso di questo ghiaccio. O meglio: se il freddo ti ha costretto a piegarti, approfittane per guardare la terra più da vicino. Cerca di pensare alle cose belle dell'inverno, perché anche il buio ha i suoi doni.
L'inverno interiore toglie le foglie inutili, spoglia i rami dalle apparenze.
Ti rende nudo, sì, ma ti rende anche essenziale. In questo silenzio ovattato, dove i rumori del mondo arrivano attutiti come sotto la neve, hai finalmente l'opportunità di ascoltare.
Cerca di rispondere alle domande che ti fai.
Il freddo ferma il tempo e ti obbliga a chiedere: Chi sono io quando non devo compiacere nessuno? Cosa desidera davvero il mio cuore quando smette di correre? Non aver paura di queste domande. Sono le bussole che ti orienteranno quando la nebbia si alzerà.
L'inverno, per quanto crudele possa sembrare, non è una tomba. È un grembo dove semi di te sembrano appassire. Ma non è così.
Infondo al tuo cuore, sotto il nero del buio, sotto la coltre del freddo, cova e prepara qualcosa che cambierà la tua oppressione.
Guarda la terra gelata. Sembra morta, vero? Invece, sotto quella crosta dura, la vita si sta concentrando, si sta proteggendo. Il tuo freddo interiore sta facendo la stessa cosa.
È un cammino doloroso, una catarsi necessaria.
Sta bruciando tutto ciò che è superficiale nella tua vita – le false speranze, le relazioni tiepide, le maschere che hai indossato per anni – per lasciare intatto solo ciò che è autentico.
Cerca la luce nel buio. Non aspettare che arrivi dall'esterno come un faro accecante; cercala nelle piccole cose. Nella tua capacità di resistere ancora un giorno, nella gentilezza che riesci ancora a provare nonostante il dolore, nel battito del tuo cuore, che, anche se tu non lo senti, non smette di pompare vita.
Smetti di lottare contro questo momento.
Accoglilo come si accoglie un ospite severo ma saggio.
Siediti con il tuo freddo e parla con lui; ascolta quello che ti dice. Non intestardirti.
Non rifiutare a priore la voce dell’anima.
Ti aiuterà a trovare significati nuovi, motivi per dare alla tua vita valori nuovi ed alla tua mente una meta che non delude.
Se ti dicessi che la primavera tornerà, penseresti che sono solo belle parole.
E avresti ragione: ora tu vedi solo neve. Ma fidati di me su questo: nessun inverno dura in eterno. È una legge della natura, ed è una legge dell'anima.
Proprio mentre tremi, sotto la coltre di ghiaccio, qualcosa sta mettendo radici più forti.
Immagina il bucaneve. Esso non aspetta il caldo per uscire, ma sfida il gelo.
Spacca il terreno duro con la sua testa bianca e le sue foglioline verdi, annunciando una luce che ancora non si vede, ma quando uscirà dal buio, illuminerà gli occhi e ti farà vedere nuovi orizzonti, più larghi di quelli che ti hanno intrappolato nel freddo.
Tu sei quel bucaneve e quando fiorirai, respirerai a pieni polmoni l’Infinito, che è sempre stato in te e che, se non avessi vissuto il freddo dell’anima, forse, non avresti mai scoperto di possedere.
Lascia che l'inverno faccia il suo lavoro di pulizia. Tu limitati a respirare e a tenere accesa quella piccolissima, tremolante luce di fiducia. Tornerai a sentire il calore.
Non perché il freddo sparirà per magia, ma perché tu avrai imparato a trovare il sole anche dentro la tempesta.
Anche l'inverno più duro deve arrendersi alla forza di chi decide di rifiorire.
La tua resilienza ti farà sbocciare ancora e ti farà gustare colori e profumi.
La primavera arriverà, non come un miracolo esterno, ma come la tua inevitabile, splendida vittoria e rinascita.
Hai lasciato cadere il peso del freddo per diventare tu stessa primavera: le tue braccia non cercano più riparo, ma si alzano fiere come bucaneve verso il sole.