di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.44 - Art. 19 Gennaio 2026]
La termodinamica dell'assenza
Usciamo in questo mese di gennaio, nel cuore dell'inverno, per affrontare un tema che sentiamo addosso non a causa del meteo, ma a causa della vita: il "freddo interiore".
Il freddo ha la caratteristica fisica di rallentare ogni cosa.
Quando la temperatura scende, le molecole smettono di vibrare, l'energia cinetica diminuisce e il tempo sembra dilatarsi in una stasi che assomiglia alla morte ma che spesso è solo attesa.
La fisica ci insegna una verità fondamentale che spesso ignoriamo sul piano spirituale: il freddo non esiste come entità autonoma, esiste solo l'assenza di calore.
Dire "ho freddo dentro" è scientificamente impreciso; dovremmo dire che abbiamo smesso di generare energia o che l'abbiamo dispersa inutilmente verso l'esterno.
Non siamo diventati cattivi, non siamo diventati mostri di ghiaccio intenzionati a ferire il prossimo; siamo semplicemente diventati sistemi che hanno esaurito il combustibile e che non riescono più a trasformare l'incontro con l'altro in calore.
Osservo la nostra comunità e vedo molte persone in uno stato che la medicina definirebbe di ipotermia controllata.
Non è cinismo e non è nemmeno vera indifferenza, è piuttosto una forma disperata di conservazione.
Il mondo esterno ci bombarda con un eccesso di stimoli, di urla, di richieste di performance e di emozioni sintetiche preconfezionate dai social media, creando un surriscaldamento globale delle coscienze che ci manda in cortocircuito.
Per non bruciare, per non impazzire, ci spegniamo.
Il nostro freddo interiore è diventato l'unico scudo rimasto per proteggere quel nucleo vitale che ancora ci rende umani.
Tuttavia, c'è un rischio mortale in questo processo di raffreddamento difensivo.
Se la temperatura scende sotto una certa soglia critica, i tessuti dell'anima vanno in necrosi e non si recuperano più.
Dante, con un'intuizione terribile e precisa, collocava nel punto più profondo dell'Inferno non il fuoco, ma il ghiaccio del Cocito, dove i traditori sono bloccati per l'eternità, impossibilitati a muoversi e a piangere.
Il vero dramma del freddo interiore non è la sofferenza, ma l'immobilità: smettiamo di camminare verso gli altri, smettiamo di cambiare, smettiamo di essere vivi.
Non vi darò una ricetta facile per riscaldarvi, perché le stufe elettriche delle buone intenzioni consumano molto e scaldano poco.
L'unico modo per uscire dal freddo è ricominciare a fare attrito con la realtà, scontrarsi con i problemi veri invece di evitarli, toccare la carne viva delle questioni senza guanti.
Solo l'attrito genera calore, solo il movimento genera vita.
Non abbiate paura del vostro freddo, usatelo per capire cosa è essenziale, ma non permettetegli di fermare il vostro cammino.