di Angelins
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.43 - Art. 15 Dicembre 2025]
Il Bambino è fuggito dalla festa del Natale
Il sipario si alza sul solstizio d'inverno: è Natale. Ma sotto l'abbondanza scenografica di luci che feriscono la notte, la festa somiglia a un banchetto di gala in cui l'invitato d'onore ha scelto di non presentarsi. Manca Lui, il festeggiato, l'unico che non amava i lustrini, il frastuono degli zampilli di champagne, il peso del lusso e la vanità dei vestiti.
Ci siamo illusi: abbiamo scambiato l'autentica Gioia con il rumore di tappi che saltano e il tintinnio dei diamanti. Abbiamo costruito un idolo fatto di consumismo e lo abbiamo chiamato festa, perché l'idea di un Natale umile è per noi uno scandalo.
La poesia ribelle della mangiatoia non ci affascina più.
Eppure, il cuore del Vangelo batte in una stalla, non in un palazzo. La povertà di Gesù non è un'assenza, ma un’affermazione radicale.
È la ricchezza di Dio che si spoglia, come un re che depone la corona per indossare la tela grezza, non per essere mendicante, ma per mostrare una strada.
Egli ha scelto di nascere dove l'aria sa di fieno e gli sguardi sono sinceri, affinché noi, attraverso la sua nudità, potessimo rivestirci di una dignità che il denaro non può comprare: la figliolanza divina.
La sua scelta è una bussola per i naufraghi della vita, un mantello per il povero, un abbraccio solidale che sussurra agli emarginati: "Il Regno è vostro, non temete i vuoti della terra."
La povertà di Cristo opera una misteriosa alchimia. Non ci lascia indigenti, ma ci rende eredi di un tesoro invisibile: la pace interiore, la contentezza, il possesso dell'amore autentico.
La sua nascita è la luce nelle tenebre, un faro che chiede silenzi e contemplazione. Ma noi amiamo i bagliori delle luminarie, una cortina fumogena che nasconde la vera, abbagliante oscurità del cielo.
Gesù ci invitava a levare gli occhi alle stelle, non a contare i carati; ci invitava ad alzarci e ad andare, come i pastori, verso la luce vera.
Egli giacque nel fieno; noi pretendiamo culle intarsiate e suite riscaldate come serre tropicali. I Magi offrirono oro, incenso e mirra—simboli di regalità e divinità; ma la nostra bramosia è per lingotti d'oro e gioielli, che non simboleggiano nulla se non il nostro desiderio di splendere. I pastori donarono agnelli, lana, formaggi semplici: la loro vita stessa.
Noi invece ci gettiamo nella fiera dei doni brillanti: regali complicati che stupiscono per un'ora, vestiti che urlano la firma dello stilista, formaggi costosissimi e rari, che stordiscono il palato.
Nella Notte Santa, un'ombra rossa e barbuta scende dalla slitta, portando regali fantastici e clamore, rubando il mistero. Non possiamo e non vogliamo accettare un Natale così povero di sostanza.
Abbiamo preferito dimenticare il vero miracolo avvenuto nella storia duemila anni fa e non proviamo più stupore davanti al Mistero dell’Incarnazione.
E’ l'Intelligenza Artificiale che ci lascia a bocca aperta con i suoi prodigi di silicio, anche perché possiamo usarla a nostro piacimento.
Oggi, il Bambino viene sfrattato dalla sua stessa Notte, perché ci lasciamo distrarre da altre promesse, apparentemente più fascinose.
E così, mentre le nostre tavole gemono sotto il peso delle prelibatezze e le nostre case rifulgono di un'eccessiva opulenza, solo qualcuno si chiede, con un moto di malinconia: cosa fa Gesù Bambino, la notte di Natale, in questo tempo di simulacri?
Forse, lo si può immaginare rannicchiato sul gradino di una cattedrale, in una città qualsiasi, osservando i fiumi di gente che corre verso il lusso e gli eccessi. O forse, lo si può trovare nei reparti degli ospedali, accanto a chi è solo, o nelle baracche dove il freddo è l'unico ospite.
Non cerca più il fieno di Betlemme; cerca un angolo quieto, un cuore disarmato che abbia conservato un briciolo di spazio, anche se piccolo e nascosto, per la sua silenziosa, scomoda povertà.
Lui - il vero rivoluzionario della storia dell’umanità - non è più di moda in un'epoca che idolatra lo sfarzo.
Eppure nelle notti buie delle nostre delusioni, dei nostri abbandoni e della solitudine, ci scomoda un interrogativo sferzante che non ci lascia scampo:
“Come mai il mondo peggiora sempre più? Perché continuano ad imperversare prepotenze, guerre, ingiustizie, violenze, nonostante i lussi, le invenzioni, il consumismo?
Che cosa non funziona nella nostra corsa frenetica verso il possedere a discapito dell’essere??
Cosa presenteremo in regalo al Padre Eterno quando giungeremo alla fine dei nostri giorni?”
Spalancherà davvero i Suoi occhi di fronte alle nostre ricchezze terrene?
Forse dobbiamo trovare qualcosa che lo meravigli per l'eternità: forse l'oro delle nostre piccole azioni d’amore, l'incenso della nostra preghiera silenziosa, e la mirra delle nostre rinunce.
Forse dovremmo recuperare il vero significato del Natale e riportare la vera luce al centro della nostra esistenza.
Solo questo brillerà davvero e ci aiuterà a vivere in eterno.