di Francesco Caliò
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.43 - Art. 15 Dicembre 2025]
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Quando ti chiederanno del Natale nel 21° secolo
Premessa
Ho già in precedenza affrontato la tematica del Natale dal punto di vista sociale, laddove focalizzavo l’attenzione sull’aspetto consumistico (versante meramente economico) e di perdita di attrattività (versante sociale), agganciando il fenomeno alla teoria della società liquida di Bauman1 che forse rappresenta al meglio la decadenza sociale dell’umanità. In questa sede, si proverà ad analizzare seppur senza pretese esaustive la sovrastruttura che regge o non regge l’intera impalcatura del fenomeno religioso e sociale allo stesso tempo, e di come l’ateismo stesso sia in realtà una forma sociale che influenza il comportamento delle masse.
Il fattore religioso derubricato da Comte, Weber e Durkheim
Quando Comte enunciò la sua tesi secondo la quale le religioni costituissero un freno al progresso scientifico, la società dell’epoca era in pieno periodo positivista, motivo per il quale nel momento in cui le religioni non avranno più alcuna presa sociale e tutto sarà governato dalla scienza l’umanità vivrà in periodi di sviluppo e di benessere. Era la cosiddetta legge dei tre stadi o se si vuole dei momenti di sviluppo, il primo quello teologico (governato dalle credenze di divinità politeiste e monoteiste, il secondo ibrido (metafisico) quasi una fase transitoria, il terzo prettamente scientifico.
Si tratta di tre momenti distinti e antagonisti, inconciliabili e in totale contraddizione, che si autoescludono a vicenda, almeno nella teoria iniziale2. Max Weber3 lo dice apertamente, all’uomo moderno è toccato il destino di vivere un mondo senza Dio e senza profeti, con la frantumazione dell’epoca in cui lo sguardo al divino rappresentava un dogma indiscutibile, allineandosi al pensiero di Nietzsche riassunto nell’espressione “Dio è morto”. Proprio nel pensiero Weberiano si rintraccia l’epilogo dell’uomo moderno, una nuova forma di umanità, quella che vede l’uomo che non conosce sofferenza o meglio non la riconosce più, né l’amore, la passione, il desiderio, poiché vive nella totale convinzione di aver trovato la felicità, in questo vortice, l’uomo diviene uno “specialista senza spirito”. Se nei primi due studiosi il fenomeno viene qualificato con una rottura netta e di separazione di ambito, in Durkheim si rintraccia invece un processo evolutivo, non tanto la scomparsa della religione in sé, bensì una naturale sostituzione di essa con altri culti, scienza, umanità, quasi a voler rappresentare in processo come una trasformazione del fattore religioso.
L’idea stessa che per superare i problemi della secolarizzazione occorre avere più secolarizzazione (secolarizzare la secolarizzazione)4, lascia pesanti dubbi e non poche critiche, il tentare di ridurre la religione mero fattore privato la descrive come incapace di venire incontro a bisogni umani siano essi spirituali che materiali, Bauman descrisse ciò usando la metafora della morte (Per la prima volta gli esseri umani mortali riescono a fare a meno dell’immortalità e soprattutto riescono a non curarsene, la lunga storia della trascendenza ci ha portati finalmente alla condizione in cui la trascendenza non è più ambita, ma relegata quasi a fattore ideologico), ma la realtà e molto meno liquida di quello che si pensa e la complessità5 che governa le variabili ambientali richiedono uno sforzo interpretativo non comune e non specialistico.
Potremmo, e non è inverosimile, quasi sostenere (Parsons), che più il pubblico è secolarizzato e meno è sacro, maggiore risulta la genuinità dell’esperienza religiosa, motivo per il quale la secolarizzazione non sancisce la morte di Dio anzi ne determina paradossalmente l’autenticità sociale. Ai più non passerà inosservato che una possibile chiave di lettura non scontata ma anzi fastidiosa e turbante, relega la reale portata del messaggio religioso in una visione politica, in particolare di politica sociale dirompente, oltremodo, secolarizzare potrebbe anche stare a significare depurare la ricerca verso il trascendente in chiave rivoluzionaria, poiché il vero è più grande rivoluzionario della storia porta un nome proprio, che sia vissuto 2000 anni fa o calato nel tempo odierno poco importa, il messaggio è chiaro, dirompente, spezzante la logica banale umana tipicamente contrattuale basata su un sinallagma (do ut des - do ut facias)6, ecco allora che la valenza sociopolitica del fattore religioso può elevarsi a meccanismo di rinascita civile purché alla base vi siano valori cari al giusnaturalismo, uguaglianza, equità, solidarietà, non ha senso annoverarsi ferocemente come pro-life e poi sposare con il voto tutto il resto, dal bellicismo alla diseducazione sessuale nelle scuole e già che ci siamo passando dalla criminalizzazione delle scuole e università pubbliche alla nostalgia del mito capo del ventennio.
Oggi in realtà è possibile dare una rappresentazione del fenomeno molto più complessa e meno divisoria, più aperta potremmo dire, non mancano uomini di scienza credenti e alcuni dichiaratamente legati ad un credo religioso, altri invece che pur non professando alcuna religione, ritengono che qualcosa o qualcuno abbiamo messo in moto tutto ciò che abbiamo intorno e anche noi stessi e le ultime scoperte scientifiche ci fanno solo presagire che siamo ancora all’alba dei tempi.
Il Natale scolarizzato
Il Natale pertanto rientra a pieno titolo, al di là del significato strettamente cristiano, in quelle fenomenologie umane, tipicamente umane e sociali, in un certo senso attraversa tutti e tre gli stadi pensati da Comte, e nel suo valore in ciascuno di essi, assume forma simmetrica al periodo storico. Questo mutamento morfologico è legato alla laicizzazione della società, il processo pertanto non è osmotico, ma di svuotamento del primo rispetto al secondo, la questione assume valenza politica già con la nascita degli stati moderni, con la perdita del potere da parte dei sovrani assoluti, e con le prime conquiste civili delle masse. Insomma, già in questi stati embrionali si possono rintracciare i primissimi gemiti dell’ipertecnica7.
Il Natale può assumere oggi un’importanza sociale? Può recuperare il vero significato di rottura sociale? Viviamo in un tempo storico di grande sofferenza, la nostra epoca è caratterizzata da quella che viene definita e caratterizzata come “finanzcapitalismo globalizzato”8, pervasivo e ossessivo che penetra ogni ambito della vita umana, ogni aspetto individuale e sociale, uscirne ad oggi appare piuttosto inverosimile, tanto più che vi è un vero e proprio occultamento da parte dei mass media sulle sofferenze umane o viceversa una spettacolarizzazione della stessa, con gli umani ridotti a consumatori famelici di sofferenza. La metafora più calzante è quella di “mega macchine sociali”, si tratta di organizzazioni gerarchizzate che usano masse di esseri umani come unità o servo-unità per il raggiungimento di uno scopo, un obbiettivo.
La storia d’altronde ci restituisce esempi molteplici di tale fenomenologia. Sono state infatti tali le imponenti operazioni di costruzione delle piramidi, l’organizzazione burocratica amministrativa dell’impero romano, le deportazioni dei neri africani nelle Americhe come schiavi, l’esercito tedesco nel regime nazista, si potrebbe ancora continuare con moltissime casistiche. Il finanzcapitalismo ha avuto ed ha un unico scopo, massimizzare i profitti sfruttando al massimo gli esseri umani e le risorse dell’ecosistema, esso non ha anima, e si comprende bene se un’epoca è interamente da esso posseduta, non c’è spazio nemmeno per qualcosa di spirituale, di livello più alto.
E’ dunque il trionfo del binomio “capitale-potere”, ovvero capitalismo e forza, arbitrio e sopruso, e come se qualcuno abbia deciso di spegnere l’interruttore dell’umanità. In questo contesto, si può comprendere anche di come l’ateismo stesso sia o possa essere una forma di ribellione o di distacco dal status attuale. Non tutti i popoli hanno vissuto periodi come l’illuminismo, non tutti hanno conosciuto attraverso processi culturali (intesi come scolarizzazione di base prima e poi di crescita di consapevolezza dopo), la possibilità di mettere in discussione idee, valori, programmi, norme.
Non è un caso che per esempio quando si parla di diritto positivo9 si intende quell’insieme di norme che sono vigenti in un dato stato e in un determinato periodo storico a prescindere dalla giustezza o meno, per esempio nel periodo fascista le leggi razziali che venivano rispettate ed eseguite, l’apartheid in Sud Africa tra il 1948 e il 1992, gli stessi Stati Uniti contro le popolazioni di colore sia in passato che oggi. Invero, ne esce oggi un mondo in frantumi, si è cosi passati dalla globalizzazione per come la conosciamo attualmente e con lo sguardo rivolto al passato alla “Deglobalizzazione”10, e come già segnalato in un precedente scritto viviamo in un periodo di tecnofeudalesimo.
Proviamo a fare sintesi
Credo la migliore raffigurazione di una religione secolarizzata è osmotica alla scienza sia racchiusa nel pensiero di Zuppi, che nell’immediatezza della morte di Bergoglio non esitò ad affermare “non dimentichiamoci della resistenza”, così chiarendo nell’oscurantismo comunicativo e regimentato in cui si vivi oggi (la dichiarazione tra l’altro fu pressoché boicottata da tutti i notiziari, fatte pochissime eccezioni e ovviamente non governative..) che la memoria e la storia11 non si riscrive a proprio piacimento con un negazionismo osceno, e che certi valori non sono oggetto di mercantilismo polarizzato.
Decenni di costrutti di civiltà socio-giuridica internazionale sono stati spazzati via da pochi guardiani lobbisti, detentori della fetta di ricchezza mondiale reazionari e autocrati. I popoli sono stati fatti o rifatti gregge, cosicché il tutto è tornato nelle mani del potere (sempre che ci sia veramente mai stata una diffusione dello stesso alla massa), ed oggi invece di un impegno mondiale per l’umanità si assiste ad una corsa forsennata al riarmo preparando quei ragazzi e ragazze, figli e figlie a divenire carne per cannone, Hamburger Hill: collina 93712, era il titolo di un film americano sul Vietnam e sulla reale portata della guerra, che forse è il caso di ricordarlo ai nostalgici del ventennio che “in trincea ci vanno gli uomini normali, non i capi di stato o i generali”13.
Per ultimo si vuole solo accennare allo stato in cui versa la popolazione, devastata mentalmente da anni di propaganda comunicativa unidirezionale (il bunga bunga di Arcore ne è un esempio), forse, molti si sono lasciati affascinare da slogan cadenzati da militanti dal braccio teso che commemorano loro malgrado, immani tragedie, delle quali i loro idoli sono stati artefici, ma altri, tanti altri, provano a risollevare nel loro piccolo la coscienza collettiva.
1 Zigmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, 2000.
2 Enzo Pace, Sociologia delle religioni, Fondamenta, 2016.
3 Daniela Triggiano, Introduzione a Max Weber, Meltemi, 2008.
4 Ambrogio Santambrogio, Secolarizzare la secolarizzazione, SOCIETÀ MUTAMENTO POLITICA, ISSN 2038-3150, vol. 8, n. 16, pp. 35-52, 2017. file:///C:/Users/39349/Downloads/PDF.pdf
5 Edgar Morin, La sfida della complessità, Feltrinelli, 2017.
6 Massimo Recalcati, Ogni figlio è poesia, Intervento al Festival della letteratura di Mantova, 2017. https://www.youtube.com/watch?v=6M3e9mH44Z4
7 Guido Giarelli, Sofferenza e condizione umana, Per una sociologia del negativo nella società globalizzata, Rubettino, 2018.
8 Luciano Gallino, Finanzcapitalismo, La civiltà del denaro in crisi, Einaudi, 2011.
9 Norberto Bobbio, Giusnaturalismo e positivismo giuridico, Laterza, 2011.
10 Nello Barile, Deglobalizzazione, Immagini di un mondo in frantumi, Egea, 2025. https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-un-estratto-dal-libro-di-nello-barile/
11 Marc Bloch, Apologia della storia o mestiere di storico, Einaudi, 2009.
12 Il titolo assume in sé la metafora della carne umana macellata tra le bombe, nel mentre le lobby delle armi ingrassano di profitti: E’ quello che, nella silente tranquillità quotidiana viene riprodotto dai media di quello che può essere senza alcuna ombra, assimilato almeno nello stato embrionale ad una cultura da regime autocratico bellico. Davvero si vuole spedire migliaia di ragazzi e ragazze al fronte? E perché?...
13 Pierangelo Bertoli, Varsavia, Album Dalla finestra, CGD, 1984.