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Redazione
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.43 - Art. 15 Dicembre 2025]  

L'agonia del rito e il terrore del silenzio

🎧 clicca qui per ascoltare l'articolo
(L'Audio interpreta correttamente l'Articolo)


Per comprendere veramente la natura del consumismo che divora il Natale, non dobbiamo ricorrere all'economia, ma dobbiamo scomodare l'ontologia e la filosofia del tempo. Il filosofo contemporaneo Byung-Chul Han ci offre una chiave di lettura spietata quando afferma che oggi assistiamo alla "scomparsa dei riti". I riti sono, per definizione, azioni simboliche che creano una "casa nel tempo", ovvero ci permettono di abitare un momento diverso dalla routine produttiva. Il Natale, filosoficamente inteso, dovrebbe essere un "tempo sacro", un momento sospeso in cui l'utile e il calcolo si fermano per lasciare spazio alla gratuità e alla celebrazione dell'esistenza.


Il consumismo, al contrario, opera una profanazione sistematica di questo tempo. Trasforma la festa in una scadenza commerciale, subordinando il rito alla logica della produzione e del fatturato. Non esiste più un tempo "altro", ma solo un tempo accelerato dove bisogna "fare cose" e "comprare oggetti". Questa accelerazione distrugge la capacità di indugiare, di contemplare, di stare semplicemente insieme senza uno scopo utilitaristico. Siamo diventati incapaci di chiudere gli occhi e attendere, perché l'attesa è vista come un tempo morto, un vuoto improduttivo che va immediatamente riempito con un acquisto o con una notifica sullo smartphone.


Qui entriamo nel cuore del problema antropologico: il terrore del vuoto (l'horror vacui). Blaise Pascal, già nel XVII secolo, aveva intuito che tutto l'affannarsi dell'uomo, quello che lui chiamava divertissement (divertimento/distrazione), serve solo a distogliere il pensiero dalla nostra condizione mortale e dalla domanda sul senso. Il consumismo natalizio è la forma più evoluta e perversa di divertissement. Riempiamo le case di oggetti, di luci e di cibo per non dover affrontare il silenzio assordante che scaturisce dalla domanda: "Chi siamo noi? E dove stiamo andando?". Compriamo per non pensare, regaliamo per non doverci donare.


In questo scenario, la figura dell'ateo consapevole assume una dignità filosofica superiore a quella del "cristiano consumatore". L'ateo che guarda in faccia il nulla, che accetta la mancanza di Dio senza coprirla con palliativi commerciali, sta esercitando un atto di verità e di coraggio. Egli abita il vuoto con serietà, come suggeriva Nietzsche quando parlava della morte di Dio come un evento che richiede "superuomini" per essere retto senza impazzire. Al contrario, il credente che riduce l'Incarnazione a una scusa per lo shopping sta compiendo un atto di nichilismo passivo: svuota il simbolo sacro del suo contenuto di verità per trasformarlo in un feticcio rassicurante.


La sfida filosofica di questo Natale, dunque, è quella di recuperare la "durata". Dobbiamo re-imparare l'arte dell'attesa non come una mancanza di qualcosa, ma come una pienezza di presenza. Simone Weil definiva l'attenzione come la forma più rara e pura della generosità. Regalare a qualcuno la nostra totale attenzione, il nostro tempo svuotato dall'ansia del fare, vale più di qualsiasi oggetto firmato. Se non riusciamo a fermare la macchina del consumo per riattivare la macchina del pensiero, il Natale resterà solo una gigantesca parentesi di ipocrisia collettiva, una festa senza festeggiato dove l'unico dio reale è il mercato.


Byung-Chul Han

È un filosofo contemporaneo di origine sudcoreana che insegna a Berlino ed è considerato una delle voci più lucide per comprendere il nostro tempo. È diventato celebre in tutto il mondo per la sua critica spietata alla "società della prestazione" e alla dittatura digitale. Nei suoi libri spiega come l'uomo moderno si stia auto-sfruttando credendo di essere libero e come la perdita dei riti comunitari ci abbia resi individui isolati e depressi.


Blaise Pascal (1623-1662)

È stato un genio precoce della matematica, della fisica e della teologia francese del Seicento. Dopo una profonda conversione religiosa, ha dedicato i suoi ultimi anni a scrivere i Pensieri, un'opera frammentaria e potentissima sulla condizione umana. È lui ad aver introdotto il concetto di divertissement (distrazione) per spiegare come l'uomo cerchi continuamente occupazioni futili pur di non pensare alla sua mortalità e al silenzio di Dio.


Friedrich Nietzsche (1844-1900)

È stato un filosofo tedesco che ha scosso le fondamenta del pensiero occidentale con il suo stile provocatorio e profetico. La sua celebre affermazione sulla "morte di Dio" non va letta come una semplice dichiarazione di ateismo, ma come la presa d'atto drammatica che i valori supremi che guidavano l'Europa sono crollati. Il suo pensiero è una sfida all'uomo affinché trovi il coraggio di costruire nuovi significati senza appoggiarsi a stampelle metafisiche ormai logore.


Simone Weil (1909-1943)

È stata una filosofa e mistica francese, una figura luminosa e radicale che ha scelto di vivere la condizione degli operai lavorando in fabbrica nonostante la sua salute cagionevole. Il suo pensiero unisce una rigorosa analisi politica a una profondissima spiritualità cristiana. Per lei l'Attenzione non è un semplice sforzo mentale, ma è la forma suprema della preghiera e dell'amore verso il prossimo, capace di ridare dignità a chi è sventurato.

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