di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.43 - Art. 15 Dicembre 2025]
L'idolo rosso, lo scandalo della carne e il paradosso dell'ateo
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Ci avviciniamo a questo Natale con la necessità urgente di fare pulizia nel nostro vocabolario e nel nostro sguardo. Il tema che abbiamo scelto per questo numero del giornale non è casuale perché mette in relazione tre concetti che sembrano distanti ma che in realtà definiscono la crisi antropologica del nostro tempo: il consumismo, l'attesa e la posizione degli atei. Non possiamo affrontare questi argomenti se non abbiamo il coraggio di distinguere ciò che è reale da ciò che è una costruzione artificiale.
Il primo passo per onorare la verità è abbattere gli idoli che abbiamo costruito nei nostri salotti e il più ingombrante di tutti è senza dubbio Babbo Natale. Dobbiamo avere l'onestà intellettuale e storica di dire che quella figura, così come la conosciamo oggi con il vestito rosso e la barba bianca perfettamente curata, non è altro che il trionfo del marketing sulla storia. Non stiamo parlando della figura austera e caritatevole di San Nicola di Bari, ma di un personaggio che ha assunto le sue fattezze definitive negli anni Trenta per una campagna pubblicitaria della Coca-Cola. È un'invenzione funzionale al mercato che serve a trasformare il cittadino in consumatore fin dalla più tenera età.
Dobbiamo però avere il coraggio di spingerci oltre la critica sociale e guardare in faccia la pretesa fondamentale di questa festa. Al di là delle luci e del folclore, il Natale ha un solo ed unico significato storico e filosofico: l'Incarnazione. Stiamo parlando della pretesa che la Seconda Persona della Trinità, il Logos che ha ordinato l'universo, sia entrato nel tempo e nello spazio assumendo la natura umana. Che ci crediamo o no, che lo accettiamo o lo rifiutiamo, questa è l'unica definizione lecita del Natale. Tutto il resto è contorno o distrazione.
Qui emerge il paradosso più stridente del nostro tempo e la vera crisi di significato. Di fronte a questa affermazione sconvolgente di un Dio che si fa carne, spesso troviamo gli atei più attenti dei cattolici. L'ateo serio si interroga sulla possibilità o l'impossibilità di questo evento, ne sente il peso filosofico e la vertigine, mentre molti cattolici hanno smesso di porsi la domanda per dedicarsi esclusivamente al rito del consumo. I credenti si sono trasformati in consumisti devoti all'idolo della Coca-Cola, dimenticando che l'evento che dicono di celebrare dovrebbe far tremare i polsi per la sua portata rivoluzionaria.
Il nostro compito in questo numero di Botros è recuperare la dimensione scientifica e umana del Natale strappandola alla banalità. Il consumismo è la negazione dell'attesa perché offre risposte materiali immediate a domande che sono spirituali ed eterne. Se il Natale è ridotto a una favola, allora ha ragione l'ateo a rifiutarlo; ma se il Natale è l'irruzione dell'Eterno nella storia, allora siamo noi credenti a dover chiedere scusa per averlo ridotto a una fiera commerciale. Dobbiamo tornare a chiederci dove è finito il significato del Natale, non tra le offerte del supermercato, ma nello scandalo di quel Dio fatto uomo che interroga la coscienza di chi crede e di chi non crede.