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di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.42 - Art. 15 Novembre 2025]
 

Questa pagina ha tre Articoli:

  1. Articolo sulla politica 

  2. Un articolo di commento di don Rosario sulla serata culturale del 7 novembre 2025

  3. Articolo su un pettegolezzo partitico del paese 

_____________

1. Il Sud che Vota
La Politica tra il Ritorno Promesso e l'Addio Silenzioso

🎧 clicca qui per ascoltare l'articolo

(L'Audio interpreta correttamente l'Articolo)

Le elezioni regionali in Calabria si sono concluse con il loro corredo di promesse, analisi e, immancabilmente, con l'archiviazione del problema. La questione centrale, che dovrebbe lacerare il dibattito pubblico e i programmi elettorali, è l'esodo dei giovani, un fenomeno che svuota la regione del suo capitale più prezioso. Il giovane che parte è, in termini politici, un orfano elettorale: non vota qui, non è più parte del bacino di consenso e, di conseguenza, le politiche a lui dedicate sono spesso retoriche, mirate più a non scontentare chi è rimasto, piuttosto che a creare le condizioni strutturali per chi dovrebbe tornare o, più eticamente, per chi dovrebbe restare e costruire.


La Burocrazia e le Infrastrutture come Barriere

Come spesso evidenziato da analisi dirette come quelle del giornalista Pasquale Motta, la Calabria non ha più tempo da perdere con i "teatrini della politica". La critica si concentra sulla scarsa qualità della classe dirigente e sull'inadeguatezza delle risposte. Le promesse di "incentivare l'imprenditoria" o di "creare nuove opportunità" si scontrano con la dura realtà di un territorio dove le infrastrutture collassano e la burocrazia è un labirinto kafkiano, un vero e proprio demone del rallentamento. 


Finché non si interviene con la stessa urgenza con cui si affronta un'emergenza sanitaria – un tema centrale della recente campagna – qualsiasi misura di sostegno ai giovani resta un palliativo, una toppa su una falla strutturale. La vera politica di sviluppo non è la promessa di un posto, ma la creazione di un ambiente in cui la meritocrazia e l'efficienza possano fiorire senza essere soffocate.


La Retorica del Futuro Incerto: Pathos senza Logos

Se osserviamo i programmi elettorali, la maggior parte delle iniziative sul lavoro giovanile si basa sul Pathos, sull'appello emotivo alla speranza, anziché sul Logos, sulla ragione economica e sulla pianificazione scientifica. L'analisi della struttura linguistica delle promesse è impietosa: si usa il futuro incerto ("si farà", "si creerà") invece di un presente d'azione ("stiamo facendo", "abbiamo creato"). Una proposta come il "reddito di dignità" può essere un ammortizzatore sociale, ma non è una politica di sviluppo a lungo termine. Il "buon governo" deve essere misurato non sui voti ottenuti, ma sul numero di giovani qualificati che non hanno dovuto fare la valigia. L'attenzione quasi ossessiva sulla sanità, pur legittima, rischia di distogliere risorse e attenzione da un'altra crisi esistenziale: l'assenza di prospettive per le nuove generazioni.


L'Etica del Voto e la Resistenza

È qui che l'appello a una comunità di cittadini attivi, come quella auspicata dal giornalista Massimo Razzi, trova il suo senso politico più alto. L'unico modo per spezzare questo circolo vizioso non è solo criticare chi governa, ma elevare il livello della domanda politica. L'elettore calabrese deve smettere di votare per il favore personale o la piccola promessa e iniziare a votare per il progetto strutturale e per il rigore intellettuale.


L'Etica della Permanenza trova il suo corrispettivo politico in una Etica del Voto esigente e non compiacente. Richiedere infrastrutture, trasparenza e meritocrazia non è utopia, ma l'unica forma di resistenza all'addio silenzioso. Fino a quando non saremo esigenti sulle premesse e sulle metriche del successo politico, il Sud continuerà a votare un futuro che i suoi giovani più preparati sono già andati a cercare altrove.

🔎

2. Dietro le Campane della Verità
Il Convegno sul "Pregiudizio di Stato"

🎧 clicca qui per ascoltare l'articolo
(L'Audio interpreta correttamente l'Articolo)

La Parrocchia ha voluto organizzare un momento di riflessione che non fosse un semplice dibattito, ma un convegno culturale sul volume di Adriana Toman, Pregiudizio di Stato. Quell'Italia a sovranità limitata. Il caso Oliverio. L'incontro, che ha visto la partecipazione dell'autrice, del giornalista Pasquale Motta e dell'ex Presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, è stato registrato e sarà interamente disponibile. Ma è proprio da ciò che le telecamere non possono catturare che si cela il senso più profondo e umano dell'iniziativa.


In quel momento, lontano dai microfoni, ho incrociato lo sguardo dell'ex Presidente Oliverio. E in quegli occhi ho visto un dolore che trascendeva l'accusa politica o giudiziaria. Mi ha confidato che l'aspetto più lacerante della sua vicenda è stato lo scostamento degli amici, quelli che lo hanno guardato con diffidenza nel momento del bisogno. In quello sguardo si percepiva la vera sofferenza di un uomo messo sotto processo, prima ancora che dalle aule di giustizia, dal pregiudizio e dalla distanza umana.


Mi preme essere sincero, come esige la mia ricerca della verità: all'epoca in cui Mario Oliverio si candidò, io non lo votai.
In seguito, ricordo bene il clamore mediatico delle accuse. Condizionato dai titoli dei giornali, che lo dipingevano come il politico più corrotto del mondo, e sapendo che l'indagine era coordinata dal magistrato Nicola Gratteri—un uomo che stimo profondamente per la sua lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, un'azione che ha liberato diversi territori, anche dove ho esercitato il mio ministero di parroco—anche la mia opinione fu inevitabilmente condizionata da cattivi pensieri.


Tuttavia, il libro di Adriana Toman, sebbene scritto dalla sua compagna, è estremamente documentato e mi ha costretto a fermarmi e a pensare. Ho letto le carte e ho percepito che, al di là dei titoli che si consumano in un giorno, esiste una realtà sottostante ben più complessa. Questa realtà si scontra con un dato oggettivo che mi ha lasciato profondamente interdetto: se il pur stimato magistrato Gratteri ha accusato Oliverio di corruzione nella gestione della Regione Calabria, come mai gli stessi magistrati che hanno ricevuto quei dati lo hanno poi assolto con la formula "il fatto non sussiste"?


Questo interrogativo non riguarda solo il caso specifico, ma si allarga a una riflessione più ampia sul sistema giudiziario. Come mai, mi chiedo da tempo, le statistiche evidenziano che una parte significativa delle indagini e degli arresti eccellenti condotti dal Dott. Gratteri si conclude poi con l'assoluzione e la scarcerazione degli accusati? La domanda è di natura scientifica e impone rigore intellettuale: se lo Stato spende ingenti risorse per indagini, arresti e processi, e poi deve sostenere ulteriori costi per rimborsare persone che vengono dichiarate innocenti, siamo di fronte a un problema di efficacia, oltre che morale, nell'amministrazione della giustizia.


Il mio ruolo non è emettere sentenze, né compiacere l'uno o l'altro, ma agire da pensatore che si fa domande e cerca dati per interpretare una realtà complessa come quella calabrese. Per questo, l'invito alla Dott.ssa Toman e all'ex Presidente è stata la naturale conseguenza della mia prospettiva. Come amo dire, il campanile di don Rosario ha quattro campane. Se ne facciamo suonare solo due (quelle dell'accusa, per esempio), non stiamo ascoltando l'armonia completa. Solo facendo risuonare tutte e quattro le campane (ascoltando sia chi accusa sia chi è accusato) possiamo avvicinarci a un'idea di verità che sia obiettiva e completa. L'amore per la verità viene prima della preferenza politica.


Concludendo, la parrocchia di Botricello continuerà a impegnarsi in queste attività culturali, perché il pensiero critico e la ricerca onesta della verità sono fondamentali per la crescita di una comunità. Tuttavia, in qualità di parroco, manifesto il mio sincero dispiacere per la scarsa partecipazione dei concittadini, in particolare dei professionisti. Sarebbe stato di grande interesse avere in platea avvocati, che conoscono il diritto e le ingiustizie dei processi, o i politici locali (a prescindere dal loro schieramento). 


La presenza di un ex Presidente di Regione, votato a suo tempo dalla stragrande maggioranza dei calabresi, avrebbe dovuto stimolare una riflessione collettiva sulla politica e la giustizia che tocca direttamente il futuro della nostra terra. È un'occasione persa per tutta la comunità.

🔎

3. Il Sorriso del Parroco e la Scomoda Verità della Politica Alta

🎧 clicca qui per ascoltare l'articolo
(L'Audio interpreta correttamente l'Articolo)

 Succede spesso, quando una figura pubblica come un parroco – specie se con quattro parrocchie e un oneroso incarico diocesano tra capo e collo – si espone, che la chiacchiera diventi più veloce del pensiero.

E la pagina di politica su Botros, che vuole essere uno spazio di riflessione culturale seria, ne è la prova lampante.

È un fatto, e ci sorrido.


Sorride don rosario quando lo si vuole collocare a tutti i costi: ora è di Destra, ora è di Sinistra, ora è al servizio della Maggioranza, ora è l'arma segreta della Minoranza.

Il fatto stesso che si dicano tutte queste cose contemporaneamente mi rende imprendibile, e questo mi fa sorridere ancora di più.

Non sono qui per fare l'equilibrismo, ma per dire una verità semplice e scomoda: non parteggio per nessuno, ma desidero il Bene di tutti.

La mia unica e spudorata passione è il Bene Comune.


La Legge è Chiara: il Bene Comune, non in Cabina Elettorale

A chi confonde i ruoli, voglio essere diretto, senza giri di parole.

C'è un documento, il Codice di Diritto Canonico, che regola la vita del clero.

Cito il canone $287 \S 2$, che tu, semplice parrocchiano, professionista o politico mestierante, puoi facilmente verificare: «I chierici non partecipino alla vita attiva dei partiti politici e alla guida di associazioni sindacali, a meno che, a giudizio della competente autorità ecclesiastica, lo esiga la necessità di tutelare i diritti della Chiesa o promuovere il bene comune».


In soldoni: è severamente proibito a un sacerdote iscriversi a un partito politico o farne propaganda attiva.

E lo dico con la massima chiarezza: non ho mai avuto, né avrò, alcuna intenzione di farlo.

Il mio agire in questa rubrica si muove su un piano completamente diverso: quello della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC).

Come cattolici, e come esseri umani che pensano, abbiamo il dovere morale di partecipare al dibattito pubblico, di criticare la realtà e di proporre soluzioni, perché la politica è, nella sua essenza più alta, carità.

Non faccio politica partitica.

Faccio politica nel senso nobile del termine, quello che ci chiede di amare il nostro paese.


Il Bene Comune non Ha Tessere di Partito

Il grande fraintendimento, alimentato spesso nei bar e negli ambienti chiusi, è che fare politica voglia dire schierarsi.

È un errore grossolano che avvelena il dibattito.

La mia critica spudorata e diretta si rivolge alla realtà, non al colore di una bandiera.

Quando critico, propongo una soluzione che, nel mio umile pensiero, è un passo verso il Bene Comune.


E il Bene Comune, amici miei, non si costruisce con una fazione, ma con la partecipazione della totalità degli abitanti del paese: Sinistra, Centro e Destra.

Anzi, si costruisce anche e soprattutto coinvolgendo la maggioranza silente, quelli che non vanno più a votare perché sfiduciati.

L'articolo sulla pagina politica non è un manifesto elettorale per le prossime elezioni comunali – cosa che non mi è minimamente passata per la testa, impegnato come sono altrove – ma è un invito pressante alla responsabilità condivisa.


L'Uomo Che Pensa

Sono stato avvicinato da una persona semplice, che con la semplicità che è la cosa più bella della vita, mi ha chiesto: «Ma è vero che tu ti sei messo in politica e stai in qualche modo sotto banco influenzando le prossime elezioni politiche del sindaco del nostro paese di Botricello?».

Ho sorriso di gusto.

Ho sorriso perché mi è stato chiaro quanto possa essere forte la confusione e quanto sia necessario questo chiarimento.

Ringrazio quella persona per la sincerità, che apprezzo più di ogni altra cosa.

Non scrivo per difendermi dai pettegolezzi, perché nella mia testa ci sono pensieri di umanità e di Bene Comune, non ho tempo per l'andamento lento e veloce delle chiacchiere da bar.


Scrivo per chiarire la mia unica e profonda umiltà: io scrivo perché sono un uomo che pensa.

Non ho una specializzazione in giornalismo o in scienze politiche.

Ho solo il dovere di un uomo che, con la sua ragione critica, cerca la verità.


La grande bellezza a cui siamo tutti chiamati a partecipare – politici, associazioni e singoli cittadini – è questa: costruire insieme il Bene Comune, oltre ogni steccato.

Questa è la sola politica che mi interessa.

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