Redazione
(https://t.me/BotrosGiornale) [Botros n.42 - Art. 15 Novembre 2025]
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Heidegger nel Sud
L'Essere-per-la-partenza e la Crisi Ontologica del Territorio
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La fuga dei giovani dal Sud, che abbiamo analizzato in termini di cronaca e politica, non è un mero dato statistico-economico. È, prima di ogni altra cosa, un profondo evento esistenziale. La mancanza di prospettive economiche si traduce in una crisi ontologica, che riguarda il modo in cui il giovane è nel mondo. Se Martin Heidegger descriveva l'uomo come Essere-per-la-morte, possiamo descrivere il giovane meridionale di oggi, in assenza di opportunità, come Essere-per-la-partenza. La partenza non è una possibilità tra le tante, ma l'orizzonte ineludibile e necessario per poter realizzare il proprio progetto di sé. Il Sud, così, non è percepito come il luogo della costruzione, ma come la stazione di attesa dalla quale bisogna congedarsi per raggiungere l'autenticità.
Il filosofo francese Simone Weil parlava del bisogno di radicamento (l'enracinement): un bisogno dell'anima umana pari a quello del cibo e del sonno. Avere radici significa partecipare naturalmente all'esistenza della comunità, sentirsi parte attiva e necessaria di un luogo. Quando un territorio, pur essendo luogo di nascita, non offre gli strumenti per esprimere la propria competenza, distrugge questo bisogno fondamentale. Il Sud si è trasformato da luogo di appartenenza a luogo di esclusione funzionale. Il giovane è costretto a pensare sé stesso non come Essere-nel-territorio, un ente che può dispiegare le sue possibilità qui, ma come un ente che deve rinnegare il territorio per poter esistere pienamente altrove.
Il dramma filosofico sta nel rapporto tra luogo (locus) e azione (actio). Per l'etica classica, il luogo definisce in parte la possibilità dell'azione (Aristotele: la polis come luogo del bene comune). Se il locus (la Calabria) nega la possibilità di actio (lavoro qualificato, progetto innovativo), ne consegue un danno alla stessa identità morale della persona. Il giovane emigrante, pur trovando successo altrove, deve spesso vivere una scissione: l'io che agisce si trova a Nord, mentre l'io che ricorda e sente resta a Sud. La zona bianca che possiamo evidenziare è l'analisi di come questa scissione non sia solo psicologica, ma ontologica, e giustifichi l'idea che la felicità sia geograficamente determinata.
La filosofia non può risolvere i problemi economici, ma può ridefinire la postura etica di chi resta. L'Etica della Permanenza (già introdotta nell'editoriale) diventa l'atto filosofico e radicale più urgente. Essa si oppone all'Essere-per-la-partenza non con la rassegnazione, ma con la resistenza esistenziale. Significa rifiutare l'idea che la realizzazione di sé sia un'esclusiva del Nord e impegnarsi a costruire l'autenticità proprio qui. Questo richiede una rivoluzione interna: smettere di guardare al Sud come a una madre malata da curare o abbandonare, ma come a un terreno da forgiare. La permanenza, così intesa, è la scelta di chi, consapevole del fallimento strutturale, decide comunque di investire la propria essenza per creare il futuro, rendendo il proprio territorio di nuovo capace di dare radici e senso.
don Rosario
Per chiarezza e rigore, spieghiamo brevemente chi sono e cosa hanno sostenuto i tre pensatori fondamentali citati in questo articolo:
1. Martin Heidegger (1889-1976)
Filosofo tedesco, tra i più influenti del XX secolo. La sua opera principale, Essere e Tempo, si concentra sull'Essere e sull'Esistenza dell'uomo (Dasein). Per Heidegger, l'uomo è un Essere-nel-mondo e vive proiettato verso il futuro, consapevole del suo limite ultimo, la morte (Essere-per-la-morte). Lo abbiamo citato per analogia: se l'esistenza è definita dalla fine, per il giovane del Sud è definita dalla partenza (Essere-per-la-partenza), che diventa la sua condizione di autenticità.
2. Simone Weil (1909-1943)
Filosofa e attivista francese, nota per la sua profonda spiritualità e il suo impegno per la giustizia sociale, spesso lavorando come operaia per condividere la condizione dei poveri. Il concetto di Radicamento (L'Enracinement) è centrale nel suo pensiero. Esso identifica il bisogno fondamentale dell'anima umana di avere legami con la propria comunità e il proprio territorio. L'abbiamo citata per sottolineare come l'esodo giovanile distrugga questo bisogno essenziale di essere partecipi e radicati.
3. Aristotele (384-322 a.C.)
Filosofo greco, allievo di Platone e fondatore della filosofia occidentale classica. Aristotele è stato il maestro della logica, dell'etica e della politica. Il concetto di polis (la città-stato) per lui non era solo un luogo fisico, ma la sede naturale in cui l'uomo realizza la sua essenza di "animale politico" (zòon politikón) attraverso l'azione (actio). L'abbiamo citato per evidenziare che quando il locus (la Calabria) non permette l'actio (la realizzazione del progetto di vita), viene meno un pilastro dell'etica classica.