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di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.42 - Art. 15 Novembre 2025]
 

Il Mito del Ritorno e l'Etica della Permanenza
Una Scelta Radicalmente Umana

🎧 clicca qui per ascoltare l'articolo
(L'Audio interpreta correttamente l'Articolo)


L'espressione "senza prospettiva di ritorno" è la cruda e non negoziabile verità che definisce la condizione di migliaia di giovani del Sud. Non è una metafora letteraria né un lamento sociologico da salotto. È il dato demografico, scientifico, che certifica un esodo di massa (dall'intera Calabria), un vuoto sempre più ampio che non verrà colmato dalle promesse elettorali né dalle lacrime rituali (regionali).


La Storia, dal tempo di Ovidio a quello di Dante, ha trattato l'esilio come una punizione, un'espulsione dal centro della vita civile. Oggi, per i giovani che lasciano Crotone o Catanzaro per Milano o Berlino, la partenza non è una condanna, ma una scelta di sopravvivenza dettata dalla logica implacabile del mercato del lavoro. E qui sta il primo, amaro rovesciamento del mito: non si parte non volendo, ma si parte per potere. La prospettiva non è l'assenza di desiderio, ma l'assenza di opportunità che trasformino quel desiderio in un progetto reale.


Questo scenario ci impone un cambio di paradigma che va oltre l'analisi economica. Dobbiamo guardare a questo fenomeno con la lente della filosofia dell'azione e dell'etica della responsabilità. La tentazione è quella di demandare la colpa interamente alle classi dirigenti: i politici corrotti, i burocrati inefficienti, i baroni universitari chiusi nel loro fortino. E in gran parte è così. Ma essere estremamente umani, come ci piace essere, significa anche porre una domanda sgradevole: qual è il dovere etico di chi resta?


Non possiamo più accettare l'idea che l'unica via per la realizzazione sia l'allontanamento, né che il successo si misuri solo in chilometri percorsi. Rischiamo di trasformare il Sud in un eterno limbo fatto solo di memoria e di vecchi, un luogo che si auto-assolve perché "non offre nulla". È necessario che emerga una minoranza intellettualmente e spiritualmente forte che abbracci l'Etica della Permanenza.


L'Etica della Permanenza non è un atto romantico, né un atto di rassegnazione, ma un progetto radicale. È la scelta, non utilitaristica ma esistenziale, di dire: noi costruiamo il nostro futuro qui, nonostante le difficoltà. Significa accettare che la creazione di opportunità in un contesto difficile sia una forma di resistenza creativa, la forma più alta di libertà. La sfida non è personale, ma collettiva: se il territorio viene sistematicamente privato della sua massa critica intellettuale e professionale, viene meno la forza propulsiva necessaria a innescare il cambiamento.


Per questo, l'atto di restare e di investire qui le proprie competenze e il proprio progetto professionale è l'unico in grado di spezzare il circolo vizioso che ci condanna a essere una regione "senza prospettiva di ritorno". Il vero atto di coraggio oggi è l'azione nel territorio.

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