di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.41 - Art. 19 Ottobre 2025]
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Ad ottobre i nostri paesi si preparano a una recita “d’importazione”. Zucche intagliate, maschere grottesche e bambini che, con una formula ormai nota, chiedono "dolcetto o scherzetto?". Guardiamo a questa usanza di origine pagana con un misto di curiosità e diffidenza, spesso liquidandola come una carnevalata senza radici. Eppure, se ci fermiamo a osservare con attenzione, ci accorgiamo che questo rito di tradizione nord-europea assomiglia in modo inquietante a un altro rituale, molto più nostrano e decisamente più spaventoso: la nostra politica, specialmente sotto elezioni.
Il primo elemento di questo Halloween politico è la maschera. Mesi prima del voto, e talvolta per intere legislature, i politici indossano la loro maschera migliore. C'è la maschera del "bravo ragazzo" che si fa vedere a tutte le feste patronali, la maschera dell' "uomo del fare" che inaugura cantieri destinati a rimanere incompiuti, la maschera del "difensore del popolo" che tuona contro un nemico immaginario per distogliere l'attenzione dai problemi reali. Queste maschere, come quelle di Halloween, servono a nascondere il vero volto: quello degli interessi di partito (e personali), delle logiche di potere, dell'assenza di una visione a lungo termine per la nostra terra, stretta tra l'abbandono di Crotone e le promesse mancate di Catanzaro.
Poi arriva il momento del "dolcetto o scherzetto?". È il cuore del sistema. Il "dolcetto" è la promessa elettorale: il posto di lavoro per il figlio, il piccolo favore, il contributo per l'associazione, l'asfaltatura della strada davanti a casa. È un'offerta dolce, immediata, quasi irresistibile per chi vive in un territorio assetato di tutto. Ma è proprio qui che si consuma l'inganno. Accettando il "dolcetto" individuale, l'intera comunità riceve lo "scherzetto": un servizio sanitario che collassa, la fuga dei nostri giovani, l'infiltrazione criminale negli appalti, l'incapacità di creare sviluppo vero. Lo "scherzetto" rivela l’altro volto della politica, quello malato, dove il voto non è un diritto che esprime l’aspirazione di una comunità, ma una merce di scambio che ne perpetua i bisogni.
Infine, ci sono i mostri. Ma i veri mostri che infestano le nostre notti calabresi non sono zombie o vampiri di cartapesta. I veri mostri hanno nomi ben più concreti: disoccupazione giovanile, 'ndrangheta, malasanità, spopolamento dei borghi, infrastrutture da terzo mondo. Sono questi i fantasmi contro cui dovremmo combattere, ma la politica mascherata preferisce farci giocare con paure finte, distraendoci da quelle reali. Ci fa avere paura del migrante, del diverso, del futuro, mentre il presente ci viene divorato da mostri che conosciamo troppo bene e da troppo tempo.
Cosa fare, dunque, in questa notte di maschere? Forse, il nostro compito di cittadini calabresi consapevoli è proprio quello di "smascherare". Imparare a guardare oltre i costumi di scena, a rifiutare i "dolcetti" avvelenati e i mostri veri che inquinano la nostra esistenza. Spegnere le zucche vuote e accendere la luce della ragione e della responsabilità. Perché la politica smetterà di essere un brutto "scherzetto" solo quando noi smetteremo di accontentarci di un misero "dolcetto".