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di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.41 - Art. 19 Ottobre 2025]
 

Oltre la Zucca: Smascherare Halloween
Chi ha Paura della Luce?


Le nostre strade, una volta all'anno, si popolano di fantasmi, streghe e zombie. Le vetrine si tingono di arancione e nero e i nostri bambini bussano alle porte chiedendo "dolcetto o scherzetto?". Halloween è ormai un fatto culturale anche qui da noi, un appuntamento che non possiamo semplicemente ignorare o, peggio, esorcizzare con anatemi che lasciano il tempo che trovano. La domanda che dobbiamo porci non è "Halloween sì o no?", ma una più profonda e umana: "Cosa stiamo cercando in questa fascinazione per la paura e per la morte?".


Non dobbiamo cadere nella doppia ingenuità di liquidarla come una carnevalata innocua, né nella trappola di un bigottismo che vede il demonio dietro ogni maschera di plastica. Entrambi gli approcci sono pigri perché si fermano alla superficie. La verità è che questa festa, nella sua forma spettacolare e consumistica, tocca nervi scoperti della nostra umanità: il timore dell'ignoto, l'enigma della fine, il bisogno di esorcizzare ciò che non controlliamo. L'uomo ha sempre giocato con la morte per tentare di addomesticarla, e il mercato ha semplicemente trasformato questo bisogno ancestrale in un prodotto da vendere.

Quello che forse abbiamo dimenticato, però, è che il nome stesso "Halloween" svela un'origine radicalmente diversa. È una contrazione dell'inglese antico "All Hallows' Eve", ovvero la "Vigilia di Tutti i Santi". Non era la festa delle tenebre, ma l'attesa della luce. Era la notte che precedeva il giorno in cui la Chiesa celebra la folla immensa di uomini e donne che hanno vissuto la loro vita in pienezza, eroi della fede che ci mostrano come la morte non sia l'ultima parola. La nostra tradizione, quella cristiana, non celebra i morti che tornano per spaventarci, ma i santi che vivono in eterno e i nostri cari defunti per i quali preghiamo nella speranza della risurrezione.


Allora, come cristiani e come uomini che cercano un senso, la nostra risposta non può essere la chiusura. La nostra risposta deve essere uno svelamento. Possiamo decidere di usare questa occasione non per negare, ma per raccontare una storia più bella e più vera. Possiamo intagliare una zucca, ma invece di una smorfia spaventosa possiamo inciderci una croce, e spiegare ai nostri figli che la vera luce che scaccia ogni buio è quella di Cristo. Possiamo parlare dei santi, i nostri veri "supereroi", le cui vite sono state avventure straordinarie di coraggio e di amore, ben più avvincenti di qualunque racconto dell'orrore.

Non si tratta di proibire una festa, ma di riempirla di un significato più grande. Si tratta di passare dal giocare con la caricatura della morte a prendere sul serio la promessa della vita. Questa è la nostra sfida: non avere paura del buio che il mondo ci propone, ma accendere una luce capace di mostrargli da dove viene e, soprattutto, dove è invitato a tornare.

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