Redazione
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.41 - Art. 19 Ottobre 2025]
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Stamattina, leggendo le "Cronache Locali", una di quelle notizie brevi, confinata in un trafiletto, mi ha colpito come un pugno nello stomaco. La cronaca nuda e cruda: un uomo anziano, in un palazzo di una nostra città, è stato trovato senza vita nella sua abitazione. Da giorni. Sono stati i vicini, allarmati da un silenzio diventato sospetto e poi da un odore inequivocabile, a chiamare i vigili del fuoco. La porta è stata forzata e la solitudine si è fatta spettacolo.
Mentre le strade si preparano a riempirsi di bambini mascherati da fantasmi per gioco, questa notizia ci sbatte in faccia la realtà dei fantasmi veri. Quelli in carne ed ossa, che vivono accanto a noi, separati solo da un muro, e che la nostra indifferenza ha già reso invisibili molto prima della morte. L'orrore di questa storia non sta nella morte in sé, che è l'appuntamento di ogni vita, ma nell'abbandono che l'ha preceduta. Quest'uomo non è morto: è svanito.
Leggendo i dettagli, ho cercato di immaginare la sua vita. Le sue abitudini, i suoi silenzi, le sue attese. Forse aspettava una telefonata che non arrivava mai. Forse guardava la televisione per sentire una voce umana nella stanza. Forse l'ultimo contatto con il mondo era stato il saluto distratto di un vicino sulle scale, giorni prima. La sua non è stata una tragedia improvvisa, ma l'atto finale di un dramma lento e silenzioso: quello della solitudine, la malattia più spaventosa del nostro tempo.
Ci riempiamo la bocca con la parola "comunità", ma poi non conosciamo il nome di chi abita alla porta accanto. Ci preoccupiamo dei pericoli globali e ignoriamo l'emergenza umana che si consuma sul nostro pianerottolo. Abbiamo trasformato i nostri condomini in dormitori e le nostre città in agglomerati di solitudini. E così, senza nemmeno accorgercene, diventiamo complici. Complici di un sistema che ci vuole sempre più connessi online e sempre più scollegati dalla realtà, al punto che l'odore della morte diventa l'unico segnale di una vita che si è spenta inosservata.
Questo non è un articolo di cronaca. È un esame di coscienza. In vista del giorno in cui ricorderemo i nostri cari defunti, questa notizia ci chiede di pensare ai vivi che la nostra fretta ha già seppellito. I veri fantasmi non sono quelli delle leggende. Sono gli anziani dimenticati, i malati isolati, le persone sole che incrociamo senza vederle. Halloween, la vigilia di Tutti i Santi, dovrebbe essere questo: guardarli negli occhi, oggi, prima che sia troppo tardi.
Prima che un trafiletto di giornale ci costringa a chiederci: "Chi era? E perché non ho mai bussato a quella porta?".