di Francesco Viscomi
(https://t.me/francesco_vis) [Botros n.40 - Art. 18 Settembre 2025]
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Il cibo
Il cibo, per i ragazzi, non è soltanto nutrimento. È parte della loro crescita, un modo per scoprire il mondo e, spesso, un’occasione di relazione con gli altri. A quell’età, mangiare significa molto più che sedersi a tavola: è sperimentare sapori nuovi, trovare comfort nei piatti di sempre, ma anche vivere momenti di socialità che lasciano ricordi duraturi.
L’adolescenza è un periodo in cui il corpo cambia rapidamente e il bisogno di energia aumenta. Il rapporto con l’alimentazione, però, non è solo fisico: riguarda anche l’identità e le abitudini che ciascuno costruisce. C’è chi ama il fast food e chi preferisce piatti tradizionali cucinati in famiglia, chi esplora cucine lontane e chi resta fedele a pochi sapori conosciuti. In ogni caso, il cibo diventa un linguaggio personale.
Per molti ragazzi i pasti condivisi con gli amici hanno un valore speciale. Una pizza in compagnia, un gelato nelle sere d’estate, uno spuntino veloce tra una partita e l’altra: sono momenti in cui il mangiare si intreccia al ridere, al parlare e al sentirsi parte di un gruppo. Il cibo, in questo senso, è un collante sociale.
Allo stesso tempo, non mancano le sfide. Il bombardamento di pubblicità, la fretta quotidiana e la diffusione di cibi confezionati rendono più difficile mantenere un equilibrio. È qui che entrano in gioco la famiglia, la scuola e gli stessi ragazzi, che imparano poco a poco a scegliere in modo consapevole, scoprendo che mangiare bene significa anche sentirsi meglio.
Il cibo per i giovani, dunque, è un terreno di esplorazione e di crescita. Ogni piatto racconta una storia: quella di chi lo prepara, della cultura da cui proviene e del momento in cui viene consumato. E proprio in questa varietà di esperienze i ragazzi trovano non solo energia, ma anche identità, appartenenza e memoria.