di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.40 - Art. 18 Settembre 2025]
di don Rosario
(https://t.me/donRosarioMorrone) [Botros n.40 - Art. 18 Settembre 2025]
Il cibo è l'atto politico più concreto che esista.
È economia, cultura, salute e, soprattutto, vita.
Nel nostro comprensorio, questa verità si manifesta ogni giorno su un doppio binario: da un lato, le strategie e le visioni delle amministrazioni comunali; dall'altro, la risposta immediata e silenziosa di chi si rimbocca le maniche per rispondere a un bisogno che non può attendere.
Per capire come si sta disegnando il futuro del nostro rapporto con il cibo, abbiamo deciso di porre alcune domande alla politica locale e, contemporaneamente, di raccontare l'azione di chi, sul territorio, si occupa della sua funzione più essenziale: nutrire chi ha fame.
Vorremmo quindi rivolgere, attraverso le pagine di questo giornale, alcune domande strategiche ai nostri amministratori locali, a coloro che governano i diversi comuni del nostro comprensorio.
Quali misure concrete state adottando per valorizzare i prodotti tipici e sostenere i piccoli produttori che sono l'anima del nostro territorio?
Esistono protocolli per il recupero delle eccedenze alimentari a favore delle persone in difficoltà?
L'enogastronomia è nei vostri piani come motore per il turismo e come strumento per contrastare lo spopolamento?
Queste non sono domande polemiche, ma un sincero invito al dialogo.
Auspichiamo di poter ospitare le risposte sui prossimi numeri del giornale, perché queste rappresentano la visione "alta", la politica che programma il domani, di cui i cittadini hanno il diritto e il dovere di essere informati.
Ma c'è un'altra politica, quella del presente, che non attende.
È quella praticata ogni mese dalla Caritas parrocchiale, che distribuisce un pacco alimentare a circa 180 famiglie.
Un gesto che non fa distinzioni, unendo nella stessa fila chi è nato qui e chi è arrivato da lontano, come i tanti membri della comunità marocchina ormai parte integrante del nostro tessuto sociale.
È la politica della prossimità, che agisce dove le strategie a lungo termine non sono ancora arrivate.
E per far sì che questa catena di solidarietà non si spezzi, la parrocchia, che sostiene un costo di 400 euro ogni mese solo per il trasporto degli alimenti, ha chiesto un gesto simbolico: un contributo di due euro a famiglia.
Non una tassa, ma un modo per dire "ce ne facciamo carico tutti insieme", per rendere ognuno partecipe della povertà dell'altro.
Eppure, anche questo minimo segno di co-responsabilità ha generato qualche lamentela.
Ed è qui che la realtà ci offre un'ironia quasi amara.
In un quotidiano dove un pacchetto di sigarette costa cinque euro – una spesa giornaliera per non pochi – una richiesta di due euro al mese per garantire un servizio a tutti suona come un piccolo paradosso.
Un paradosso che ci interroga silenziosamente su quale sia la nostra reale scala di priorità e su cosa, in fondo, definiamo davvero "necessario".
Alla fine, il quadro che emerge è complesso.
Da una parte, attendiamo che la politica tracci una visione per il futuro del nostro territorio.
Dall'altra, la solidarietà agisce nel presente.
Ma in questo scenario, qual è il nostro ruolo?
Forse, inizia da un gesto semplice: leggere un'etichetta.
Chiederci da dove viene ciò che stiamo per comprare.
Domandarci se quel cibo racconta la storia della nostra terra e della nostra dieta Mediterranea, o se invece ha percorso migliaia di chilometri.
Non si tratta di dare giudizi, ma di scegliere con consapevolezza.
Perché se la politica ha il dovere di governare il territorio, noi abbiamo il potere, ogni giorno, di scegliere quale territorio mettere nel nostro piatto.
E questa, forse, è la forma di politica più alta e concreta che ciascuno di noi possa esercitare.